Ripartire da Evola

da Rigenerazione Evola

Sono passati cinquant’anni dalla scomparsa fisica di Julius Evola, che aveva seguito di poco meno di un anno quella di Adriano Romualdi, il primo di coloro che da Evola avrebbero dovuto raccogliere il testimone. Eppure, a distanza di mezzo secolo, l’eredità di Evola è ancora preziosa e, soprattutto, attuale, di fronte al progressivo disfacimento della civiltà umana, attaccata con sempre maggiore forza distruttrice dalle forze moderniste. Il genderismo e il transumanesimo dilaganti costituiscono la testa d’ariete dell’azione controtradizionale in questi tempi ultimi: l’obiettivo finale è snaturare l’essenza stessa del Creato e, in primo luogo, della primizia della creazione, cioè l’essere umano.

Non si tratta più, infatti, ‘soltanto’ di sradicare l’uomo in relazione agli specifici riferimenti spazio-temporali di questo mondo – etnici, territoriali, economici, culturali, sociali, affettivi e familiari, religiosi, ecc. – ma di alterarne la natura stessa in termini assoluti, fino a cercare di rielaborare le figure archetipiche dell’uomo e della donna, per arrivare a generare una ‘nuova’ entità, ibrida, priva di una identità definita in termini spirituali, psichici, biologici, sessuali (la parodia invertita dell’androgino primordiale), chiamata a ‘vivere’ in realtà sempre più virtuali come il metaverso: intelligenza artificiale e biorobotica supporteranno tale azione sovvertitrice. 

In questo contesto apocalittico, Julius Evola, nonostante il tempo trascorso, è ancora in grado di parlarci con sorprendente attualità. Rispetto ad altri autori della Tradizione (con la T maiuscola) di straordinaria importanza e, talvolta, di maggiore centratura in termini metafisici, come René Guénon, Evola è stato infatti capace di applicare la dottrina tradizionale e i suoi principii a diversi dominii del mondo ‘profano’, se così possiamo definirlo: dalle arti alla letteratura, dalla concezione dello Stato a quella dell’economia, dall’antropologia al costume, dallo sport all’esperienza alpinistica, e così via. 

Questa apertura onnicomprensiva di Evola ha trovato sicuramente forma compiuta nel secondo dopoguerra, quando il nostro, oltre a pubblicare altre importanti opere – Orientamenti, Gli uomini e le rovine, Metafisica del sesso, L’Operaio nel pensiero di Ernst Jünger, Cavalcare la tigre, l’antologia L’Arco e la Clava, ecc. – e averne curate altre di diversi autori – da Oswald Spengler a Otto Weininger, Mircea Eliade, ecc. -, collaborò con decine e decine di articoli per innumerevoli riviste, periodici e giornali […]

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