Uno dei mantra della civiltà occidentale è sempre stato il supposto primato nel garantire libertà di pensiero e di espressione. Oggi le idee che sono alla base di questa pretesa superiorità, portate all’estremo, hanno finito per produrre l’esatto contrario?
In tema di libertà siamo scivolati nella neolingua. Oggi l’Occidente – che forse in passato lo era – continua a presentarsi come teatro della libertà di pensiero e di espressione, sebbene tali libertà siano state di fatto abolite in qualsiasi ambito, escluso il gender. Abbiamo perso tutti i diritti ma, secondo la propaganda, abbiamo conservato il diritto fondamentale di trasformarci in qualcosa di diverso, assumendo un’identità di fantasia non solo a livello sessuale ma anche di specie. Possiamo percepirci come cane, albero, ombrello ma non come cittadini portatori di diritti politici e sociali. Per questo ho dichiarato che, per la prima volta, la censura non è negazione, cancellazione, ma costruzione di senso, propaganda a favore degli obiettivi delle élites.
Del resto, siamo bombardati da woke e cancel culture…
Pensiero woke e cancel culture non sono né sono mai stati manifestazioni della libertà di espressione. Apparentemente si presentano come tali e rivendicano la propria superiorità morale, perché rappresenterebbero la difesa dei diritti delle minoranze. Ma se esistesse una libertà di espressione, sarebbe estesa a tutti e non solo a questi comportamenti, imposti a forza dalle élites. Un uomo che si percepisce femmina, nella civiltà occidentale, deve essere percepito e trattato come tale. Perché allora se mi percepisco milionario, non ho diritto a ricevere un adeguato finanziamento che mi renda tale? Siamo nell’ambito dell’assurdo, nel delirio solipsistico e asociale. La libertà esiste oggi solo sulla woke culture e su di essa si basa anche la cancel culture. Cancelliamo le opere del passato che non la celebravano, semplicemente perché non esisteva in quelle culture. Tutto questo, non a caso, dà origine a strumenti di repressione: dai fact checker alla censura più totalizzante che si sia mai conosciuta.
In un’epoca in cui la verità diventa post-verità e i fatti diventano tali solo dopo la certificazione dei fact checkers, esiste ancora la ‘verità’?
Definiamo ‘verità’ la corrispondenza tra un enunciato, una teoria e il reale. Quasi tutta la storia della filosofia potrebbe riassumersi nel tentativo di raggiungere questo reale, solo pensabile, che sfugge all’inadeguatezza dei nostri sensi. Nella vita quotidiana l’esperienza, qui e ora, rappresenta il nostro principale criterio di valutazione. Tutto ciò rischia di essere messo in crisi dal digitale e dalla sua capacità di simulazione. A Parigi, durante l’avvento del digitale Jean-Luc Godard scrisse che, fino a ieri, le foto di un tradimento erano sufficienti a capire una situazione sentimentale. Col digitale non più: nell’epoca del digitale la verità diventa simulazione perché la simulazione diventa la principale forma di esperienza a cui ci è dato da accedere. Passiamo più tempo di fronte agli schermi che impegnati in rapporti sociali. Il potere ci riserva una vita essenzialmente virtuale. Non a caso la spy-op sanitaria che abbiamo appena attraversato prevedeva l’isolamento sociale, tramite il lockdown, il distanziamento sociale in pubblico e lo svolgimento di ogni incombenza, di studio o di lavoro, tramite smart working, lavoro a distanza computerizzato.

Antipasto del metaverso?
Zuckerberg ha provato a convertire il suo social Facebook in Meta, un mondo virtuale a cui accedere con i famosi visori e in cui vivere, come in Matrix, una vita sociale simulata. Fortunatamente, come il vecchio progetto di Second Life, anche questo ha fallito miseramente. L’intero progetto sembra finito a riprova del fatto che le trame del potere possono essere respinte. Recuperare oggi una verità significa andare oltre la semplice esperienza e credenza per cercare prove certe su cui basarsi. Paradossalmente internet, nel momento in cui proietta intorno a noi un mondo di simulazione, offre contestualmente e per la prima volta a tutti l’accesso a una banca dati infinita di informazioni. Da trattare con onestà e validi criteri di selezione […]
VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:
-
FUOCO #16 – gennaio/febbraio/marzo 2025 (cartaceo)€6.50 - Prodotto in offerta
Abbonamento annuale – “Scintilla” (cartaceo) n.16-19Il prezzo originale era: €26.00.€20.00Il prezzo attuale è: €20.00. -
3 anni di “FUOCO” (anno I-II-III)€50.00

