Lord Northbourne: traduttore e saggista di prospettiva tradizionale

da Eduardo Ciampi

Walter Ernest Christopher James, Lord Northbourne (1898 – 1982), IV Barone di Northbourne e Kent, si è laureato in Scienze agrarie ad Oxford e durante la Seconda Guerra Mondiale è stato alla guida del comitato agricolo in tempo di guerra. Docente presso l’università di Agraria a Londra, fu tra i primi ad utilizzare il termine «coltivazioni biologiche», individuando in anticipo i problemi causati dall’industrializzazione agricola, e proponendo il ritorno a un rapporto con la terra che ne rispetti i ritmi e le diversità. È stato anche traduttore in lingua inglese (da quella francese) di importanti opere di esegeti della Tradizione del calibro di René Guénon (Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi), Frithjof Schuon (Luce sui Mondi Antichi) e Titus Burckhardt (L’Arte Sacra in Oriente e in Occidente). Peraltro, lui stesso cercò un significato profondo nella vita e la sua ricerca spirituale lo portò a riaffermare le fondamentali verità metafisiche comuni all’insegnamento di tutte le grandi religioni del mondo. Preoccupato dei molti sconsiderati aspetti della ricerca scientifica moderna, che minavano la visione olistica e tradizionale dell’uomo e quindi dell’universo, attraverso i suoi saggi ha lanciato un responsabile monito all’umanità. Lord Northbourne era dunque convinto che non vive di solo pane, e che la pienezza della vita dell’uomo richieda obbedienza alla legge sacra.

Illustreremo a seguire i tre saggi scritti da Northbourne (che abbiamo avuto opportunità di tradurre in lingua italiana), il quale ha anche prodotto, nella sua collaborazione con il periodico Studies in Comparative Religion, degli articoli più brevi, due dei quali – ‘Sopravvivenza della civiltà’ e ‘Libertà intellettuale’ – compariranno nella raccolta di AAVV, Educazione, Istruzione e Direzione Spirituale (di prossima pubblicazione per le edizioni Irfan).

In Considera la terra (Castelvecchi, 2015), scritto nel 1940, possiamo trovare le idee corrispondenti a termini come «olistico», «bioregionalismo», «chilometro zero» oppure «ecologia profonda», e non mancano le basi della moderna «permacoltura» (nata trent’anni dopo nel continente australe). L’autore mette anche in evidenza i problemi connessi all’erosione e alla desertificazione del suolo e alle alluvioni (diffusi oggi in tutto il mondo), le questioni riguardanti la concimazione chimica, la disponibilità reale degli elementi e la preoccupazione per la carenza di humus nei suoli. Infine, Northbourne si sofferma sulla grande questione sorta con l’innesto dell’economia industriale sul settore agricolo e sulle sue conseguenze. Come il suo contemporaneo Ernst Friedrich Schumacher, autore di Piccolo e bello, Northbourne elabora una visione dell’esistenza incentrata sull’interrelazione tra Dio, umanità e suolo, che permetta di immaginare un modo di vita alternativo all’odierno sistema economico basato sullo sfruttamento indiscriminato e miope delle risorse naturali.

Ne La Religione nel mondo moderno (Irfan, 2020), scritto nel 1963, Lord Northbourne offre probabilmente una delle visioni più sintetiche, e al contempo precise, della prospettiva tradizionale, affrontando la questione della religione nel mondo moderno, argomento più che mai attualissimo. Toccando temi come la scienza, l’arte, e la vita sociale, vengono tracciate le direttive per poter iniziare quel prezioso lavoro su se stessi che può dar vita a una genuina ricerca spirituale.       

Le parole del noto monaco cistercense Thomas Merton, che ebbe l’opportunità di leggere questo saggio nel 1965, sono molto eloquenti: “Dopo un’attenta lettura, distribuita su un certo periodo di tempo (ho letto il libro un po’ alla volta), ritengo che il suo lavoro sia eccezionalmente buono. Di certo sono assai grato dell’opportunità che ho avuto di leggerlo […]. Non solo il libro è risultato interessante, ma l’ho anche trovato decisamente salutare e di grande aiuto, nella mia situazione specifica. Mi ha aiutato ad organizzare le idee in un’epoca in cui noi nella Chiesa Cattolica, e negli ordini monastici, siamo come sballottati da una parte all’altra. Tradizioni di grande importanza e vitalità vengono messe in discussione da usi ed abitudini assai banali e non penso che coloro che stanno facendo ciò si siano distinti per la loro saggezza o per la loro conoscenza. Non potrei essere meglio d’accordo con i suoi principi e le loro relative applicazioni. […] È assai importante prima di tutto comprendere in profondità la propria tradizione e viverla, senza confonderla con ciò che le è estraneo e, se si vuole, apprezzare seriamente altre tradizioni e distinguere in esse ciò che si avvicina alla propria, e ciò che invece è inconciliabile con essa. Il grande pericolo al momento è l’enorme pasticcio e la confusione delle tradizioni spirituali che ancora sopravvivono. Come lei ha ben evidenziato, sarà questo il coronamento dell’opera del demonio.”

In Quale progresso? Come lasciarsi alle spalle un’ideologia (Il Cinabro, 2021), scritto nel 1970, il lettore si troverà dinnanzi un saggio di estrema attualità, seppure non certo in linea con la ricerca della filosofia moderna, anzi posizionato proprio ai suoi antipodi: è infatti uno studio che non tende a esporre le ‘originali’ teorie di un pensatore dei nostri tempi, ma viene altresì a ribadire i principi immutabili (originali, nel vero senso etimologico della parola) della prospettiva tradizionale. Tale visione è stata da tempo scartata dall’uomo moderno e contemporaneo che attraverso secoli di umanesimo e illuminismo ha deciso di prendere le distanze dal proprio Centro, dal Principio Creatore, disconnettendosi dal Cielo, ovvero da Dio, e quindi dalla religione che rappresenta il mezzo più idoneo per tenersi in contatto con Lui. Di fatto, il saggio di Lord Northbourne è estremamente radicale, infatti partendo da una lucida critica dell’ideologia del progresso – imposta nel XX secolo come un vero e proprio dogma (privo però di quel principio trascendentale che fa accettare con fede quello religioso) che non è mai stato messo in seria discussione – spiega come la mentalità moderna sia inconciliabile con quella tradizionale e come il suo avvento abbia sconvolto lo stato della mente umana, dell’ambiente naturale e delle condizioni di convivenza sociale. Facendo spesso riferimento alla tradizione cristiana, Northbourne riesce a fornire un solido supporto intellettivo – affrontando con chiarezza alcuni nodi e questioni attraverso lucide riflessioni di natura metafisica – a chi fa fatica ad accettare con fede i misteri della religione, ma permette anche all’ateo di poter realizzare a sua volta una presa di coscienza su di una prospettiva sempre ritenuta impraticabile. La penetrante chiarezza e freschezza delle immagini presentate al lettore non può che contribuire a una migliore e provvidenziale comprensione di questa illusoria fede nel progresso, sia nelle sue origini che nelle sue tendenze contemporanee. Il libro ha peraltro il dono di esprimere le verità più profonde della metafisica in un linguaggio semplice e gradevole, tale da sapersi distinguere dalla selva di pubblicazioni che affrontano – spesso in maniera confusa, o complicata – la sfera della conoscenza spirituale.

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