Il Referendum di Karl Popper: tra Caronte e Ponzio Pilato

da Alessandro Di Giorgio

Il 24 settembre 2024 (nel giro di pochi giorni) sono state raccolte 500.000 firme per il Referendum sulla cittadinanza promosso  da +Europa. L’appoggio proviene anche da piccoli partiti (Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano  e Rifondazione Comunista) così come da associazioni (Open Arms, Italiani Senza Cittadinanza, Arci e Oxfam Italia). Non manca ovviamente la benedizione del Partito Democratico tramite sponsorizzazione della segretaria Elly Schlein seguita da altri leader di partito come Renzi, Fratoianni e Bonelli. Tutto il mondo progressista si è espresso all’unisono rendendo titubanti Calenda e Conte che vorrebbero proseguire per vie diverse come lo Ius Scholae. In aggiunta è previsto il vaglio della Corte Costituzionale sull’ammissibilità a Febbraio 2025 e il possibile voto sarebbe fissato a primavera.

Non c’è da stupirsi molto verso la narrazione del mondo neoliberale che propone da sempre tipi di società atomizzate composte da poveri individui in competizione e alienati in un mondo privo di idee se non quelle relativa all’impasse e la sottomissione verso teorie economiche.  A stupire sono le prevedibili intenzioni dei promotori di queste iniziative (siano essi appartenenti all’informazione o al mondo partitico). L’eco mediatico è stato forte e la risposta dei cittadini è stata immediata.

Sarà complicato oltre ogni immaginazione esporre tematiche e fatti contrari al referendum e le forze politiche a suo sostegno senza essere tacciati di razzismo, intolleranza o ignoranza. Ma la questione ha un peso non indifferente se si guarda allo stravolgimento politico e sociale che l’Italia affronterà se il referendum andasse a buon fine. Bisognerà anche evidenziare le strumentalizzazioni politiche e le effimere idee che hanno nutrito le forze politiche nel proseguirsi della narrazione globalista della insignificante e aberrante società aperta.

Una analisi politica e nazionale

Partiamo dal presupposto che in Italia c’è una grandissima fetta di popolazione favorevole al più bieco e infantile globalismo, che trova terreno fin troppo fertile nel contesto occidentale che sopporta il fardello del neoliberalismo da almeno quattro decenni. Questa parte di  popolazione può orientarsi apertamente a sinistra rincorrendo quel futile liberal progressismo che non ha nulla di eversivo che un tempo i partiti socialisti e operai  avevano, o rimanere centristi nella confusione e l’opportunismo mascherato da moderatismo. Questa fetta di popolazione ovviamente  è già connessa con i partiti che hanno forgiato e diffuso il verbo del referendum in questione. La loro narrazione della Società Aperta continua ormai da decenni inneggiando ad un automatico miglioramento delle condizioni di tutto il mondo se esso stesso si allineasse alle idee di No borders e “figli dei fiori del 2000”, ma abbiamo visto sulla pelle del continente intero come la decantata società aperta teorizzata da un filosofo fin troppo idolatrato come Karl Popper continui a creare caos, disagi sociali e soprusi politici che vanno a convergere in una perenne guerra tra poveri: alcun autoctoni contro altri  gentilmente traghettati da più parti del mondo.

  

Questa fetta di popolazione promotrice del referendum in questione  la possiamo ritrovare nelle fila degli “artisti” (come Ghali, Zerocalcare e Malika Ayane), giornalisti da sempre di parte come Saverio Tommasi, Lorenzo Tosa o Massimo Gramellini.

Ma è giusto fare un’analisi dell’Italia come corpo modellabile ad immagine e somiglianza dei progetti neoliberali, europeisti, radicali e globalisti. Va detto che sì, l’Italia è un Paese che ha una sua indipendente via giuridica e burocratica con la quale concede le cittadinanze ( il suddetto Ius Sanguinis) e questa via è certamente più impegnativa e tortuosa del tanto adorato e comune Ius soli delle altre nazioni occidentali (tanto decantato dalle forze referendarie in questione). Non va negata l’esistenza di Italiani privi di cittadinanza che hanno vissuto qui la maggior parte della vita ma sono ancora privi dello status tanto bramato e va anche posta sotto l’attenzione l’assenza di un corretto, nazionale e patriottico sistema di integrazione.

Si potrebbero anche etichettare queste parole come quelle di un intollerante ma chi esprime critiche contro la situazione attale in questione non è magari contrario all’integrazione. Semmai è semplicemente necessario informare chi legge della strumentalizzazione politica e dei vantaggi a favore dei partiti e della totale noncuranza delle conseguenze del referendum che le realtà politiche non affronteranno mentre le fasce popolari saranno loro a pagarne lo scotto alimentando la già citata interminabile battaglia tra poveri.

Il nostro Paese ha da molto tempo tre grandi malati terminali difficilmente rianimabili: la natalità, lo Stato Sociale e il comune sentire patriottico. Le recenti strategie delle imposizioni economiche del liberalismo continentale hanno mirato a strozzare e pugnalare tutti e tre questi elementi con un successo fin troppo facile e con la complicità della classe politica più recente. Il “governo dei patrioti” ha tagliato fondi pubblici tanto quanto il Partito Democratico con a capo in passato Letta, Renzi e Gentiloni. Che poi questi due poli trattino il proprio Paese con un fare più illusorio nel conservare il nulla o più svampito verso un incertezza futura è fortemente irrilevante. L’Italia rimane una preda di capitali e imposizioni legislative estere da vincoli esterni. Il nostro Paese è in una disastrosa crisi demografica con natalità inesistenti dovuta a prezzi e precarietà uniti da una forte e incessante fuga di personale qualificato che si forma a nelle università o ambienti di lavoro nostrani per farsi poi vendere a prezzi accettabili in altri paesi. L’autolesionismo politico che noi tutti vediamo manifestarsi di fronte ai nostri occhi viene spesso da istituzioni internazionali come gli organi dell’Unione Europea tanto adorati da Magi e Bonino. Ma è spesso anche alimentato da tecnici della politica e dell’informazione

Il filosofo Diego Fusaro disse una volta che “+ Europa non è il nome di un partito, ma una minaccia” e se diamo uno sguardo a ciò che questo manipolo di radicali ha proposto nei confronti del nostro paese, del nostro popolo e della nostra classe lavoratrice, è da stolti dargli torto. Riccardo Magi e la narrazione congeniale al referendum, sostengono che gli individui privi di cittadinanza si trovano in una situazione in cui dei diritti sono negati. In parte è quasi impossibile essere in disaccordo. Ciò come narrazione non è nient’altro che il risultato di un’ipocrisia prodotta da scelte e pseudo idee politiche che hanno caratterizzato il partito in questione e le forze che lo sostengono. Con particolare sdegno ricordo ai sostenitori del referendum e a +Europa  che moltissimi cittadini italiani hanno visto diritti sottratti  senza la prerogativa di essere stranieri: i tagli per l’austerità di matrice europea hanno privato cittadini di sanità, cultura, trasporti, infrastrutture, manutenzioni e ambiente. Va ricordato inoltre (sempre a proposito di diritti negati) che l’indiscutibile leader Emma Bonino durante la campagna per le elezioni del 2018 proponeva di “bloccare la spesa pubblica per 5 anni “ per far scendere lo spread al 110%. Questa scelta avrebbe attuato un mastodontico taglio verso i servizi pubblici negando diritti a milioni di cittadini. Curioso come i piccoli radicali non abbiano il coraggio di parlare di questa negazione di diritti da loro direttamente imposta. Preferiscono ferire il loro paese negando cure e altri diritti che lo Stato Sociale fornirebbe a tutti (cittadini e non).

This is the end (?).

Questo referendum ha fini esclusivamente strumentali, politici, materialisti e campa su bluff, illusioni, luoghi comuni, e vantaggi politici esclusivamente per chi lo promuove. Un partito ai minimi storici ( 2 deputati nella Camera) è disposto a sacrificare un concetto così essenziale come il valore della cittadinanza per puro tornaconto politico. Non solo + Europa, ma anche Radicali Italiani, PSI e RC otterrebbero un numero di votanti che giustamente sarebbero grati a queste piccole forze opportuniste di una causa che si è autoalimentata dalla stessa classe politica . Il problema e l’obiettivo del referendum non sarà la cittadinanza, ma nascondere una menzogna politica come la distruzione del Welfare e lo Stato attuata da tutta la classe politica odierna regalando un contentino che darà vantaggi di opinione pubblica e voti a dei partiti ridotti all’osso. In parole ancora più semplici un partito che ha assecondato la distruzione di diritti, vuole concederne di altri per dare una prova di umanità quando prima non ne hanno avuta. I radicali non hanno nulla di eversivo contro il sistema politico attuale o contro la narrativa dell’homo economicus dell’attuale sistema politico: tutto è vendibile a proprio vantaggio.

Va anche detto che nonostante il neoliberalismo è un regime politico dedito all’economicizzazione della realtà, c’è comunque un’impostazione se vogliamo dire “ideologica” dietro a tutto ciò. Quando si fa il nome di George Soros si è troppo spesso etichettati come complottisti, ma anche sotto ammissione della Bonino, Benedetto Della Vedova e di altri parti dirigenziali di + Europa, il finanziare magiaro-americano  ha donato cospicue somme al partito in questione tramite la sua “Open Society. Mentre chi legge può recuperare le fonti che confermano tutto ciò sul sito del partito(sotto stessa ammissione della Bonino e Della Vedova) il nome della società di Soros non à casuale. Il suddetto filantropo è un adoratore del già citato Karl Popper, liberale DOC autore del bambinesco concetto di “Società Aperta”.  Popper è un filosofo ben noto e ben noti sono i suoi scritti e nel vedere realizzarsi le sue teorie è al contempo  lampante vedere realizzarsi le imposizioni del mondo liberale di modificare la realtà secondo la visione di chi ha influenza e status. E nel mondo liberale, europeista e comunemente definito “Occidente”, lo status e l’influenza la posseggono coloro che hanno capitali, così tanti da poter finanziare partiti e opinione pubblica verso una direzione che non avvantaggia nessuno se non i diretti promotori e finanziatori.

In conclusione, il referendum e i suoi autori, nonostante siano interessati a distruggere identità e storie di popoli, possono ricordarci due figure della storia italiana, classica e occidentale, andando ad incarnare una goffa sintesi di questi loschi mitologici figuri. Nel traghettare individui senza dargli tutela alcuna se non incertezza, spaesamento e abbandono , ricordano Caronte. Nel prendersi responsabilità di dare assistenza, dignità e aiuto a questi individui, ricordano Ponzio Pilato. Sono Caronte nel traghettare individui gettati nel pandemonio politico che loro stessi hanno creato. Sono Ponzio Pilato mentre tagliano ogni tipo di assistenza pubblica che avvantaggerebbe chiunque sul suolo italiano; cittadini e non. Ma finché ci sarà da racimolare voti e cancellare le loro malefatte tutto è risolvibile con un referendum. Esultate pure per nuovi diritti ma ricordatevi che non avete mosso un dito mentre distruggevano quelli più importanti.  

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