Europa e Oriente contro il blob americano. Intervista ad Aldo Braccio

da Aldo Braccio

Dal punto di vista dei Paesi vicino-orientali – definizione di cui si abusa spesso in Occidente ma che non descrive adeguatamente il frastagliato mosaico di quelle Nazioni – c’è una visione comune e condivisa circa il rapporto con gli Stati Uniti? O, invece, quali sono le principali posizioni che compongono questo scenari

Una visione comune dei Paesi vicino orientali nei confronti degli Stati Uniti non esiste in quanto, a fianco di uno schieramento – volente o nolente – filo-occidentale, tra cui i Paesi del Golfo, la Giordania e ovviamente Israele, figura un arco di forze che respinge la smisurata influenza statunitense nella regione, origine di continue guerre di aggressione mosse da Washington, come in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Palestina, nel Libano e nello Yemen: questo arco di forze comprende, appunto, Iran, Iraq, Yemen, Siria, Libano e naturalmente Palestina.

Ciò che desta particolare interesse è il fatto che la generalità dei popoli vicino-orientali è sempre più insofferente nei confronti dell’interventismo occidentale-atlantico, di cui è chiara ai loro occhi la funzione di supporto al terrorismo demenziale di Daesh e simili: organizzazioni create con lo specifico compito di compromettere e diffamare l’Islam presentandone una falsa versione, parodistica e criminale. D’altra parte, persino un ex Presidente americano nel 2016 accusò esplicitamente B. Obama e H. Clinton di essere stati «cofondatori di Daesh»… Gli autentici musulmani e gli uomini liberi di tutto il mondo sono consapevoli di ciò.

Il Vicino Oriente ha gli occhi di tutto il mondo puntati addosso e, a guardarlo bene, le posizioni assunte dai diversi Paesi sono piuttosto diverse: quali sono le posizioni più influenti?

Vale citarne tre, rappresentative di diverse tendenze geopolitiche, sebbene la seconda e la terza citate  possono avere il medesimo sbocco. La prima posizione è quella di Israele, ossia il tramite dell’influenza statunitense in vista del grande progetto globalista dell’occidentalizzazione del mondo unipolare, disseminato di colonie e protettorati all’ombra di Washington; poi, troviamo l’Iran, sostenitore dell’Asse della Resistenza e dei valori tradizionali in opposizione al progetto globalista; ancora, abbiamo la posizione della Turchia, per un passaggio graduale ma imprescindibile da un mondo unipolare a un mondo multipolare.

Perché i Paesi del Vicino Oriente risultano così divisi sui temi geopolitici più rilevanti?

Durante la Seconda Guerra Mondiale la maggioranza dei Paesi e dei popoli arabi si sono schierati con le forze dell’Asse in funzione anti-colonialista e, in particolare, anti-inglese. Anche dopo la fine del conflitto gli stessi hanno mantenuto la loro posizione contraria allo sfruttamento capitalista e al colonialismo, questa volta schierandosi a fianco dell’Unione Sovietica; ma con la caduta del Muro di Berlino il generale spaesamento che ha colpito gli Stati arabi ha favorito una nuova penetrazione statunitense, anche facendo venir meno la generale solidarietà araba al martoriato Popolo palestinese. Ora però la costituzione dell’Asse della Resistenza  e la presa di coscienza russa – e cinese – dell’egemonia statunitense ha ridato speranza e determinazione a tutti gli Arabi desiderosi di sovranità e indipendenza […]

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento