Mario Polia ha voluto farci un grande regalo: ha ripreso in mano un suo vecchio, e allora breve, scritto Omaggio a Tolkien, il primo libro di approfondimento del pensiero tolkieniano apparso in Italia, quando ancora Il Signore degli Anelli era osteggiato e rifiutato dalla ‘intellighenzia’ – termine che Wikipedia descrive in maniera magistrale: «parola russa che indica un determinato gruppo sociale, formato dalle persone più rappresentative tra coloro che svolgono un’attività intellettuale […] tale da porli in un ceto culturale e creativo più elevato» -, proprio quella intellighenzia nostrana perché fuorviante, capace di portare le persone sulla strada della fantasia e della fuga dal mondo reale. Finalmente il nostro Autore ne ha fatto un testo che fino ad ora mancava totalmente negli scaffali delle italiche librerie.
Nessuno ancora era stato in grado di raccogliere le fonti della creatività tolkieniana, i tanti riferimenti alle Tradizioni di tutto il mondo e principalmente a quelle europee. Gli appassionati degli scritti di J.R.R. Tolkien ora dispongono di un testo che li può agevolare moltissimo negli approfondimenti del pensiero del professore oxoniano e dei tanti riferimenti, più o meno espliciti, alle tradizioni del mondo intero che Tolkien riesce a fare nei suoi scritti.
Citiamo alcuni esempi: la Fiamma Imperitura della cosmogonia tolkieniana viene letta e osservata attraverso l’incontro con il Fuoco sempre Vivente della cosmogonia greca e della tradizione vedica, il fuoco perenne di Vesta, posto al centro dei due assi del Cardine e del Decumano, le cosmogonie amerindie, il culto del fuoco dei nativi Oglala. Ancora, troviamo quella che sembra una contraddizione: l’ascolto del silenzio e poi la scoperta della pienezza del canto e del ritmo. La creazione del mondo attraverso la musica e l’armonia.

Questo è solo un assaggio perché sono tanti e tanti gli spunti di riflessione e di approfondimento che si trovano in Mitologia tolkieniana – Fantasia e Tradizione. E Mario Polia, usando le parole di Tolkien ci spiega proprio sin dall’inizio quanto ‘Fantasia’ sia una parola che invita alla partenza per un viaggio che porta il ricercatore a intraprendere una ricerca nella propria interiorità e lo spinge verso lo studio delle fonti della Tradizione e della Spiritualità.
Infatti, fin da subito Mario ci ricorda – riporto testualmente – che «occorre innanzitutto distinguere nettamente ‘Fantasia’ da ‘Immaginazione’ e da ‘Sogno’». Immaginazione è la capacità, propria alla mente umana, di plasmare immagini di oggetti non concretamente esistenti nella normale esperienza del ‘reale’ ma non avulsi da ciò che è considerato ‘reale’. A questa facoltà, la Fantasia ne unisce un’altra: quella di essere assolutamente libera dalle leggi che vigono nel ‘Mondo Primario’, il mondo della realtà percepibile nello stato di veglia: la Fantasia, infatti, concepisce «immagini di cose le quali non sono soltanto ‘non concretamente presenti’, ma che in realtà non sono reperibili affatto nel nostro mondo primario o, per lo meno, sono ritenute in esso irreperibili». In questa sua particolare facoltà ‘poietica’, capace di abolire le leggi ordinarie di spazio e tempo, nascita e morte, forma e sostanza, consiste la superiorità su tutte le altre capacità della mente umana di quel potere creatore che Tolkien chiama ‘Fantasia’.
Se l’arte manifesta la qualità dell’uomo come creatore, la Fantasia rappresenta «la forma più elevata di arte, anzi, la forma più pura (o quasi pura di essa) e pertanto, quando la si raggiunge, la più pregnante».
Allo stesso tempo, nel modo in cui viene intesa da Tolkien, ‘Fantasia’ va parimenti distinta da ‘Sogno’, o meglio, dall’esperienza onirica comune alla maggior parte degli uomini […]
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