Annientare la donna, mostrificare l’uomo bianco

da Francesca Totolo

Come si distrugge una civiltà millenaria? Attraverso la distruzione dei suoi valori fondanti ‘Dio, Patria e Famiglia’, testamento di Giuseppe Mazzini al centro del suo saggio filosofico Doveri dell’uomo del 1860. «La famiglia è la Patria del core. V’è un Angelo nella famiglia che rende, con una misteriosa influenza di grazia, di dolcezza e d’amore, il compimento dei doveri meno arido, i dolori meno amari» scriveva l’ispiratore del Risorgimento italiano, aggiungendo: «Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali».

‘Dio’, inteso principalmente come spiritualità, è stato schiacciato da una società materialistica e massimalista. La ‘Patria’ è stata vilipesa dai porti aperti e dall’utopia della società multiculturale. I confini consacrati con il sangue dei soldati italiani sono diventati «frontiere storte disegnate a mano», secondo i Selton, un gruppo indie rock di brasiliani con base a Milano. Ora è il momento di dare il colpo di grazia alla ‘Famiglia’. Come? Con una strategia volta a screditare i ruoli dell’uomo e della donna.

L’uomo, ovviamente «maschio bianco» e «figlio sano del patriarcato» italiano, viene mostrificato come responsabile di ogni male. Qui entra in gioco il transfemminismo tossico perfettamente rappresentato dal cartello sfoggiato con orgoglio ‘migranti non lasciateci sole con i fascisti’ dalle attiviste di ‘Non una di meno’. L’uomo bianco colpevolizzato deve essere rieducato e femminilizzato attraverso la propaganda woke, già a partire dalle scuole dell’infanzia con l’educazione affettiva e sessuale. Tutto ciò mentre vengono legittimate come un «nuovo stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi» le culture tribali straniere che hanno importato in Italia e in Europa delitti d’onore, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, sfregi con l’acido, tratta delle schiave del sesso e lo stupro come diritto di preda. 

Nel mio ultimo libro Le vite delle donne contano, pubblicato da Altaforte Edizioni, ho documentato come il transfemminismo, la sinistra e le istituzioni abbiano seppellito per la seconda volta le vittime uccise da uomini non italiani. Nel 2023, il 26% degli omicidi di donne è stato commesso da stranieri, i quali rappresentano il 9% (clandestini inclusi) della popolazione residente in Italia. Ciò significa, conti alla mano, che gli immigrati hanno una propensione all’omicidio di donne quattro volte superiore rispetto a quella degli italiani. 

Come ormai è palese, solo le vittime di autoctoni hanno trovato spazio nelle cronache nazionali, nei telegiornali e nei cortei delle femministe. Iris, Franca, Sara, Brunetta, Sofia, Rossella, Liliana, Michelle, Celine, Vanessa, Yana, Jessica, Danjela, Rubina, Mara, Sharmin, Zenepe, Klodiana, Etleva, Anila e Meena sono state presto dimenticate perché vittime di serie B, essendo state assassinate da mariti, ex compagni, figli, padri e clandestini stranieri. Addirittura, in media, il 40% delle violenze sessuale è perpetrato da stranieri. «Se a stuprare è un immigrato, ancor meglio se presunto profugo o richiedente asilo, la violenza diventa meno fastidiosa, in fondo comprensibile. Questo giustificazionismo è pericoloso, perché ci impedisce di vedere chiaramente quello che sta accadendo. È sgradevole da dire, lo so, ma l’invasione migratoria in corso ha anche un aspetto sessuale, che non è per nulla trascurabile e a cui sarebbe il caso di porre rimedio», ha scritto Francesco Borgonovo nella prefazione di Le vite delle donne contano […]

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