Nell’analizzare gli attacchi costanti che l’individuo subisce da parte della fenomenologia postmoderna dell’ideologia woke alla sfera sessuale e riproduttiva ci si concentra spesso sul tema del ‘superamento del non binarismo di genere’, ovvero la negazione della biologia stessa. Pure c’è un altro tema ben presente nella demolizione incontrollata dell’individuo, in cui l’elemento ‘non binario’ – che pure inizia a essere presente – passa in secondo piano: la pornografia. Tema forse vecchio quanto il mondo ma in cui l’offerta attuale pone domande non tanto sul piano morale, quanto su come riesca, attraverso piattaforme come OnlyFans, a mercanteggiare non solo sul contenuto erotico propriamente detto, ma anche sulla relazione umana.
Del resto, la pornografia contemporanea è doppiamente dilagante. Lo smartphone agevola sia il fruitore del contenuto erotico che il creatore dello stesso. Non c’è solo la facilità di fruire dei contenuti, ma c’è la possibilità di improvvisarsi pornodivi e poi vendere il ‘prodotto’ grazie a piattaforme pronte all’uso come OnlyFans. Molte le differenze rispetto al ‘vecchio’ porno amatoriale: la qualità tecnica elevata è possibile anche con il fai da te. Un tempo il porno amatoriale rimaneva nelle cerchie di appassionati, senza rivaleggiare né con i divi dell’hard né con le grandi produzioni; oggi, invece, alcuni creator di Onlyfans sono persino più celebri anche dei pochi divi internazionali rimasti.

Poi c’è il racconto che offrono i media: vendere contenuti per adulti sulla piattaforma è diventato un fenomeno di emancipazione femminile, financo anche di lotta rivoluzionaria al patriarcato. Ma in realtà la situazione creatasi attorno a OnlyFans è ben diversa da un fenomeno emancipatorio: i soldi facili sono per pochi creators famosi. Il grosso si spartisce le briciole in un meccanismo non diverso da quello della gig economy, i lavoretti a chiamata gestiti tramite app. Gig economy che nelle chat di OnlyFans diventa una sorta di compravendita delle relazioni umane. Forse una delle migliori incarnazioni del capitalismo terminale. In questo, superando anche le visioni più buie dei distopisti che pure erano ben consci del potere della pornografia nel controllo e nella dissoluzione delle masse, come sottolineano sia George Orwell sia Aldous Huxley nei rispettivi 1984 e ne Il mondo nuovo, pur nella loro diversità di approccio. In 1984 i prolet – la classe dei lavoratori che mai si sarebbe potuta ribellare in quanto priva di coscienza collettiva – sono subissati da riviste dal contenuto pornografico prodotte da un’apposita sezione del Ministero della Verità. Va oltre Huxley ne Il mondo nuovo, dove i suoi personaggi vivono una vita sessuale libertina e disinibita grazie al Soma, la droga euforizzante. E soprattutto grazie all’‘educazione sessuale’, un vero e proprio condizionamento promosso fin dall’età scolare. Racconto quanto mai profetico. Ma più che le Orgy-Porgy, sorta di rave party orgiastici, la finezza di Huxley è sottolineare come ne Il mondo nuovo il fine naturale della sessualità, ovvero quello riproduttivo, causi sconcerto e orrore come un oscuro retaggio di un passato da dimenticare.
Il mondo in cui ci troviamo oggi è forse anche peggiore di quelli immaginati da Orwell e Huxley: siamo subissati dalla pornografia senza che ci sia un oscuro Ministero della Verità a promuoverla, mentre realizzare contenuti pornografici per poi venderli è diventato simbolo di emancipazione senza bisogno delle tecniche di condizionamento preconizzate da Huxley. Il capitalismo terminale e l’esaltazione della virtualità che ha generato un ribaltamento tra reale e virtuale hanno realizzato in pochi anni quello che per i due autori aveva richiesto un’accurata pianificazione […]
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