L’ETERNO VOLO DI SAINT-EXUPÉRY

da Enzo Iurato

Lo scrittore francese Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, il 31 luglio 1944, durante un volo di ricognizione aerea fra Corsica e Sardegna, veniva abbattuto dal pilota tedesco Horst Rippert, che in seguito si assunse la responsabilità rammaricandosene, essendo egli stato un sincero ammiratore dei suoi racconti di imprese aviatorie. La sua morte è stata a lungo avvolta nel mistero, il suo corpo non fu mai stato ritrovato, mentre il relitto dell’aereo venne casualmente individuato decenni dopo in prossimità della costa marsigliese, fugando così ogni residua ipotesi e leggenda accumulatesi nel tempo, in ragione della singolare personalità dello scrittore scomparso.

Egli era nato a Lione il 29 giugno del 1900, in una famiglia dell’aristocrazia cattolica francese, da cui il prefisso nobiliare presente nel nome. Educato presso un collegio gesuita, trascorse un’infanzia felice, nonostante la perdita del padre all’età di quattro anni. Dotato fin da piccolo di una smisurata fantasia, era considerato dai suoi coetanei uno con la testa fra le nuvole. Dicono fosse prepotente, viziato, propenso alla solitudine e alla malinconia, fino a dolersi per essere diventato adulto, forse intuendo l’irrimediabile perdita rappresentata dall’uscita dall’aurea età infantile. A dodici anni sale per la prima volta su un aereo; sarà un’esperienza indimenticabile che indirizzerà in modo decisivo la sua vita futura, facendogli abbracciare la professione di pilota, esercitata fino al tragico epilogo finale.

Le esperienze aviatorie gli ispirarono le prime prove letterarie (Corriere del sud e Volo di notte), in quella che sarebbe poi diventata la sua vera professione, quella di scrittore, quando ai voli aerei si affiancarono i ben più sublimi e avventurosi voli letterari. E l’episodio che gli ispirerà l’opera che lo ha reso celebre a livello mondiale, sarà proprio il fallimento di uno di quei voli e il conseguente atterraggio d’emergenza in pieno deserto, dove rimase bloccato alcuni giorni in attesa dei soccorsi. Quell’incidente gli permetterà di confezionare un dono prezioso dedicato «a tutti i bambini che tutti gli adulti sono stati una volta», in cui la levità e la leggerezza infantile («quei lunghi pomeriggi dell’infanzia che mai tornarono uguali», ci ricorda in un suo verso il poeta Rainer Maria Rilke), associate alla saggezza e al buon senso della tenera età, rendono le pagine de Il piccolo principe – «Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi») un capolavoro universale, letto ed apprezzato a ogni latitudine e da tutte le classi d’età. L’incontro straordinariamente poetico fra l’aviatore in panne nel deserto del Sahara e questo singolare bambino, proveniente dal lontano asteroide B612, riesce a dare il giusto senso e il vero significato ai legami d’amicizia e alla spontanea comunicazione che si instaura fra gli esseri umani, una volta rimosso il velo del pregiudizio e degli egoismi personali […]

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