“Fuffa amorosa” ovvero un gioco di parole che ha il sapore, amaro, della delusione e il suono, straziante, di un cuore in frantumi. Quello delle truffe sentimentali (le romance scam) è un fenomeno in continua, preoccupante espansione. Una vergogna, per chi ne diventa inconsapevole vittima. Un consistente profitto, per chi ne orchestra regia ed incassi. Una piaga social-e che opera su tre piani principali: economico, emotivo, sociologico. Macchinazioni tentacolari che irretiscono la malcapitata vittima. Per poi stringerla in una morsa fatta di richieste, estorsioni, minacce e ricatti. Un pianto silenzioso, reso tale dalla vergogna, una volta scoperta la farsa. Una tipologia specifica di frode, dove tecniche e strategie operano abilmente nel mondo dei social network. Facendo leva sul bisogno di un “amore disperato”. E non solo…
IL RUOLO DEI SOCIAL, LA MERCIFICAZIONE DELL’AMORE
Facebook, Instagram, Telegram e poi TikTok. Luoghi virtuali resi sempre più reali. Perché, lì, tutto è possibile. Persino un “amore” perfetto: basta un click! Nei social succedono cose… una dinamica dicotomica, per esempio: vi è concesso costruire un’identità ad hoc e, al contempo, spogliarsi di ogni timore, maschera, inibizione. Un contrasto che coesiste, sorretto dalle inspiegabili dinamiche che si celano dietro uno schermo. Così, la vita reale “trasloca” su un account. Gli sguardi vengono filtrati, gli abbracci e i baci si trasformano in emoji, like e click, appunto. La linea di demarcazione che separa il vero dal falso (anzi, fake) diventa sempre più labile. Talvolta pericolosa, impercettibile. Allora si diventa più fragili, sensibili, malleabili. Pasta frolla sotto le mani (rigorosamente virtuali) di chi manipola, inganna, tradisce. I social non sono il Male: i social sono un semplice strumento, subordinato ai nostri comandi. E non viceversa. Almeno, così dovrebbe essere! Un mezzo che è “buono” o “cattivo” a seconda dell’uso che ne si fa e del valore che ne si attribuisce. Un’arma, però, potenzialmente pericolosa quando rende assuefatti e dipendenti. Insidie che sono esplose, come una bomba ad orologeria, nei lentissimi mesi del lockdown. Settimane, giorni ed ore interminabili, distribuite più o meno equamente tra schermi e touchscreen.L’isolamento forzato ed il famoso distanziamento sociale hanno alimentato una fame d’affetto, una ricerca talvolta ossessiva di distrazione, di distrazioni. Una spasmodica ricerca di cibo: per stomaco e cuore. I social hanno spesso rappresentato un problema per le coppie (svelando, talvolta, tradimenti malcelati) e per i single (magari alla ricerca, più o meno consapevole, di affetto e rassicurazioni). Ecco perché, proprio a partire dal 2021, si è assistito ad un incremento vertiginoso delle truffe amorose: più 118% rispetto all’inizio ufficiale del fenomeno. Una proliferazione di profili fake (il più delle volte stranieri) con l’obiettivo di estorcere illegalmente denaro da riciclare in altrettante attività illecite. Una pandemia nella pandemia: quella delle emozioni sintetiche e dei sentimenti traditi. L’amore (quello tra mille e più virgolette) costruito nei laboratori dei truffatori e diffuso, proprio come un virus, tra le vittime/cavie. Un’epidemia fatta di menzogna, mercificazione. Ed illegalità.
CHI SONO E COME AGISCONO I TRUFFATORI
Si chiama catfishing la costruzione di false identità. Profili palesemente fasulli o spudoratamente verosimili. Foto rubate ad ignare, ulteriori vittime. E “copertine” che trasudano fascino o stuzzicano fantasie: scatti da seduttore rassicurante o da abile ammaliatrice. Un menu talmente ricco e variegato da poter soddisfare proprio tutti: dal single ultra 50enne alla mamma separata in cerca di nuove, piacevoli emozioni. Non esiste infatti un vero e proprio identikit della vittima: i malcapitati sono eterogenei ma tutti accomunati da una richiesta d’affetto o “disperato bisogno d’amore”, come cantavano gli Stadio. Nella stragrande maggioranza dei casi, si fa leva sulla suscettibilità della vittima: periodi di forte stress, traumi d’abbandono, separazioni dolorose. Il truffatore (o truffatrice) attraverso un’accurata “analisi del profilo” (social engineering) capta gusti e punti sensibili della vittima prescelta. Si pone in maniera complementare ed accogliente, rispetto a desideri e bisogni dell’altro/dell’altra. I criminali fingono di essere militari, piloti sempre in giro per il mondo o facoltosi imprenditori celibi (se non addirittura vedovi!). Nella versione femminile, invece, interpretano la parte di donne affascinanti ma puntualmente afflitte da qualche dramma esistenziale (tutto per giustificare i soldi che tenteranno di estorcere). Talvolta (come nel caso di Roberto Cazzaniga, che vedremo) si spacciano per inarrivabili modelle brasiliane se non addirittura cantanti famose (come la finta Dua Lipa, in un’altra vicenda di cronaca della quale ci occuperemo). Dietro queste truffe si celano vere e proprie associazioni a delinquere: in primis, la mafia nigeriana. Ma anche gruppi di hacker provenienti dal sud est asiatico (come rivelato da un’inchiesta di Panorama). Tra i più “rinomati” e pericolosi troviamo “Yahoo boys”, gruppo originario dell’Africa occidentale. Truffe amorose ma anche finanziarie, per loro. Flussi di denaro cospicui si registrano tra Costa d’Avorio, Algeria, Marocco. Spesso si servono dell’IA per realizzare video e rendere ancora più verosimile il tutto. Si comincia con il classico love bombing (ore di chat, messaggi sdolcinati e quei “Ti amo” fin troppo prematuri). Agganciata la vittima, che idealizza il carnefice in una sorta di Sindrome di Stoccolma, scattano le prime richieste di denaro: “Ho un debito da estinguere, aiutami… devo subire un intervento, mi servono soldi per partire e poterti raggiungere…”. Queste, tra le richieste più frequenti. Campanelli d’allarme, purtroppo, quasi sempre ignorati: la vittima è totalmente assuefatta, nel bel mezzo di una “selva oscura” alias dipendenza affettiva. Ragguagliare familiari o amici fidati, rivolgersi alla polizia postale sono invece le uniche vie percorribili, per potersi mettere in salvo.
CONFESSIONE DI UNO SCAMMER
Era uscito allo scoperto con un’intervista rilasciata alla BBC: Xiao Zui, ex capo di un team di scammer (truffatori). “Facciamo ingrassare i maiali per poi macellarli. Creiamo profili affascinanti, persone ricche ma anche premurose, tu devi conquistare la fiducia delle vittime così puoi spingerli a investire il più possibile”. È palese la manipolazione psicologica che prevale su qualsivoglia dinamica. Altra avvertenza importante: non solo stare in allerta, di fronte a simili comportamenti ma anche evitare di cliccare su link in allegato a documenti o semplici messaggi (pena la sottrazione di dati sensibili). Nell’eterna speranza di un fantomatico “incontro futuro”, si arrivano ad estorcere cifre esorbitati. Nel 2021 i soldi sottratti dalle sole truffe denunciate sono stati pari a 4.500.000 euro. Considerato il fattore “vergogna”, i più tendono infatti a restare in anonimato. Altro deterrente alle denunce (che, comunque, vanno sempre presentate): i risarcimenti sono pressoché inesistenti. Prendere coscienza, realizzare di aver vissuto in un Truman show in salsa romantica dove, alla fine, si dissolvono i copioni e crollano le maschere non solo è doloroso ma oltremodo difficile. Cosa spinge, allora, ad ignorare le anomalie pur di credere in un “sogno d’amore”?

PERCEZIONI DISTORTE
La dimensione virtuale disconnette dalla realtà, alterando la percezione persino del tempo. Quello delle romance scam è quindi un fenomeno sociologico da non sottostimare. In una società che “educa” ai rapporti disfunzionali, che parla quasi unicamente di “uomini cattivi che uccidono le donne” e relazioni che non vale la pena cominciare perché “tanto, poi, si lasciano tutti”, ecco che truffe e “amori virtuali” si insinuano, trovando terreno fertile. Le insicurezze, la paura costante di non essere “perfetti come possiamo apparire sui social” porta ad isolarsi, cercando surrogati di felicità. In una società dove OnlyFans si sostituisce al sesso e qualche “cuoricino qua e là” funge da dose di ossitocina, l’invito a mollare il telefono (ove possibile, ovviamente) e correre a trovarsi, abbracciarsi, baciarsi non è solo un invito: diventa un’impellenza. Un fisiologico e sanissimo radicamento alla realtà: individuale e collettiva.
STORIE DI VITTIME
Più o meno giovani, più o meno famosi, più o meno benestanti. Fra le vittime troviamo la bidella che dissipa tutti i sudatissimi risparmi, per amore dell’affascinante “militare turco” ma anche il celebre pallavolista che, per ben 15 anni, crede di essere amato dalla top model brasiliana (malata cronica e, per questo, impossibilitata a raggiungerlo o vederlo). Filo rosso delle storie è il già citato love bombing: termine utilizzato dalla psicologa Margaret Singer nel 1995. Plagio, condizionamento, manipolazione: tecniche utilizzate anche da sette religiose per circuire nuovi adepti. Un reato a tutti gli effetti, quando finalizzato alla realizzazione di un profitto: sancito, anche, dalla Corte Suprema di Cassazione. Ma solo il 3% della popolazione mondiale ammette di esserne stato almeno una volta vittima. Rivolgersi ad un avvocato penalista specializzato in truffe non solo è auspicabile ma, in primis, necessario. Fra i rischi concreti vi è quello, irreparabile, del suicidio da parte della vittima. Come successo al 24enne Daniele Visconti, di Forlì. Nel settembre 2021 il giovane scopre la reale identità della “fidanzata”: un uomo di Forlimpopoli che lo aveva intercettato durante il periodo del lockdown. Troppo il dolore e la vergogna: Daniele si toglie la vita, come farà Gianfranco Bonzi lo scorso giugno. L’uomo, stavolta 59enne custode di uno stabile in Brera, ha creduto di essere amato dalla cantante Dua Lipa. Inutili i dubbi sollevati dai familiari: Bonzi, in quell’amore, ingenuamente ci credeva. La Procura di Milano, a seguito del ritrovamento del corpo nel fiume Adda, indaga per istigazione al suicidio. Le ultime parole, strazianti, in un post: “La causa è una delusione amorosa che non sono riuscito a reggere”. Epilogo stavolta non drammatico per Roberto Cazzaniga, pallavolista milanese in forza alla New Mater Volley. Sfruttato e truffato con la complicità di una ex amica (Manuela Passero) e da Valeria Satta, ha creduto di essere fidanzato con una donna che spacciava per proprie le foto della modella Alessandra Ambrosio. Oltre 700.000 euro sottratti, le carnefici sono oggi a processo presso il Tribunale di Cagliari. Con l’aiuto degli allora compagni di squadra e della redazione de Le Iene, Roberto si è salvato. Appena in tempo, per fortuna.
MENO VIRTUALE, PIU’ REALTA’
Le storie segnate dalla truffa amorosa sono certo borderline, casi estremi con estreme conseguenze. Ma il rischio di farsi “prendere la mano” e soprattutto il cuore è davvero molto alto. Forse, all’altezza del petto, servirebbe appiccicare una bella scritta sopra: “Fragile. Maneggiare con cura”. Servirebbe ma non dovremmo arrivare a tanto. Non dovremmo aver bisogno di un promemoria, per ricordarci della nostra ed altrui umanità. Della delicatezza e, soprattutto, dell’importanza di emozioni e sentimenti. Una delle sfide risiede qui: essere protagonisti e non comparse, artefici e non vittime. Essere, prima e apparire, poi. Perché l’amore è la cosa più bella, seria e preziosa: onoriamola come si deve, dandoci e dandole il sacro-santo valore.
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