L’età dell’edonismo

da Mario Polia

«Che accada ciò che essi vogliono, per gli uomini non è affatto la cosa migliore» aveva ammonito Eraclito prima di consacrare i suoi scritti alla vergine Artemide. Venticinque secoli sono trascorsi ma quelle parole rimangono valide in ogni tempo e luogo, specie quando l’interesse personale, il conseguimento del piacere, l’accumulo della ricchezza e del prestigio vengono considerati beni supremi senza i quali la vita perderebbe il suo significato. Questa, invero, è la situazione imperante in questo periodo di follia collettiva neo-liberista e di orgia ‘democratica’ e ‘liberatrice’, orchestrata e diretta da oligarchie la cui occulta presenza dietro le quinte della storia – affidata in modo del tutto apparente al volere del popolo-massa (demos) – era già stata smascherata da Platone. Del resto, il dissolvimento della coesione sociale garantita da valori ideali condivisi dai più, ha prodotto la ‘società liquida’ dei nostri tempi, la quale, obbedendo alla fisica dei liquidi, per non disperdersi ha bisogno di solidi argini. 

Tornando a Eraclito, il suo ammonimento non riguarda, ovviamente, il volere dell’uomo limpido nelle intenzioni, allenato al servizio del bene, scevro da quelle ambizioni che riservano il primo posto alla propria persona anche a costo di calpestare gli altrui diritti, dopo aver calpestato la propria dignità di essere umano. Infatti, la volontà succube delle passioni e degli istinti – alla soddisfazione dei quali costringe in modo tirannico il pensiero e l’energia vitale – non esita a imporsi mediante la corruzione sistematica delle altrui coscienze, non rifugge dalla violenza, anche se da qualche tempo non ricorre alla forza bruta se non come extrema ratio, assumendo il volto rassicurante del ‘politicamente corretto’. Ambito al di fuori del quale non è possibile « vendere né comprare». 

A operare la scelta, come in ogni scelta, è il libero arbitrio: il dono più prezioso e il più terribile concesso all’umana creatura, cui è dato di scegliere tra ciò che è giusto e vero e ciò che non lo è, restando riservata a Dio la formulazione d’entrambi i valori e il giudizio sull’aderenza a essi da parte della creatura. Oggi, lo sforzo delle varie tendenze neo-liberiste, agenti in stretta sinergia avendo in comune il rinnegamento di Dio e della fede religiosa, punta in primo luogo a trasferire all’uomo il diritto di formulare il criterio di verità e la conseguente gestione della giustizia, virtù il cui rapporto col vero è simile a quello della luce col fuoco. In questo senso, il sapiente greco condanna gli esiti letali che la volontà mossa dall’ignoranza è in grado di raggiungere. 

Per quanto riguarda chi milita nelle file della Tradizione, invece, è auspicabile che nella propria vita e nella propria persona accada ciò che egli fermamente si propone raggiungere in nome dei valori eterni incarnati dai padri, custoditi e tramandati attraverso le generazioni pur nel mutevole succedersi delle umane vicende. Tra tutte, questa è certamente la cosa migliore» che possa accadere. Questo è il dono che con l’aiuto di Dio egli potrà concedere a se stesso. Ed è certamente il dono prezioso che potrà offrire al mondo. «Sobrio nel delirio», desto tra i dormienti, disposto in ogni momento a seguire l’esempio dei migliori mediante il costante sacrificio della propria persona, il militante sa dirigere i propri passi senza errare il traguardo. Oltre le oscure nubi e il turbinio della tempesta, egli sa scorgere la Stella che non tramonta per mutar di sorti e d’intenzioni. Nell’oscurità, che con le sue torbide spire sembra ormai in procinto d’ingoiare ogni luce residua, il militante attende il sorgere di quel Sole invitto del quale i primi raggi illuminano già la sua anima e il cui nascente calore permette di resistere al gelo e rende capaci di sperare oltre ogni più cupo inverno in una nuova primavera […]

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