A partire dalla conferenza dell’ONU tenutasi a Pechino nel 1995, si assiste a un crescendo legislativo atto a normare l’identità di genere che, da disturbo, diventerà “disforia” o “incongruenza”. Sicuramente l’ONU è l’organizzazione che funge da cinghia di trasmissione delle istanze della comunità femminista radicale ed LGBTQ, attraverso il sistema delle ONG e delle lobby che già erano riuscite a inserirsi all’interno dell’APA (Associazione Psichiatrica Americana n.d.r.). Nelle ultime decadi, l’attività dell’ONU si basa essenzialmente sulle conferenze internazionali precedute dai cosiddetti ComPrep, ovvero dei comitati che elaborano e studiano testi preparatori alla conferenza.
La conferenza del 1995 è dedicata alle donne che, insieme alla popolazione, è uno dei temi prediletti dalle conferenze. È in questa sede che compare per la prima volta in un consesso internazionale la parola “gender”. Gli ospiti e i membri delle ONG presenti ai lavori preparatori discutono prima della conferenza analizzando testi scritti in inglese in cui compariva quel termine di cui comprendevano poco il significato. Questo è il pregresso della conferenza, ovvero una situazione di confusione in cui nessuno riesce ad orientarsi. Nelle conferenze ONU i temi consentono una ideologizzazione con cui vengono imposte le agende puntualmente portate avanti da governi asserviti agli organismi sovranazionali. Donne e popolazione sono un groviglio inscindibile in cui le prime sono le artefici della seconda. Significa che, nella misura in cui le donne si renderanno conto della necessità di ridurre le nascite, esse potranno implementare la loro emancipazione e l’empowerment. Uno dei ricatti più vili nell’ambito delle conferenze riguarda infatti la possibilità di finanziare esclusivamente quei Paesi che si impegneranno nell’obiettivo di ridurre le nascite anche con l’introduzione forzata di dispositivi IUD e sterilizzazioni. I capisaldi ideologici, espressione del femminismo radicale e della comunità LGBTQ, che fuoriescono dalle conferenze ONU, permeano l’OMS così come anche l’UE.

Depopolamento e disgregazione sociale
Gli obiettivi delle élite globali, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale, sono il depopolamento e la disgregazione sociale. Il femminismo della seconda ondata infatti propugna la rinuncia alla maternità come possibilità di sottrarsi al patriarcato e alla società fallocratica. Il tragico frutto di questa ideologia è la lotta delle donne contro gli uomini. Il modello di femminismo egemone nei consessi internazionali impone la visione di un’umanità oppressa dal maschio eterosessuale che ha cucito i ruoli per ciascun membro della comunità, trasmettendoli attraverso il nucleo familiare. La volontà decostruzionista si abbatte sulle tradizioni, sulla famiglia tradizionale, sul maschio etero, sulla gravidanza come fonte di sottomissione femminile e sulla religione.
Insomma: con la conferenza di Pechino si impone l’imperialismo della sterilità. Contemporaneamente alla conferenza di Pechino, il Consiglio d’Europa, tenutosi a Strasburgo, decideva che i diritti riproduttivi delle lesbiche devono prevedere l’adozione di bambini, l’utilizzo di banche del seme, oltre a tutte le possibili tecniche riproduttive tra cui la maternità surrogata. Il rapporto del Consiglio d’Europa indicava alla UE le posizioni da assumere a Pechino. Il primo giorno della conferenza di Pechino il presidente si focalizza sulla questione della definizione di genere. Gli Stati Uniti, guidati dall’amministrazione Clinton, si opposero a qualsiasi riferimento alla maternità, la famiglia e la spiritualità. In definitiva, nel corso di questa conferenza, i problemi delle donne non vennero affrontati. È da questa conferenza che fuoriesce la negazione del diritto dei genitori ad educare i figli. Il tutto ‘al riparo’ della convenzione per i diritti del fanciullo, ombrello sotto il quale trovarono alloggio le spinte a un’educazione sessuale tesa a erotizzare i minori. Da Pechino si è dipanato l’allineamento di tutti gli spazi militarizzabili che potessero portare avanti i contenuti della conferenza.
Un crescendo di norme e di leggi
Successivamente alla conferenza del 1995 si realizza un crescendo di norme, leggi, istituzione di nuovi ministeri che hanno come obiettivo il consolidamento del concetto dell’identità di genere, della sua accettazione e della sua istituzionalizzazione nella società. Nel 1996 in Italia viene istituito il Dipartimento per le Pari Opportunità; nel 2002 nel Regno Unito viene emanato il “Transexual People” per cui le persone transessuali non sono affette da una malattia mentale, mentre nel 2005 le persone transgender ottengono il diritto di cambiare legalmente la propria identità; nel 2010 viene emanata la Raccomandazione CM/Rec (2010) 5 del comitato dei ministri agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere; nel 2013 il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) depatologizza il disturbo dell’identità di genere rinominandolo “disforia” e includendolo in una sezione sulla salute sessuale; nel 2013 in Italia viene approvata la legge del 15 ottobre 2013 numero 119 che riguarda misure precautelari sui soggetti che commettono violenza di genere e il cosiddetto femminicidio; nel 2014 l’OMS elabora una nuova guida al sesso in cui viene raccomandata l’educazione e la sessualità fin dalla primissima infanzia; nel 2015 il governo Renzi approva la riforma della scuola, legge 107 che contiene, nell’unico articolo, al comma 16, la teoria di genere, recependo le indicazioni sull’educazione sessuale dell’OMS; nel 2017 il presidente canadese Trudeau fa approvare la legge C 16 con cui si aggiunge l’espressione dell’identità di genere nella legislazione del paese; nel 2021 la sentenza del tribunale di Paola numero 345/21 verte sulla procedura giuridica da seguire nell’ordinamento italiano per la riattribuzione chirurgica e anagrafica del sesso; nel 2023 in Spagna viene approvata la cosiddetta “Ley trans” che rende possibile il cambiamento di sesso all’anagrafe senza necessità di un’attestazione medica di disforia di genere o terapia ormonale.
L’obiettivo finale del potere
Questo è il percorso graduale attraverso cui si è imposta in Occidente l’ideologia più radicale e decostruzionista proveniente dagli Stati Uniti. Introdurre nella legislazione il concetto dell’identità di genere equivale all’imposizione di un’ideologia. La metamorfosi e il dismorfismo corporeo sono temi ricorrenti nella letteratura, nel mito, ma anche tra i disturbi mentali. L’adolescente è protagonista di una trasformazione del corpo che procede con lo sviluppo della personalità. È un tema trattato nella mitologia ma anche nelle opere di Ovidio, Apuleio e Kafka. Convincere il minore che la trasformazione del proprio corpo sia l’espressione di una incongruenza di genere fa parte del programma di manipolazione eugenetica del progetto transumanista di ibridazione dell’uomo con la macchina in una visione cibernetica del reale. In tal modo, l’individuo sottoposto al progetto di disgregazione sociale, viene ridotto a cosa nelle mani di un potere che lo depaupera della sua essenza e della sua unicità.
Claudia Placanica


