Per comprendere tutto ciò che sta accadendo nel nostro mondo oggi, la questione del Transumanesimo riveste un’importanza fondamentale – diremmo ‘chiave’ – per un’analisi compiuta. Prima di tutto, occorre capire a cosa siamo di fronte quando parliamo di ‘Transumanesimo’: l’uomo nuovo a cui fa riferimento proprio il Transumanesimo viene teorizzato da Yuval Harari e da altri studiosi – anche se a mio parere il precursore fu Francis Fukuyama – ma addirittura le radici e i semi del Transumanesimo vengono posti sin da Jean Jacques Rousseau. Ad ogni modo, colui che viene teorizzato come uomo nuovo è proprio quello di cui parlava Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra: quando l’autore tedesco si riferiva all’uomo nuovo – quello che ha ‘ucciso Dio’ ed è posteriore alla ‘morte di Dio’ – egli stava parlando esattamente di noi, della nostra condizione dei giorni d’oggi. Nietzsche morì il 25 agosto del 1900, dunque più di cento anni fa, eppure aveva già delineato e formalizzato ciò che sarebbe successo oggi.
Per definire l’uomo nuovo Nietzsche impiegava simboli e metafore e tra queste ne esiste una particolarmente interessante dal punto di vista dello scientismo che oggi domina il nostro mondo: egli affermò che «L’uomo nuovo, l’uomo del futuro, l’uomo che ha ucciso Dio, l’uomo senza Dio, l’uomo che sarà presente nella morte di Dio avrà a disposizione un mondo senza più dolore, un mondo nel quale saranno somministrate un po’ di droghe tutto il giorno, per essere felici sempre, e tante droghe alla fine per essere felici nel trapasso». Si coglie immediatamente la profonda attualità di queste intuizioni: Nietzsche aveva previsto addiritura l’eutanasia, argomento di grande attualità persino in molti consigli regionali italiani.

Dunque, se Nietzsche anticipò la condizione dei giorni nostri, il primo scienziato – un politologo, per l’esattezza – che parlò esplicitamente di ‘uomo nuovo’ e del suo contesto – che ben conosciamo – fu Francis Fukuyama negli anni ‘90, il teorizzatore della ‘fine della storia’. Fukuyama preferisce usare questa metafora piuttosto che quella della ‘morte di Dio’ in quanto sicuramente più accessibile e immediata. Egli afferma: «i grandi blocchi contrapposti sono finiti. Un blocco ha vinto, il blocco occidentale ha vinto: quindi la storia è finita». Così, seguendo Fukuyama, possiamo riferirci alle dinamiche tipiche del globalismo teorizzate una volta per tutte da Immanuel Kant nel Discorso sulla Pace Perpetua. Fu, infatti, Kant il primo a teorizzare il globalismo e a sostenere che, in un mondo nel quale tutti commerciano con tutti, non ci sarebbero state più guerre. Ebbene: oggi stiamo constatando che avviene esattamente l’opposto; nel mondo globale e globalizzato, nel quale tutti sono obbligati a commerciare con tutti, le guerre non sono affatto finite. Anzi, sono ancora più dure e spietate che nel passato. E, ancora più che nel passato, vengono utilizzate come mezzo per dirimere le questioni politiche e geopolitiche.
Così, tra Nietzsche, Kant e Fukuyama, possiamo affermare che il Transumanesimo si delinea nella presa d’atto di coloro che hanno accettato la ‘morte di Dio’ e l’hanno addirittura accolta di buon grado, come qualcosa di positivo, come il nuovo manifesto dell’umanità. Nietzsche non fu affatto originale quando denunciò la ‘morte di Dio’: Orazio, duemila anni prima di lui, l’aveva già annunciata e molti altri ne avevano già parlato. L’originalità di Friedrich Nietzsche consiste, però, nel sostenere che: «Dio è morto e noi l’abbiamo ucciso», ossia l’ha ucciso l’uomo che ha accettato che ‘morisse’: questo è l’inizio della post-modernità e del pensiero post-moderno. Su questo presupposto, dunque, ha inizio il Novecento ed il pensiero post-moderno in nuce, pensiero che dopo la Grande Guerra fiorirà e darà vita alla società protagonista dei nostri giorni, ossia la società della ‘morte di Dio’, quella che non può più prevedere un uomo ‘a immagine di Dio’, ma che deve elaborare un uomo alternativo – un uomo nuovo – a quello teorizzato non solo dal Cristianesimo ma anche da tutte le culture pre-cristiane che sono sempre state religiose e hanno posto il Sacro al centro della propria esistenza. Tutte le culture tradizionali, compreso il Cristianesimo, si rivedono e si rispecchiano nella Grande Tradizione, quella primordiale, con la T maiuscola, quella descritta e trasmessa da René Guénon, Elémire Zolla, Plotino e da tutti i grandi pensatori medievali; in quella Tradizione è possibile ancora oggi scorgere l’uomo che è consapevole di esser stato creato ‘a immagine di Dio’ e di conseguenza conduce la propria esistenza. Ma, una volta avvenuta la terribile ‘uccisione di Dio’, una volta creato il ‘mondo senza Dio’ – cioè, quello nichilista –, l’uomo non sa più riconoscersi come colui che è stato creato ‘a immagine di Dio’: quindi, egli deve necessariamente travalicare, calpestare e oltrepassare la vecchia idea di uomo, per costruirne una nuova. In questo passo consiste il Transumanesimo […]
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