L’orizzonte che ci si palesa di fronte è assolutamente sconvolgente. La deriva naturale della Tecnica di Elluliana memoria ci consegna all’inumano ogni giorno di più. Ma andiamo con ordine. Dall’avvento della rivoluzione industriale si è sempre di più compreso come l’obiettivo della stessa rivoluzione non fosse in verità soltanto il mero guadagno di una minore forza lavoro impiegata grazie al supporto della macchina e il raggiungimento dell’illusorio progresso a spingere nella velocità futuristica l’industria e forse anche l’uomo, ma si è terribilmente compreso che tutto ciò aveva come obiettivo finale, anche a distanza di secoli come poi è stato, l’ibridazione tra uomo e macchina e poi, definitivamente, la consacrazione dell’eliminazione dell’umano per il completo trionfo della macchina.
Possiamo negare che tutto ciò sia sempre più realistico? Assolutamente no. Agli albori della rivoluzione industriale si ebbe un totale asservimento dell’umanità ai tempi e alle meccaniche della macchina, tale fenomeno non ha solo stravolto il vivere diversissimo che i lavoratori agricoli facevano prima con i loro tempi, cicli e relazioni, ma ha radicalmente cambiato il quotidiano concetto del tempo. Non vi erano più stagioni, non pause, non giorni di festa. Tutto ruotava all’insonne ed instancabile macchina, specchio fedele dell’insonne e compulsiva sete capitalistica le cui spire stringevano il mondo dell’economia con sempre più letale e spietato vigore. Parliamo di lavoro minorile che ha mietuto migliaia di vite, di orari continui massacranti, di paghe misere, di inquinamento terrificante, di impoverimento delle campagne, di alienazione sociale, emarginazione umana, di bieca brutalità competitiva, di una tragedia che non ha avuto mai abbastanza cantori. Ma qualcuno di valente c’è stato.

Il richiamo dell’umano
Parliamo ad esempio del coraggioso Jack London, scrittore prolifico e più impegnato di quello che la miserevole critica vuol mostrarci tentando di relegarlo nella nomea di modesto scrittore per ragazzi i cui romanzi più famosi – il richiamo della foresta e Zanna Bianca – sembrano volerlo riassumere come autore. London, raggiunse Londra nel 1902 e decise appena ventiseienne, invece di comporre articoletti giornalistici vendibilissimi e alla moda sulle cerimonie della Casa Reale e sul vestiario della Regina, di raccontare la nuda realtà della “modernissima e allegra” capitale del Regno Unito, di raccontare della miseria della capitale mondiale dell’industrialismo, di raccontare la fame, la morte, la povertà, la denutrizione, di raccontare del popolo dell’abisso. Il suo scritto, il suo resoconto d’inchiesta divenne un libro potentissimo, un atto di accusa che colpì allo stomaco. Dietro la narrazione propagandistica dei vizi e delle futilità della Casa Reale e degli svaghi dei capitalisti alla moda, c’era una realtà nascosta, sommersa, emarginata, quella degli uomini stritolati dal sistema industriale delle macchine. Un’umanità malata seppur giovane, morente seppur valida, perduta seppur sognatrice. London si mischiò, in incognito, a loro. Testimoniò la povertà dei loro alloggi, la miseria dei loro pasti, la violenza applicata ai barboni e agli affamati, la totale disumanizzazione di un immensa popolazione usata e stritolata in funzione della creazione scintillante della “modernissima, allegra e alla moda” Londra.
Dopo London, con tale ferocia e limpidezza, non sono stati molti gli autori che hanno sottolineato tali drammatici scenari, possiamo tuttavia citare il sociologo francese Jacques Ellul, autore di tempi più vicini a noi, che tramite un taglio più psico-sociale e di riprogrammazione linguistica-concettuale, seppe illustrare con estrema e pressoché solitaria forza, l’ipnosi collettiva che aveva prodotto il vertiginoso e capillare sistema tecnico nell’umanità. Nella sua opera più famosa “ Il Sistema Tecnico” descrisse problemi devastanti la cui pericolosità non era ancora compresa ma vissuta in modo subliminale e per questo facilmente gestibile dal potere del Sistema tecnico. Parlò di ipnosi umana nel riprodurre schemi comportamentali e relazionali instillati nella psiche dalla propaganda televisiva e filmica – il tutto ovviamente con lo scopo funzionale di creare secondo i dettami del potere, un certo tipo d’uomo, ossia un consumatore[1] ed un illuso che si crede un uomo libero di decidere e avere ciò che egli desidera veramente[2]. Ellul inoltre contribuì enormemente a definire con maggiore profondità il sistema tecnologico-industriale, ampliando il semplice concetto di strumento-macchina in un contesto di macchine dialoganti e autonome. Per il sociologo francese infatti la Tecnica non è l’oggetto stesso che svolge un compito o un sistema finito, ma piuttosto un insieme di sistemi complessi che dialogano tra loro, che possono avere un supporto minimo o importante da parte dell’uomo, il cui obiettivo di fondo tuttavia è sempre quello di rendersi autonomo dall’uomo stesso – questo naturalmente grazie alla follia progressista dell’uomo che non comprende la natura della Tecnica e partecipa al suo umano suicidio. Ebbene sì, Ellul non nasconde il fatto che la Tecnica (il Sistema si potrebbe dire citando la rappresentazione filmica di Matrix) ha un solo scopo – si pensi solo oggidì dove parliamo di IA senziente e generativa – sopravvivere ad ogni costo. E con ogni costo, naturalmente, si intende anche quando a farne le spese potrebbe essere il suo creatore stesso, l’uomo. Una feroce logica e una folle natura potrebbe portare l’umanità all’estinzione[3].

Un esplosivo pensatore
Le riflessioni pressoché ignorate e non comprese di Ellul, colpirono tuttavia una figura di non poco conto, al di là dell’oceano, in America, stiamo parlando del genio matematico e criminale Theodore John Kaczynski. Senza addentrarci nella sua complessa biografia, rimanendo legati ai testi in questo contesto, non possiamo fare altro che illustrare come Kaczynski, tramite la sua opera più famosa, “La società industriale ed il suo futuro “[4], nell’ammirazione dichiarata di Ellul, seppe incredibilmente ampliare ulteriormente lo scenario di guerra tra l’Umano e la Tecnica.
Kaczynski infatti illustrò, ne andiamo ovviamente qui ad elencare in modo riassuntivo soltanto alcuni punti, come l’umanità era inevitabilmente destinata alla sua rovina sociale, politica, mentale con l’avanzamento compulsivo e deviante del sistema tecnico-industriale che avrebbe imposto il suo Verbo al di là di ogni possibile ragionamento seppur logico, ragionò con stilettate violente e precise in merito al ruolo da psico-polizia incarnato dalla sinistra moderna pronta a far rispettare, applicare ed imporre ovunque i diktat utili e funzionali al Sistema in ogni contesto possibile, parlò di microchip, di innesti celebrali, della follia di voler – da parte dei tecno-folli – raggiungere l’immortalità, scaricandosi la memoria celebrale su un Hard Disk. Questi e altri temi, complessi e ampli, furono affrontati dal genio Kaczynski nel suo testo pubblicato nel 1996[5], ma vennero pensati incredibilmente già nella metà degli anni 60, inizio anni 70. All’epoca sembravano le fantasie di un appassionato di fantascienza, i deliri di un sognatore ingenuo, ma oggidì non possiamo fare altro che dargli drammaticamente ragione. Dopo Kaczynski, ve ne sono stati altri a portare il vessillio sacro dell’Umano che si palese vivo e fiero di fronte al Sistema che tenta con catene dorate e comode di ridurre in schiavitù e poi immolare la sua libertà e il suo spirito.
Il nuovo ordine mondiale della sorveglianza
Parliamo, senza dimenticare naturalmente anche l’opera di Marshall McLuhan[6], per esempio di un eroe moderno quale Edward Snowden. Quest’ultimo, un giovane e agiatissimo agente dell’NSA, che ha deciso – nonostante il prestigio di una posizione lavorativa elitaria e di un conseguente potere economico invidiabile – di rinunciare a tutto ciò in nome di una battaglia ideale dalle dimensioni planetarie. Mi viene in mente a tal proposito, prima di illustrare brevemente il suo agire, la stupenda frase di Leo Longanesi: “Non manca la libertà, mancano gli uomini liberi”. Ebbene Edward Snowden aveva in parte contribuito e partecipato, nel ruolo di programmatore di alto profilo, alla creazione di una rete di controllo globale, di sorveglianza permanente, gestita e sfruttata dai Governi, per imprigionare l’intera umanità come mai prima d’ora. Accortosi della falsità delle istituzioni governative – pupazzi di mega-aziende e di strapoteri di agenzie d’intelligence – che supportavano (o al più erano indifferenti) violazioni di privacy e tali sistemi capillari di controllo indiscriminato della popolazione intera che faceva uso di sistemi tecnici, decise di fuggire dal suo luogo di lavoro e far conoscere al mondo, tramite giornalisti indipendenti, la realtà di questa prigione virtuale. Ogni cellulare spiato, ogni dato archiviato, ogni mail, ogni telecamera, ogni telefonata, ogni audio, ogni messaggio, ogni video, ogni foto, ogni cosa resa algoritmo e archiviata in modo permanente.
Naturalmente gli sforzi da parte dei Governi, Stati Uniti e GB su tutti, di far passare Snowden come un vile criminale oppure una misera spia al soldo del miglior offerente, furono intensi ma non servirono a molto. Il fuoco della verità e della sincerità delle parole di questo giovane, arrivarono al cuore e alla mente di molti. Le sue rivelazioni strapparono definitivamente il velo di Maya sulla Tecnica, il volto del Sistema era quello: un’immensa prigione dominata da algoritmi che immagazzina dati, vite e informazioni senza freni, il cui unico fine è uno soltanto, il totale perenne ossessivo controllo.

Dietro la maschera, la macchina è un algoritmo letale
Eccoci a questo punto giunti alla conclusione – che tale poi non sarà visto le continue follie tecno-progressiste (pseudo tali) tra Elon Musk con i suoi chip e i deliri di Gates che ci tengono sempre costantemente in allarme – dove si concretizza alla nostro coscienza, con palese drammaticità, il fatto in merito al quale il Sistema tecnico è da sempre in guerra contro l’uomo. Da sempre. Ci è stato sempre insegnato il contrario, ma così non è mai stato. Si pensi ad i suoi “figli”..i Social hanno distrutto la vera socialità, le chat annientato la sana comunicazione, le emoticon incenerito gli stati d’animo reali, ecc..Il Sistema vuole la nostra fine, ma per farlo è attualmente nella fase di guerra fredda. Sa che molti si sono resi conto della sua natura omicida, quindi cosa fa? Si maschera, grazie ai mezzi di propaganda e al Dio consumo, sa che può “vendersi” meglio e che al contempo può comprare l’uomo d’oggi. Si vende come green (auto elettriche), come sicuro (auto a guida autonoma, case gestite da IA, robot d’ogni sorta, ecc..) come caritatevole e avveniristico (chip sottocutanei per salvare paralizzati e altri vittime di patologie invalidanti), ma si prepara, dopo aver lusingato in tal modo l’uomo, dopo aver comprato il suo corpo con l’ibridazione di componenti meccanici e “senzienti”[7] (fenomeno che sta rapidamente prendendo piede, anche se oggidì, più che in campo medico, sembra esser maggiormente diffuso come sistema di pagamento e informazioni rapide[8]), il Sistema avrà gioco facile nel fare la sua scelta definitiva, su cui ha lavorato – con la complicità suicida dell’uomo servo del capitale e della sua mancanza di umanità – per oltre 200 anni: annientare totalmente l’Uomo. Dopo che il sistema consumistico ha incenerito ogni suo ideale, dopo che la macchina ha sfibrato ogni sua forza fisica convincendolo che ciò fosse un bene, dopo che l’algoritmo ha etichettato e imprigionato la sua vita in una gabbia invisibile e permanente, l’ultimo passo sarà per l’uomo l’ultimo “progresso”, anche se sarà molto breve, troppo per accorgersi della sua follia, e di lui più nulla.
[1] Vedi anche la figura del poeta Pier Paolo Pasolini a tal proposito, ovvero in merito all’interesse del Potere di creare un uomo ad hoc, di base consumatore.
[2] Si pensi oggidì a quanti si sentono anti-conformi, rappresentando invece la summa costante dell’omologazione che in un determinato momento rappresenta la tendenza specifica imposta dal potere.
[3] Sembra quasi, in questi anni, inevitabile la rivalutazione di film come Terminator con uno sguardo più documentaristico-sociologico che fantascientifico e Hollywoodiano.
[4] Pubblicato, tradotto con tutte le note originali, in edizione completa e con vasta introduzione e analisi dal sottoscritto, potete trovarla su andrealarsen.it o su Amazon
[5] In verità vi furono anche scritti precedenti dove Kaczynski affrontava alcuni di questi temi, ma mai con così strutturata e ragionata analisi come nel suo Manifesto “La società industriale e il suo futuro”.
[6] Fondamentale sui temi di trasvalutazioni semantiche e fenomenologia dei mass media e degli strumenti tecnici, si legga la sua opera forse più famosa “Gli strumenti del comunicare”.
[7] Chip neurologici, vedi Neuralink, una delle realtà più in vista ma non la sola.
[8] In alcuni paesi del Nord Europa vi sono dipendenti con microchip sotto cutanei al posto della scheda d’ingresso al lavoro e persone che hanno il loro chip sottocutaneo per pagare senza portarsi dietro le carte di credito.
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