Intervista a Andrea Zhok: «LA PAX AMERICANA HA LA MANO ARMATA»

da Andrea Zhok

Il mondo attuale è plasmato da una visione di matrice liberale e da un indirizzo economico capitalista a stelle e strisce. Tuttavia, l’equazione liberale ‘commercio universale = pace perpetua’ si è dissolta proprio per mano degli USA. O no?

L’idea che il ‘dolce commercio’ nel suo formato liberale fosse un viatico naturale alla pacificazione internazionale rappresenta una delle più straordinarie illusioni degli ultimi due secoli. Vi si ritrova una modellizzazione astratta di come dovrebbe funzionare idealmente il libero scambio e, simultaneamente, vi si ritrova una massiccia cecità alla realtà storica. L’idea del commercio come fonte di pacificazione trae origine, nella sua forma moderna, dalla ‘mano invisibile’ di Adam Smith e dalla sua idea del funzionamento dello scambio. La fortunata immagine che guida la prospettiva smithiana è quella di due cacciatori che si incontrano per caso e che decidono, per mutuo beneficio, di scambiare le pelli degli animali cacciati in un rapporto ritenuto equo da entrambi. Effettuato lo scambio, ciascuno dei cacciatori se ne va via contento, avendo ottenuto un vantaggio dallo scambio (e – si dice – questo dev’essere vero per definizione. Altrimenti, non avrebbe acconsentito allo scambio). Così, il reciproco vantaggio ottenibile dal libero scambio promuoverebbe la pace: dallo scambio pacifico tutti i contraenti traggono vantaggio. 

Possiamo dire che la storia ci racconta sviluppi ben diversi?

L’invenzione letteraria smithiana fa curiosamente a pugni con i resoconti delle transazioni tra sconosciuti che l’antropologia ci fornisce. Quando due estranei, ad esempio due cacciatori di tribù differenti, si incontrano in una cornice priva di garanzie di legge, essi cercano realisticamente e tendenzialmente di tenersi a distanza, perché lo scenario ritenuto più plausibile è quello per cui uno dei due cacciatori, se ha ragione di credersi più forte, finirà per appropriarsi con la violenza, a costo zero, dei beni altrui. Trasposto sul piano internazionale questa riflessione ci suggerisce come, di contro all’idea che il libero commercio conduca naturalmente a scambi per mutuo beneficio, sta l’idea assai più realistica, per cui la nazione che si ritiene più forte imporrà le proprie ‘ragioni di scambio’ alla controparte: dal puro e semplice saccheggio allo sfruttamento massivo unilaterale, fino – in caso di equilibrio – a trattati commerciali per mutuo beneficio.

E dietro il ‘libero scambio’ si è sempre celato tutt’altro.

La storia del ‘libero scambio internazionale’ è stata, prevalentemente, la storia di quella libertà che si ha davanti all’alternativa tra ‘la borsa o la vita’. L’idea che l’interesse acquisitivo dei soggetti di per sé conduca alla pace è un’assurdità antistorica. Piuttosto, ha sempre generato primariamente predazione, saccheggio, sfruttamento, schiavitù, variegate forme di ‘scambio ineguale’ e, solo sotto particolari condizioni di sostanziale parità delle forze in campo, crea talvolta le condizioni per uno scambio di mutuo beneficio. A gabellare il libero commercio come un automatico latore di ‘pace perpetua e mutuo beneficio’ sono state le potenze egemoni degli ultimi due secoli, prima l’Impero Britannico e poi gli Stati Uniti, allo scopo di coprire le proprie attività di sfruttamento e di ‘estrazione di plusvalore’ […]

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