Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Hannah Arendt scrisse La banalità del Male, un libro, poi divenuto assai famoso, in cui l’autrice sosteneva che il male fosse provocato non già dalla malignità dell’anima, bensì dall’ignoranza. Pur volendo considerare la tesi della Arendt, ad oggi il quadro risulta ben più complesso e articolato: la massificazione degli individui, l’isolamento sociale e l’invasione della sfera del privato operato dalle democrazie autoritarie contribuiscono decisamente ad acuire la mancanza di coscienza di fronte alle più sconvolgenti tragedie.

La tangibile riprova di quanto sopra sostenuto è il fatto che la guerra tra due Stati fratelli, Russia e Ucraina, scatenata dagli USA tramite il braccio armato della Nato, con un immane eccidio di civili, non desta molto interesse nelle folle anestetizzate. Allo stesso modo, le notizie e gli aggiornamenti sul genocidio perpetrato contro il popolo palestinese appaiono raramente sulle prime pagine dei quotidiani occidentali, così come non si rinvengono nei titoli di apertura dei telegiornali, così sottratti a quel che resta dell’interesse dei cittadini.
Così, nessuno si scandalizza più per gli ospedali bombardati, per i bambini sterminati, per le città distrutte e i civili sacrificati alla conquista militare di una terra divenuta da anni campo di battaglia.
I governi degli Stati occidentali non condannano il massacro per ragioni politiche e i popoli rimangono insensibili allo sterminio organizzato di un popolo ‘eletto’ a vittima sacrificale per gli interessi dei padroni del mondo. Al contempo, i mezzi di comunicazione mainstream, totalmente allineati al diktat del potente, raccontano in coro all’unisono di reazione al terrorismo, di ‘armi difensive’ e di altre idiozie soffocano la verità diffondendo menzogne che, ripetute in continuazione e in assenza di voci diverse, diventano l’unica ‘realtà’.
In questo circo mediatico piuttosto lugubre, in nome della ‘stabilità’ figlia della democrazia, del progressismo e del buonismo, imposti come l’unico pensiero politicamente corretto e ammesso, le stragi di innocenti continuano a insanguinare il mondo. E non fanno più effetto le notizie di 71 morti e 289 feriti a causa di un bombardamento israeliano sul campo profughi di Khan Younis, a sud di Gaza. Perché è solo l’ennesimo di una lunga serie che ormai ha assuefatto le coscienze. E non è l’ultimo.
Dalla fine del Medioevo le guerre non coinvolgono solo gli uomini d’arme come sarebbe naturale, ma colpiscono i civili, ormai diventati obiettivi prediletti per fiaccare la resistenza del nemico. Nel corso della fine della Seconda Guerra Mondiale, i bombardamenti a tappeto sulle città tedesche distrutte a scopo terroristico e, le scuole colpite a Milano, l’abbazia di Montecassino e il folle sacrificio nucleare di Hiroshima e Nagasaki hanno fatto scuola di strategia […]
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