Transumanesimo, ideologia del mondo terminale

da Elio Della Torre

Cinquant’anni dopo, se fosse stato ancora in vita, avrebbe scritto Evola, dopo il Superamento del romanticismo (1928), il Superamento del naturismo (1933), il Sorpassamento del superuomo (1934) e dell’idealismo (1935) nonché Di là del superuomo (1938), un saggio dal titolo Sorpassamento del transumanesimo
L’interrogativo non è poi così tanto peregrino, perché il vero volto che si cela dietro la maschera del cosiddetto transumanesimo dei nostri giorni non è nient’altro che la riproposizione aggiornata e 2.0 del sovrumanesimo quale mito del vitalismo e del naturismo, dell’individualismo prometeico e antitradizionale, del superomismo nietzschiano, del faustiano e sfaldante romanticismo. 
Grazie agli studi di Evola su citati, in parte pubblicati sulle pagine di Diorama filosofico (e riediti da Cinabro Edizioni nel 2019), possiamo dirci immunizzati da tali epidemie moderniste: l’uomo della Tradizione non può e non deve aspirare ad essere un novello Prometeo dei tempi ultimi ma un fedele custode del Fuoco nel buio della notte più lunga. 

C’è, infatti, un unico filo oscuro che regge e lega tutti questi fenomeni dissolutori lucidamente evidenziati da Evola nei suoi scritti sui Superamenti, quanto mai necessari oggi come ieri (e tutti raccolti nell’omonima antologia curata da Marco Iacona per le Edizioni Controcorrente). L’individuo che titanicamente si afferma come volontà di potenza e di vita, che supera dionisiacamente i limiti e le condizioni «umane troppo umane», che sfida luciferinamente il cielo e le stelle, che non si sottomette eroicamente alla volontà divina e con essa collabora e per essa combatte ma che, con ostilità viscerale per l’impassibilità apollinea degli eroi, si illude di dominare il mondo con la tecnica di cui è creatore: questi è il nemico da combattere, il pericolo da evitare, la contraffazione da smascherare. 

L’uomo transumano è davvero l’ideologia terminale dei tempi ultimi, l’ultimo stadio di una degenerazione dell’uomo che ha mosso i suoi primi passi con l’umanesimo cinquecentesco, che è cresciuta con il razionalismo illuminista settecentesco, che è maturata con l’individualismo ottocentesco, il vitalismo romantico, il superomismo nietzschiano e il futurismo delle macchine e che ora si è evoluta nel sovraumanesimo robotico. 

Robot sul mare di nebbia è il titolo della copertina dell’ultimo libro di Cinabro Edizioni firmato da Gianluca Marletta (Transumanesimo. Maschera e volto della post-umanità): non è la copertina dell’ennesimo libro già scritto e infatti già recensito prima di uscire, il solito concentrato di strali bigotti e moralistici di chi accusa di stregoneria e attacco alla Chiesa i nuovi benefattori dell’umanità; non è una copertina involontariamente e casualmente evocativa di un immaginario percepito ma non compreso. L’immagine prescelta, volutamente creata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, è l’espressione dell’intenzione consapevole di associare e denunciare fenomeni pseudoculturali, dalle neoassunte fattezze pseudoreligiose, solo apparentemente distanti e tra loro distinti. 

Il mito della volontà di potenza, unito indissolubilmente al mito delle evolutive «magnifiche sorti e progressive», si è ora artificialmente proiettato sull’avvenire grazie alle conquiste della tecnica e della robotica: ai limiti della bestialità dell’uomo-animale piegato su sé stesso, incapace di levare lo sguardo alle stelle, si propone di sostituire l’artificialità dell’uomo-macchina sorretto dalle leve della tecnica e della robotica. Anziché superare il limite dei bisogni materiali attraverso l’accettazione, la sopportazione e la sottomissione che, secondo gli insegnamenti tradizionali, conducono alla vera e reale liberazione dello spirito dalle gabbie della cieca materia, il transumanesimo si prefigge l’obiettivo di superare i limiti della morte, della malattia, della sofferenza attraverso l’affermazione della potenza dell’uomo prometeico che, con lo sviluppo tecnologico, scientifico, industriale di cui è artefice, intende dominare, favorire, guidare e non più subire l’evoluzione della specie umana: «è possibile ed auspicabile – si legge nel Manifesto dei Transumanisti italiani del 2008 – passare da una fase di evoluzione cieca ad una fase di evoluzione autodiretta consapevole». All’evoluzionismo autodiretto si associa la futuristica passione per l’avvenire: «divenire» è la parola d’ordine lanciata contro la «prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale» […]

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