L’insegnamento di Evola

da Marco Rossi

A cinquant’anni dalla sua morte è forse giunto il momento di poter parlare, in modo franco, leale e ‘oggettivo’, di Julius Evola: uno dei personaggi più discussi e controversi della cultura italiana del Novecento.  La recentissima e ottima biografia del filosofo-esoterista pubblicata da Andrea Scarabelli, per Bietti editore, potrà aiutare tutti quelli che hanno interesse alla non facile ricostruzione storica di un itinerario intellettuale, umano e spirituale assolutamente particolare, che non si presta per nulla ad essere incasellato negli schemi della cultura odierna, tanto meno nel politicamente corretto di ogni ordine e grado.   In questa sede però vogliamo ricordare alcuni aspetti dell’opera e del personaggio Evola, i quali riteniamo di particolare interesse soprattutto per coloro che ‘cercano’ non solo suggestioni e shock emozionali potenti, ma soprattutto indirizzi e prospettive di sviluppo dell’anima e dello spirito; insomma una piccola summa dell’Evola educatore.

Scandalosamente ‘Evola educatore’ probabilmente farebbe sorridere lo stesso Evola, ma non sempre il filosofo romano si esprimeva così chiaramente: spesso adombrava, faceva battute taglienti o meglio parlava a più registri. Di una cosa però possiamo essere certi, il suo messaggio è sempre stato indirizzato a una élite, a una minoranza qualificata. Dall’avanguardia futurista e dadaista alla filosofia dell’Individuo assoluto, infine alla scoperta della tradizione esoterica, tutto in Evola si proietta oltre la normalità di ogni epoca e latitudine dell’Occidente contemporaneo; e in questo panorama l’Italia, dove ha vissuto, in fondo non l’ha trattato così male come talvolta è sembrato.  Chi non condivide ciò, apprenda dalle pubblicazioni di Thomas Hakl cosa significasse parlare di Evola fuori d’Italia dopo il 1945: in questo mondo contemporaneo del Kali Yuga non si può, infatti, parlare di élites, a meno che non si tratti delle élites buone di Davos, quelle dei Padroni del mondo che si spacciano per filantropi, perché nelle liberal-democrazie occidentali non si può escludere nessuno e tutti devono essere eguali. Da questo punto di vista Evola è sì un educatore severo e spietato, ma la sua durezza non è un dato soggettivo del suo carattere, quanto piuttosto un dato oggettivo della realtà, della «verità effettuale», direbbe Machiavelli: una disciplina realistica alla quale Evola per primo si è sottoposto.

Alla dura constatazione delle differenze, Evola ha aggiunto poi l’amore per l’azione pura, per il combattimento che si disinteressa totalmente del risultato, in pratica una riedizione in pieno Novecento della Bhagavad Gita, del sacrificio totale per un’idea, un principio, un valore spirituale. Una magistrale lezione di vita, dunque, che ha aiutato a comprendere tutti gli eroi romantici e tutti quelli che hanno dato la vita per un ideale, per qualsiasi ideale. In più, Evola ha saputo indicare qui la spiritualità che stava dietro, da sempre, a questa vocazione dell’anima. 

Per un altro fondamentale aspetto Evola ha chiarito qualcosa che alla coscienza nostra mancava, paradossalmente: infatti, proprio in Italia – sede di Roma, del Rinascimento e dell’idolatria europea per la Civiltà Classica, dove da mille anni si esaltavano le virtù militari, ingegneristiche, urbanistiche, letterarie e persino idrauliche degli antichi romani – ebbene Evola ha saputo svelare che dietro la grandezza di Roma c’era innanzitutto la sua possente spiritualità, il rito, il Sacro, la Pax Deorum, attraverso una concreta Pietas che univa il mondo degli Dei a quello degli uomini. Comprensibilmente, il Cristianesimo aveva nascosto una tale evidenza tanto che, dopo l’Umanesimo, tutti esaltavano le grandezze politiche, militari, artistiche – insomma materiali e ‘troppo umane’ – e non vedevano la grande causa che stava all’origine di un tale prodigio, di una così possente civiltà che, come diceva Rutilio Namaziano, aveva fatto di «genti diverse una sola città». Così, Evola svela il Sacro e il vero motivo della grandezza di Roma; in più, colloca quella religione e quella civiltà in un contesto macro-storico convincente, spregiudicato, ma che ancora regge perfettamente alle più svariate critiche ‘oneste’ accademiche […]

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