Conservatori: una visione del mondo

da Gennaro Malgieri

Conservare è istintivo. Connesso alla natura umana. Fa parte del codice genetico della persona. Non si dissipa ciò che si ama. A cominciare dalla vita. E poi si continua con gli affetti, le passioni, le memorie. Tutto questo, e altro ancora, può essere codificato in una dottrina? Credo di sì. E ritengo che il conservatorismo nasca in questo modo: il tentativo di non perdere nulla d’essenziale e tradurlo in una politica dello spirito. La consapevolezza di vivere per lasciarsi qualche cosa dietro, formare un’eredità riconoscendo, al tempo stesso, di essere eredi è un modo di guardare alla vita in una forma che la trascende e contemporaneamente la rinnova. «Chi non pensa che lo scopo dell’esistenza si realizzi nel breve istante, nel momento, nel tempo dell’esistenza stessa è un conservatore», scriveva Arthur Moeller van den Bruck.

E, lucidamente, avvertiva che il conservatore, al di là delle definizioni politiche più o meno resistenti all’usura del tempo, «sa che la nostra vita non è sufficiente a creare quel che si propone lo spirito, la volontà, la forza decisionale di un essere umano. Egli vede che in quanto uomini nati in un momento determinato sempre e soltanto portiamo avanti quell’opera che altri hanno intrapreso, e che lì dove noi interrompiamo la nostra opera altri, a loro volta, la porteranno avanti. Egli vede il singolo uomo passare, ma vede permanere l’insieme del nostro operato. Egli vede l’attività fruttuosa di generazioni nelle applicazioni di una sola idea. Ed egli vede nazioni adoperarsi nella costruzione della loro storia».

Si può dire che, da questo punto di vista, il conservatore possiede il ‘senso della storia’ a differenza del progressista, che lo nega, o del ‘reazionario’, che neppure si pone il problema di salvaguardare ciò che merita di essere salvaguardato, ma si limita a reagire, con un moto contrario, a eventi che tendono a modificare l’ordine costituito, quale esso sia. Se il progressista nega la continuità alla storia – convinto che soltanto da un certo momento in poi è sorto ciò che merita di essere preservato e considera tutto ciò che c’è stato in precedenza come avvolto nelle tenebre – il conservatore, ammoniva sempre Moeller van den Bruck, «distingue tutto quel che è avventizio, casuale e privo di consistenza, da quel che bisogna conservare in quanto valore. Egli riconosce quel che permane. Egli riconosce quello che dura. E antepone la sua prospettiva, che abbraccia un lungo tempo in un vasto spazio, a ogni prospettiva di scarso respiro e limitata nel tempo».

Ma c’è dell’altro che qualifica il conservatorismo ed è la visione di un ‘eterno ritorno’ in tutte le vicende umane. Perciò si può parlare di ‘conservatorismo creativo’, capace di rinnovare i valori della persona e del popolo nelle istituzioni politiche e sociali. Esso si distingue dal tradizionalismo sterile e dalle scopiazzature che vanno dai neo-conservatori, responsabili dei disastri mediorientali e delle ‘primavere arabe’, ai teo-cons integralisti e sostenitori del primato americano: gli uni e gli altri provenienti dalla scolastica di Berkeley, dove la dottrina prevalente negli anni ‘70-’80 era quella trozkista. E da non confondere con gli pseudo-conservatori che, nella migliore delle ipotesi possono essere definiti ‘repubblicani’, come aderenti al Grand Old Party che vive in uno stato confusionario. Per comodità giornalistica si è portati a definire politici come il tycoon americano Donald Trump e il neo-presidente argentino Javier Milei ‘conservatori’, ma tali non sono per il semplice motivo che l’iperliberismo che sostengono e praticano non ha nulla a che vedere con le idee di autentici conservatori la cui impostazione ‘sociale’ è conclamata. Farsi paladini dell’abolizione della Banca centrale argentina e del ridimensionamento del ruolo dello Stato, come vorrebbe Milei, è l’esatto contrario del conservatorismo discendente da Edmund Burke (1729-1797) e ancor più dagli innovatori degli anni ‘60 come Barry Goldwater per non parlare di teorici del calibro di Russell Kirk, altro che l’isterocapitalismo dei Trump e dei Milei […]

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento