Sul conflitto in Ucraina si può affermare che l’Occidente ha confuso i propri desideri con la dura realtà?
Non parlerei di Occidente. Per Occidente si intende un agglomerato di nazioni con una matrice culturale comune, unite nelle iniziative politiche e militari. In Ucraina, invece, l’iniziativa è degli angloamericani fin dal 2014 e dal golpe-Maidan. Non lo dico io, ma Victoria Nuland, il sottosegretario USA che, nel 2016, incalzata da un senatore repubblicano sul grado di controllo sull’Ucraina, ammise «un controllo totale», mediante «consiglieri in sedici ministeri». È di tutta evidenza, dunque, che gli angloamericani si servono di un’Europa sempre più addomesticata, dove chi cerca la verità è bollato come ‘putiniano’.
L’ultimo dei Suoi libri, edito da Il Cerchio, si intitola L’ultima guerra contro l’Europa.
Ai tempi della Guerra Fredda la NATO ha avuto un fondamentale ruolo difensivo dal regime comunista; dopodiché si è trasformata in uno strumento aggressivo. Ora, i due maggiori azionisti della NATO sono gli angloamericani, mentre gli altri non contano nulla: il linguaggio nell’Alleanza lo impongono loro e gli altri seguono. Una difesa europea integrata nella NATO non serve a nulla, perché la NATO funziona già benissimo così: comandano gli angloamericani. Del resto, il conflitto in Ucraina non è che l’ultima guerra contro l’Europa, che segue le precedenti. Si pensi a quelle dei Balcani, ridotti ad avamposto del terrorismo pseudo-islamico. Oggi il traffico di armi che arriva in Belgio e in Francia parte da Kosovo e Bosnia, a bordo dei camion: compro a 400 dollari a Pristina, vendo a 2500 dollari a Bruxelles. Ancora, va ricordata l’aggressione della Libia del 2011, iniziata sempre dagli angloamericani assieme ai francesi e contro gli interessi italiani: la gestione fu totalmente in mano alla NATO e l’Italia si adeguò di conseguenza. Stavolta, però, la guerra in atto è probabilmente anche l’ultima: quella che seppellirà l’Europa, togliendole il primario rilievo economico. L’Unione Europea era un caso – più unico che raro nella storia – di massima potenza economica mondiale senza essere, al tempo stesso, una potenza politica o militare, potendo contare sull’energia illimitata e a buon mercato dalla Russia. Un’eccezione prossima alla scomparsa.

In tutto ciò, nella comunicazione mainstream si fatica a distinguere l’informazione dalla propaganda. E i toni si fanno sempre più guerreschi: dall’invio di contingenti europei alla minaccia dell’atomica…
La propaganda nostrana è molto peggiore di quella russa perché un Paese che entra in guerra ha delle esigenze mediatiche che prevalgono sui diritti e sulle libertà individuali: deve mantenere il fronte interno saldo. Ciò vale sia per l’Ucraina che per la Russia. Quando si entra in guerra compaiono ‘leggi speciali’: in Russia se critichi la ‘Operazione Militare Speciale’ stai insultando le forze armate che combattono e muoiono per la patria e vai in galera. Lo stesso avviene se in Ucraina parli di ‘guerra civile’ e sostieni i diritti dei russofoni. Ciò che invece è ignobile nella censura e nella disinformazione a mezzo stampa italiana è che noi in guerra non ci siamo. Tutti i giorni viene trasmesso il messaggio che l’Italia sta solo aiutando gli ucraini a difendersi: si propagandano cose insulse, si censurano opinioni diverse e si silenzia la stessa informazione russa, che invece andrebbe seguita: ascoltare solo una campana non aiuta a capire come stiano andando davvero le cose sul fronte. Ma in Europa e in Italia i media sono a servizio della politica. Quindi, se la politica mente, i media si allineano ubbidienti, come abbiamo visto con la narrazione dell’era Covid. È una forma di ‘autopronismo’ e mi aspetto che i giornalisti vengano decorati dal Presidente della Repubblica per aver tenuto alto il prestigio nel campo dell’informazione, non certo da Zelens’kyj per i servigi resi all’Ucraina, come è accaduto! L’informazione-propaganda però fa perdere lettori, perché oggi il pubblico è più scafato del passato e pensare che chi fa informazione possa fare anche propaganda è un errore gravissimo: mentre l’informazione per essere dignitosa deve fotografare la realtà, la propaganda deve rovesciarla. La propaganda deve convincere. Non un lavoro che puoi far fare a un cronista: richiede dei professionisti. E, infatti, la propaganda su ampia scala fu ideata proprio nei regimi totalitari […]
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