Il problema principale, quando si parla della NATO, è rappresentato da un fraintendimento di fondo. O, per essere più brutali ed espliciti, da una menzogna ancora viva nelle menti dei più. Ossia quella secondo cui l’Alleanza Atlantica sia, sostanzialmente, un’organizzazione sorta per scopi difensivi.
Cosa che non è affatto, e che mai è stata.
Bastano le date di nascita a confermarlo. La NATO nasce nel maggio del 1949, quale attuazione della Dottrina Truman. Il Patto di Varsavia arriverà dopo diversi anni, solo nel 1955.
Certo, prima c’era il Cominform. E Stalin era, come si suol dire, una brutta bestia. Ma la sua dottrina era quella della realizzazione del Socialismo in un unico stato. E poi l’URSS aveva sì acquisito un impero, ma era uscita stremata dalla guerra. Di certo non era in grado di sfidare la potenza atomica statunitense.
Le cose andarono come andarono. E l’equilibrio del terrore garantì all’Europa occidentale un quarantennio di pace. Sotto l’ombrello americano. Mentre nel resto del mondo le due superpotenze si sfidavano in una sanguinosa partita a domino.
I problemi, in verità, cominciarono con il crollo del Muro di Berlino e dell’impero Sovietico.
In spregio a tutti gli accordi tra Reagan e Gorbacev, la NATO cominciò a espandersi verso Est, divorando tutti i vecchi satelliti di Mosca, la quale viveva la terribile crisi degli anni, folli e criminali, di Eltsin.
Poi, fu valicato anche il limite da tutti considerato inviolabile, quello dei Paesi Baltici: Estonia, Lettonia e Lituania entrarono a far parte della NATO. Senza contraccolpi. Perché la Russia, ancora, non era in grado di reagire.
Così, era ormai palese che la NATO altro non fosse che lo strumento politico-militare con cui Washington intendeva circondare la Russia, e farle subire la più classica politica del carciofo. Spogliandola di una foglia alla volta, sino a ridurla al vecchio Principato della Moscova. Uno staterello regionale, ininfluente sul piano geopolitico generale.

Inevitabile, allora, che tale strategia provocasse, a lungo termine, la reazione del Cremlino. Come si doveva comprendere già nel 2008 nel breve conflitto tra Georgia e Ossezia, quando l’esercito russo arrivò, in pochi giorni, alle porte di Tbilisi. In quell’occasione la NATO, che stava cercando di inglobare la Georgia, si fece trovare impreparata. E il segnale che, con quell’iniziativa, Mosca mandava era estremamente chiaro ed inequivocabile: non procedere oltre.
Tuttavia, non fu compreso. E, a partire dai fatti di Piazza Maidan nel 2014, quando le proteste di piazza alimentate dagli USA e dalle potenze occidentali portarono alla ‘rivoluzione ucraina’ e all’ingresso di Kiev nell’orbita USA-UE, la strategia della NATO ha ripreso a marciare in Ucraina. Una strategia molto meglio preparata e articolata. E, ovviamente, molto più minacciosa per la Russia […]
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