CREME E TRUCCHI PER BAMBINE: LA PREOCCUPANTE MODA DELLA BABY BEAUTY ROUTINE

da Chiara Soldani

“Ai miei tempi era diverso!”. Quante volte sentiamo pronunciare questa frase? E quante volte siamo noi stessi a pronunciarla? Brutto, bruttissimo segno. Non tanto per l’inesorabile scorrere del tempo, quanto piuttosto per le tante assurdità cui siamo costretti ad assistere (e che ci portano spesso a rimpiangere i cari, vecchi tempi che furono). Denunciamo ogni giorno questo mondo social-moderno. E non per pruriginoso fare conservatore, quanto per sottolinearne degrado e pericolosità. Insidie, subdole il più delle volte. Ben occultate sotto le mentite spoglie della tendenza, della moda. Dei “tempi che corrono” e del “mondo che cambia”. Oramai, tutto è concesso. Sdoganato, pur di non essere tacciati di anacronismo stantio. L’eccesso non è più discutibile perché, oggi, l’eccesso è normalità. E’ normale essere non binari. E’ normale svegliarsi oggi uomo e domani donna. E’ normale essere fluidi. E’ normale, persino, non Essere affatto.

Oggi è più importante apparire. Anzi, non è solo importante: è del tutto necessario. Non che curarsi e “tenerci”, come si suol dire, non sia importante. Ma farne un’ossessione e convogliarci tutta la propria energia, tempo, risorse ed attenzione è qualcosa di assolutamente discutibile. Dove diamine è andata a finire, la testa? E l’anima, il cuore? Chissenefrega! L’importante è risultare sexy, performanti. Esteticamente attraenti, sessualmente irresistibili. E invece no, cavolo! Dobbiamo eccome curare il corpo (il nostro tempio, come ricordava già l’Apostolo Paolo ai Corinzi), ma non solo. Almeno, non solo quello. C’è altro, siamo altro. Nonostante i mille prodotti che sembrano essere indispensabili se “vuoi bene a te stesso, a te stessa”. Nonostante i consigli delle influencers e le misure, diramate dai nuovi canoni di bellezza. Tutto perfetto, per il consumismo moderno. Tutto “in linea” (è il caso di dirlo) con il materialismo che snobba e calpesta lo spirito. Un grande inganno. Uno stridente canto delle sirene, tanto ammaliante quanto pericoloso.

IL TEMPO DELLE OSSESSIONI E DELLE MANIE

E’ il mondo delle ossessioni, delle manie: chissà cosa ne direbbe il Maestro, eterno, Franco Battiato. Ossessioni e manie da scampare, onde evitare doverne essere curati. Ma è la fragilità che fa vacillare. E’ la paura di non essere accettati per come siamo: di non essere “mai abbastanza” che porta, sbagliando, ad omologare. Ad omologarsi, pur di incarnare un certo standard, pur di piacere ed essere incensanti non tanto per chi siamo quanto per quello che sembriamo. Nessuna libertà, in questo. Solo sbarre invisibili e spazi angusti che costringono le persone a (non) essere quello che non sono. Quante responsabilità e colpe hanno i contemporanei “maestri di vita”? Gli “esempi da seguire” e “modelli da emulare”? Hanno tante, tantissime responsabilità. E tante, tantissime colpe. I social pullulano di contenuti edonistici, sono una vetrina dove “mi basta quello che vedo”. Senza andare oltre. Senza preoccuparsi di quanto rimanga escluso, da questo “vedere senza sentire”. La convinzione che esista solo la carne. E che solo questa sia degna di essere curata e venerata. La diseducazione promossa dalla nostra società sta proprio qui: corpo e bellezza, piuttosto che testa e anima. Una diseducazione che colpisce sempre più persone. Anzi, vittime. E sempre più giovani, talvolta giovanissime. Si chiama “Cosmeticoressia” l’ultima ossessione (ultima solo in ordine cronologico) nata e spopolata su social e TikTok. L’antico gesto del lavarsi la faccia, oggi si chiama tassativamente “skincare” (perché se non utilizziamo un inglesismo è tutto molto meno figo!). Così, arrivano sul mercato prodotti su prodotti. Bagni e camerette vengono invase da pietre per modellare gli zigomi, creme per trionfare nell’annosa battaglia contro imperfezioni e brufoli e sieri prodigiosi per “levigare la pelle” come fa la cera sul parquet. Video su video, post con tanto di “prima e dopo”, adv che si moltiplicano come fossero conigli. La cremina che ieri era perfetta, oggi è già da eliminare: perché la ricerca è serratissima e se un prodotto diventa “virale” devi immediatamente correre a comprarlo. Una bulimia che non riguarda il cibo ma che colpisce, comunque, il corpo. E lo spirito: sempre più impolverato, snobbato, stantio.

VITTIME SEMPRE PIU’ PICCOLE

Questo non è più, solo, il mondo dei grandi. Oramai, questo è anche il mondo delle piccole che giocano a fare le donne. Ma nulla di ludico e goliardico, in tutto ciò. Dimentichiamoci il gioco del rubare le scarpe alla mamma, impiastricciandosi il volto con abbondante rossetto rosso. Oggi le “piccole donne” fanno sul serio: vanno a scuola col pancino scoperto, si truccano come fanno “le grandi”, ammiccano (e non troppo velatamente) in un precoce, inopportuno e pericoloso gioco della seduzione. Bruciano le tappe, insomma. Bruciano, soprattutto, la loro tenera età. Le ragazzine (per meglio dire bambine, di oggi) sono fin troppo “sgamate”: e se già ora si sentono “donne”, che cosa faranno un domani, quando lo saranno per davvero? Domanda dalla risposta tanto difficile quanto preoccupante. Ma c’è chi non si preoccupa affatto, anzi. Fior fior di aziende e gettonatissimi brand stanno intercettando questa ghiotta fetta di mercato: per ideare prodotti e trarne guadagno. E’ il caso, emblematico, di Sephora Kids. Il colosso della cosmesi, con maxi negozi disseminati praticamente ovunque, ha ideato una linea di articoli (creme e trucchi) per la fascia d’età 8-13. Marketing e packaging sono ammiccanti: colori e luccichii. Tutto, pur di emulare la beauty routine delle mamme ossessionate e incallite. La skincare, infatti, comincia sempre prima: a 6 anni ci si “deterge e idrata la pelle” come se, di anni, se ne avessero 46. Problemi psicologici anche seri possono derivare da questa spasmodica ricerca di una perfezione inesiste. Senza dimenticare i rischi che minano la salute delle pelle, specie in età così tenera come quella delle “nuove vittime della bellezza”. Pane fragrante, per le beauty influencers (spesso poco più che adolescenti) che tappezzano i propri profili TikTok a suon di video, tutorial e pubblicità. Un ottimo modo per rincitrullire delle ragazzine il più delle volte insicure e fragili. Insicurezze e fragilità che nessuna “beauty routine” potrà mai seriamente placare.

LA FIGLIOCRAZIA

Il problema è evidentemente a monte. Come ci insegna il professor Paolo Crepet, viviamo in una “Figliocrazia” dove non sono più i grandi ad insegnare ai piccoli ma viceversa. O meglio, sono i figli a dettar legge sui genitori. Li stessi genitori che, sbagliando, diventano remissivi e concedono tutto. Perché è più comodo comprare un oggetto piuttosto che far vivere un’avventura. Perché è più facile dire “Sì” piuttosto che motivare un “No”. E le aziende, in tutto ciò? In un brodo di giuggiole! Investono su queste fasce sensibili d’età, corroborate dalle prezzolatissime #adv pubblicità. Nuovi prodotti, nuove tendenze: tutti da comprare, tutte da emulare (come quella, assurda, della “pelle di vetro-glass skin). Insomma, pare essere più importante un brufolo in meno piuttosto che un neurone in più!

LA COLPA (DI ALCUNE) MAMME

Dietro una bambina che si trucca a favore di telecamera per registrare un video su Instagram o YouTube, c’è sempre una mamma consenziente. Una mamma che quindi vede e sa e che alimenta questo pericolosissimo gioco della vanità. Oltre ai pericoli oggettivi per i minori, dati in pasto alla rete, ci sono quelli ancora più subdoli che agiscono su menti e personalità. Una cultura del consumismo e una educazione non ad una bellezza profonda e completa ma ad una estetica pretestuosa e volubile. Madri che non si rendono conto di quanti danni stiano recando alla pelle (è il caso di dirlo) delle proprie figlie. Madri superficiali e capricciose che portano già la propria bambina dall’estetista per “farsi le unghie”. Madri che preferiscono truccarsi per ore piuttosto che preparare una torta con amore. Perché è più utile insegnare come si faccia il contouring (tecnica di make-up) e non come si realizzi una frolla per una buona crostata (troppo antico e patriarcale!). Queste mamme sono carnefici. Ma prima ancora, sono esse stesse delle “povere” vittime.

Bambine precoci, instradate nel luccicante mondo del fashion e del beauty dalle serum moms (ossessionate dalla bellezza) o dalla almond mom (la “mamma mandorla”, fissata con diete e calorie). La generazione Alpha (ovvero i nati dopo il 2010) è la più sensibile. La stessa generazione alla quale sarebbe bene regalare un libro in più ed un trucco in meno. Dalla generazione Alpha a quella Omega, bisognerebbe insegnare la cura sana del corpo ma, prima ancora, quella inestimabile del cuore. Della mente e dello spirito. Altro che skincare e beauty routine.

TI E’ PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento