La nuova guerra

da Andrea Marcigliano

È un’epoca davvero interessante, come scandisce un antico detto cinese ovvero, un’epoca estremamente pericolosa. Perché quella cinese, checché si creda, altro non è che una maledizione. E sembra proprio maledetto il mondo odierno. Travagliato da conflitti, esplosi o latenti, un po’ ovunque. Inquieto, febbrile. Malato. Un’epoca, appunto, estremamente interessante. Il quesito, che ci dovremmo, però, porre, non è perché ci siano tutte queste guerre, conflitti, guerricciole tribali, faide… Piuttosto ci dovremmo interrogare sulla loro derivazione da un’unica matrice fondamentale. E cominciare ad osservarle, se possibile freddamente, con il dovuto distacco. Perché, se si presta la corretta attenzione agli avvenimenti, si comprende che tutte queste guerre, più o meno grandi, più o meno già esplose e latenti, sono un’unica conflitto. Una Grande Guerra. Mondiale. La Terza o la Quarta che dir si voglia. Ma, comunque, una Guerra Mondiale.

Una Guerra diversa

Si tratta però di un conflitto mondiale profondamente diverso da quelli che lo hanno preceduto. Dalla Grande Guerra, con i suoi fronti ben definiti e contrapposti. Dalla Seconda Guerra Mondiale, che pure già vide, nelle sue pieghe, molti conflitti convergere in un unico carnaio. E le morti tra i civili superare, per la prima volta e di gran lunga, quelle tra i militari combattenti.

Se diamo uno sguardo superficiale a questa carta geografica dei conflitti che travagliano il mondo, a tutta prima restiamo perplessi. E, forse, anche straniti. La grande guerra in Ucraina, o quella in Medio Oriente, che vede Israele all’attacco contro Hamas nella Striscia di Gaza, contro Hezbollah in Libano… Senza contare ciò che sta avvenendo in Cisgiordania, e di cui si parla poco o nulla. Ma, di fatto, una riduzione ai minimi termini del territorio controllato dall’Autorità Palestinese. Che sta spazzando via i, residuali, sogni di uno Stato palestinese riconosciuto e indipendente. Senza dimenticare la Siria. Dove la guerra tra Assad con le sue élite alawite da un lato, e una composita e frammentata coalizione di ‘ribelli’ dall’altro, conosce continui rallentamenti ed accelerazioni. Ed è, e resta, comunque, guerra aperta. Con la Russia e l’Iran che appoggiano Damasco. Mentre il fronte opposto è molto più composito e contraddittorio. La Turchia di Erdogan appoggia gruppi di ribelli, ma teme il successo dei curdi, che potrebbe suscitare rivolte nel suo stesso territorio. Washington, con Londra e Parigi, conta su un fronte variegato, ma sostanzialmente egemonizzato da jihadisti provenienti dai resti del Califfato. Gli stessi che gli americani hanno osteggiato e combattuto in Iraq. Altro teatro inquieto. Che potrebbe riaccendersi da un momento all’altro.

Sullo sfondo,, naturalmente, l’incombere di uno scontro Iran-Israele. Latente, con improvvise impennate e, altrettanto rapide, frenate. Perché Nethanyau attende la decisione di Washington per attaccare a fondo. E Washington resta perplessa. Aprire il fronte iraniano implicherebbe un diretto coinvolgimento. E accelerare il confronto con Mosca, che, invece, Trump vorrebbe sedare.

Molti, troppi, convitati di pietra

E, poi, c’è la Cina. Un diretto attacco all’Iran , che è un fondamentale fornitore di gas e petrolio per il sistema industriale cinese, non lascerebbe indifferente Pechino. E potrebbe accelerare lo scontro con Washington. Che, ora come ora, nessuno dalle due parti vuole, o sembra volere, davvero. Ora come ora, però. Perché il testa a testa tra le due grandi potenze è solo differito nel tempo.

Non va meglio nello stesso Oriente più lontano, se lo si osserva attentamente. Tensioni e conflitti sospesi al confine tra India e Pakistan. Le perenni inquietudini dell’Afghanistan, che il regime talebano controlla solo parzialmente, dopo che Washington gli ha ceduto, di fatto, il potere. Con i tagiki in aperta rivolta, e gli uzbeki travagliati dal conflitto tra jihadisti e nazionalisti che rende insicuro anche lo stato uzbeko, e minaccia la stessa Samarcanda […]

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