All’interno dell’Unione Europea dopo il 2035 non potranno più essere immatricolate auto a diesel o benzina. Neppure le cosiddette ibride. Potremo targare solo auto completamente elettriche. Non potranno cioè più uscire dalle catene di montaggio auto che montano motori a scoppio come propulsore. L’innovazione su cui si è basato lo sviluppo industriale di tutto il ventesimo secolo viene così cancellata con un atto normativo imposto dall’alto. Dirigismo made in Bruxelles in purezza. Per carità, in questo momento le case automobilistiche stanno ancora facendo un sacco di soldi. «È il combinato disposto di cose successe negli ultimi anni», mi spiegava Gianluca Pellegrini, direttore di Quattroruote qualche mese fa. «La produzione mondiale è rallentata soprattutto per la difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime e componenti. Si è ridotta la produzione. Le case hanno iniziato a vendere meno macchine ma ad un prezzo molto più alto, ovviamente con un positivo effetto sui bilanci».

Il medesimo concetto mi viene ribadito con altrettanta chiarezza da un altro analista ed esperto del mondo automotive, Pierluigi Del Viscovo: «Il mercato non è stato mai così florido come adesso. Spesso si guarda ai volumi, ma è fuorviante. Bisogna guardare ai soldi. Dal nostro osservatorio del Centro Studi Fleet&Mobility misuriamo il mercato auto da quasi venti anni. E lo scorso anno il comparto ha sfondato il tetto dei 45 miliardi di euro al netto degli sconti e degli incentivi, cioè dei soldi che mettono i contribuenti. Gli italiani, imprese e privati, nel 2023 hanno scucito 45 miliardi di euro per comprare auto nuove. Cifra mai toccata prima, anche quando il mercato auto assorbiva due milioni e mezzo di macchine. Nel 2007 si arrivò vicino a questa cifra, ma non la si toccò. È accaduto invece nel 2023, quando sono state vendute 1,6 milioni di vetture. Questo significa che il prezzo medio delle vetture è aumentato. Tutti ricordano che dopo il Covid abbiamo avuto un problema di carenza nell’offerta globale microchip. I produttori hanno quindi scelto di destinare quei pochi microchip che riuscivano ad accaparrarsi alla produzione di auto, che fanno 70-80mila euro di fatturato ciascuna. Così le auto più economiche, quelle che stanno sotto i 14 mila euro, sono praticamente scomparse dal mercato».
A conferma di questa dinamica di mercato basta osservare la crescita media dei prezzi di mercato. «Nel 2023 il prezzo medio di un’auto (venduta in Italia a privati, aziende e car sharing) si è aggirato poco sotto i 29.000 euro» documenta Claudio Antonelli dalle colonne de La Verità. «Prima del Covid era di 21.000 euro. Nel 2013 la cifra era di 18.000 euro. Significa che negli ultimi quattro anni la cifra è cresciuta di circa il 30%».
Il fatturato di 45 miliardi di euro che le case automobilistiche hanno registrato in Italia nel 2023, vendendo 1,6 milioni di vetture, è pari a quello del 2014 ma a fronte di ben 2,6 milioni di vetture. Comprenderete bene che non è esattamente la stessa cosa realizzare gli stessi ricavi vendendo un milione di macchine in meno. Sorride il conto economico e sorride il conto in banca. Insomma, sembrerebbe il momento giusto per introdurre un’innovazione nel mercato. La tanto famigerata auto elettrica. Peccato però che l’auto elettrica non sia un’innovazione. Forse sarà una novità ma non certo un’innovazione. Chiamasi tale, infatti, un nuovo prodotto che cambia radicalmente le regole del gioco e le funzionalità del prodotto […]
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