Nasci, godi, muori

da FUOCO

“L’impero pornocratico è giunto fino a noi, carico di menzogne”, è parafrasando Franco Battiato che possiamo approssimarci alla comprensione della dimensione di quella che – dopo la cinematografia – è l’arma più potente e segreta. La coincidenza strutturale di due elementi, come erotismo e facilità di fruizione, genera un nocivo apparato bellico immateriale.
Il sesso, in tutte le sue declinazioni, è centro e strumento – addirittura cruento – di mercato. Veleno pornoglobalista onnipervasivo, sempre accessibile e condizionante ogni aspetto dell’esistenza. Un vero e proprio utensile di negoziazione, legale o meno. Da non sottovalutare, perché gli officianti del deep marketing ne conoscono bene le valenze magiche e rituali. Per loro, del resto, il materialismo è roba da poveri proletari.

L’erotismo, l’iper-sessualizzazione, l’ostentazione carnale che cannibalizza addirittura se stessa deve permeare ogni cosa. Deve essere ovunque, soprattutto online e senza limitazioni per l’appagamento sessuale di qualsivoglia richiesta, vizio o perversione. È infatti nella semplicità della fruizione digitale individualistica, che diviene così una leva, attraverso cui si diffonde il nuovo culto che moltiplica all’infinito la sua potenza. La permanente e costante disponibilità rende milioni di uomini e donne dei porci pervertiti sfiancati, perfettamente funzionali al sistema.

Se nel secolo scorso, Ezra Pound tuonava contro l’usura, oggi non vi è che da inveire contro lordura, che diviene misura nei rapporti tra le persone. Una merce di scambio a tutti gli effetti e in molti casi di ricatto – come si scorge ogni giorno dalle cronache del cabaret politico gossipparo – che si sublima in un processo di esasperata reificazione, in un golem che non risponde più ai comandi dei novelli stregoni che lo hanno animato.

La pornocrazia totalitaria rappresenta la realizzazione digitale del sogno di Circe. Attecchisce attraverso la corruzione morale, l’indebolimento fisico, l’annebbiamento psichico e l’annichilimento socioculturale. Tende a trasformare tutti, a meno che animali, come gli amici di Ulisse. Ove a quest’ultimo – attraverso il mito narrato nell’Odissea – Omero indica la contromisura: mangiare il Moly, l’erba magica simbolo della virtù e dell’azione, che vince le seduzioni del vizio e immunizza dalla debolezza. Davanti a una tale resistenza – qui c’è la lezione – è Circe a finire per innamorarsi del re di Itaca.

Del resto, tutto ciò non accade a caso: Werner Sombart, con l’individuazione del tipo borghese e della ideologia capitalista, intravede l’approdo di quello che Carlo Marx chiamava, ancora e solo, lavoro e capitale. Lo stato di insoddisfazione permanente del borghese messo a sistema di vita è, di fatto, coincidente con “lo spirito di Faust, spirito di irrequietezza ed ansia”. Quando questo tarlo si intromette integralmente nell’animo e intende occupare tutti gli spazi dell’agire umano, nasce la mercificazione costante di ogni realtà. Dal consumismo economico delle merci, si approda dunque al dominante regno erotico sessuale, ove, grazie alle esplosioni esponenziali delle piattaforme social e di dating, la vita si riduce ad amplesso da bramare e soddisfare.

Quello, che un tempo era il circoscritto regno del ‘proibito’ – a cui, il più delle volte, facevano da contraltare derive moralistiche generatrici di effetti inversi – oggi, grazie a suggestioni quotidiane caleidoscopiche e a una valanga di materiale totalmente gratuito, è dominio incontrastato della potentissima industria multinazionale del porno, nella quale l’80% del traffico digitale si canalizza su un unico provider: la MindGeek, una società sulla quale, indagando, non si trovano sorprese su chi siano sponsor e manager. È “tutta una festa e non ci sono limiti”, “fai quello che vuoi”, “tutto è permesso, basta che consenziente”. I siti di pornografia online sono ricchi delle più diverse perversioni umane, uomini e donne sfruttati e oggettivizzati, davanti ad una telecamera che ingurgita esseri umani e vomita il fresco macinato della genitalizzazione dei desideri. In cui, un certo paradossale femminismo, arriva a giustificare e sostenere il porno come forma suprema di emancipazione anti-patriarcale ma che poi reitera nel porno stesso forme di dominio e violenza primitive.

Quella che dovrebbe essere ‘magia’ insita nella naturale polarizzazione sessuale tra maschi e femmine, è sostituita dall’impotenza diffusa tra i giovanissimi maschi che ricorrono alla medicina e alla farmacodipendenza da stimolatori, dalla permanente insoddisfazione delle ragazze che si affermano come divoratrici di uomini, dalla presenza di rapporti instabili, squilibrati, ove l’amore, trasformato in superficiale godimento e tossica possessione, non esita a divenire odio e violenza. Per non parlare dell’esplosione della fluidità e della neutralità sessuale, ampiamente corredata da vere e proprie nevrosi psichiche, oggi legittimate dall’ideologia woke.

“A quale scopo?”, c’è da chiedersi. Da qualunque prospettiva la si veda, inequivocabile emerge la creazione di una forma di controllo sociale costruita sulla dipendenza senza limiti e freni, una schiavitù di massa ove i più giovani rappresentano la fetta più cospicua da immolare sull’altare del pornocapitalismo. Vari studi dimostrano cosa significhi diventare adulti in un mondo in cui domina la pornocrazia e dove i contenuti sessuali di vario ordine e grado sono facilmente accessibili, fin dalla giovane età. Uno di questi è del Centro Studi Livatino, “allarmato dall’esposizione senza precedenti dei bambini alla pornografia per immagini, che è dannosa per il loro sviluppo psicologico e fisico”.

Attraverso la pornografia la realtà è distorta e l’erotismo e la sessualità, ridotte a fisicità e situazioni fuori dalla norma, generano false aspettative che si riverberano in catastrofiche esperienze, portano a comportamenti sessuali inappropriati, fonte di frustrazione e insoddisfazione personale, hanno conseguenze drammatiche nella vita di un adolescente. Cionondimeno, grazie ai dispositivi digitali personali aumenta il rischio di abusi sessuali e cyberbullismo tra i giovani e la precoce esposizione a contenuti sessuali espliciti determina l’uso coatto dei contenuti personali diffusi tramite applicazioni di messaggistica (revenge porn). Per ultimo e non meno grave, si arriva a far diventare i minori e le giovanissime vittime di sfruttamento erotico e schiavistico, da parte di biechi predatori sessuali.

Alla radice di tali fenomeni ormai estremi, già un Evola in “La Metafisica del Sesso” mostrava come “la differenza tra i sessi è programmata da tutta e in tutta la natura” e come la valenza del sesso e dell’erotismo nell’ambito dell’esperienza umana rappresentino una forza dalla potenza straordinaria, fisica e soprattutto metafisica, da governare e orientare per una realizzazione verticale della persona. Non è dunque casuale la connessione tra gli attuali disfacimenti e i processi di dissoluzione di tutti gli istituti tradizionali delle antiche civiltà, motivo per il quale queste ultime davano e danno la massima importanza a tali aspetti, facendoli rientrare a pieno diritto nelle sfere della spiritualità. Consapevoli  che la viralità della pornosfera amplifica le problematiche legate alla personalità di chi abita l’epoca dei tempi ultimi, abbiamo deciso di approfondire e analizzare l’argomento, giacché nulla è casuale. Al di là di scaltri manager inseguitori del profitto a ogni costo, infatti, vi sono intelligenze oscure che sfruttano la schiavitù della tossicodipendenza sessuale al fine di soggiogare ancor di più un essere umano ormai sfiancato nel fisico e nell’animo. È un lavoro sporco e qualcuno doveva pur farlo.

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1 commento

Umberto Sansoni 14 Gennaio 2025 - 15:33

Bravi, ci voleva un richiamo e una denuncia su questo primario argomento ( fuoco n 16)

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