Ormai già da qualche anno chiunque gettasse uno sguardo oltreoceano per seguire le vicende dell’ideologia Woke – pensata e cresciuta nell’alveo della sinistra progressista anglosassone – non poteva non notare come questa avesse travolto rapidamente la cosiddetta ‘anglosfera’, diventando una delle maggiori cause dei grandi conflitti che percorrono la società statunitense ai livelli più disparati. Conflitti alimentati principalmente da attivisti e militanti afferenti alle diverse anime della sinistra americana, da quelle più radical a quelle più glamour, ma tutte orientate a colpire uno specifico segmento della società, quello degli uomini bianchi eterosessuali di origine europea. Come l’esperienza insegna, la quasi totalità dei movimenti e delle tendenze sociali che nascono all’ombra della bandiera a stelle e strisce è destinata a raggiungere i Paesi europei, per trovare il modo di attecchirvi più o meno fedelmente rispetto alla versione originale. Ed è proprio in previsione dell’inevitabile arrivo anche in Italia di questa nuova onda ideologica – di cui il già diffuso dilagare di politicamente corretto e cancel culture hanno rappresentato un concreto presagio – che è sempre più pressante indagare le origini e lo sviluppo del wokeism, cercando anche di individuare la portata politica e sociale delle idee che lo informano.
Nonostante l’epicentro del wokeism resti negli USA, il legame con Gran Bretagna e Vecchia Europa è fortissimo, con una serie di autori e pensatori risultati determinanti nella genesi dell’impianto teorico che alimenta l’azione woke, ovvero dei ‘risvegliati’, volendo rendere in italiano il significato della parola che identifica appunto chi sposa tale causa, quasi a seguito di un ‘mistico risveglio’. Il britannico Stuart Hall, i tedeschi Adorno e Marcuse, i francesi Foucault e Derrida, ma anche l’italiano Gramsci rappresentano i pilastri su cui sono stati edificate le costruzioni ideologiche che hanno dato origine a concetti centrali nel wokeism, il cui scopo sarebbe quello di abbattere letteralmente l’attuale ordinamento sociale e politico, per raggiungere così un nuovo e definitivo assetto teso al raggiungimento di una peculiare idea di giustizia sociale. Concetti come razzismo sistemico, privilegio bianco, ignoranza bianca, decostruzione dell’identità nazionale, intersezionalità della lotta, problematizzazione del passato coloniale, ‘queerizzazione’ delle frontiere geografiche e dei corpi, ma anche ingiustizia e violenza epistemiche, decostruzione dei valori del liberalismo e del razionalismo e molto altro ancora, attingono a piene mani dai lavori di filosofi e pensatori europei, che spesso hanno insegnato in Nord America, quasi a voler gettare consapevolmente il seme di una rivoluzione il cui potenziale è tale da sconvolgere dall’interno l’intero mondo occidentale.

Da qui, il wokeism prende la forma di correnti teoriche spesso pseudoscientifiche ma sempre politicamente orientate insegnate nei maggiori atenei mondiali, quali gli Studi Culturali e gli Studi Postcoloniali, gli Studi di Genere, la Teoria Critica della Razza, gli Studi Critici sulla Bianchezza, gli Studi sull’Intersezionalità, ma anche gli Studi sulla Grassofobia e l’Abilismo, andando gradualmente a occupare ogni spazio nelle università e nei centri di ricerca in Italia. Un fenomeno che, nei fatti, ha portato una determinata area politico-ideologica, convinta della propria superiore missione pedagogica verso la società, a imporre la propria visione del mondo agendo sulle efficacissime leve del linguaggio e della comunicazione, decidendo cosa possa essere detto e cosa no, in quali modi, in quali circostanze ecc. […]
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