Uomo, colpevole in quanto tale

da Raffaella Frullone

È vero: è primavera inoltrata, marzo è ormai passato. Però si sa, anche il tempo è fluido ormai. San Valentino dura una settimana, con Baci Perugina disseminati ovunque dalla Candelora. Halloween si prende almeno un mese – non fa in tempo a ricominciare la scuola che zucche e costumi da fantasmi spuntano dagli scaffali del supermercato – e l’Otto Marzo dura tutto l’anno. Proprio ‘Lottomarzo’ è ormai una sorta di brand, un marchio potentissimo. La giornata internazionale della donna. La data ormai è solo una convenzione. Serve solo a segnare il solito appuntamento, scontato come un Pandoro Balocco in Quaresima, con la manifestazione del collettivo femminista Non Una Di Meno. Quest’anno, si legge sul sito del gruppo, è stata organizzata: «una giornata di lotta e visibilità contro la violenza patriarcale, attraverso la forma dello sciopero globale produttivo e riproduttivo, con lo slogan “Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo”. Scioperiamo dal lavoro dentro e fuori casa per evidenziare il nesso tra il lavoro produttivo e quello riproduttivo […] la lotta alla violenza di genere è lotta per l’autonomia, per il salario minimo e per il reddito di autodeterminazione».  Che noia, sempre il solito ritornello.

Che poi prosegue: «è anche lotta per un welfare includente, aperto e garantito, senza il quale il lavoro di cura ricade sempre di più sulle donne, rendendole più esposte allo sfruttamento e alla violenza. Sappiamo quanto sia difficile scioperare per chi da troppo tempo ha visto crollare il proprio potere d’acquisto, per via del carovita e di salari rimasti fermi e di contratti indecenti. Quest’anno però, dopo le grandi manifestazioni contro la violenza sulle donne e la violenza di genere, e dopo l’ondata di indignazione per i femminicidi che hanno continuato a susseguirsi al ritmo di uno ogni due/tre giorni, qualcosa è cambiato. Maschilismo e patriarcato sono diventate parole diffuse, su cui donne e uomini hanno iniziato a interrogarsi anche al di fuori delle nostre cerchie».

Su quest’ultimo aspetto, che dire, hanno ragione: qualcosa è cambiato. Infatti, sul podio dei mali del mondo, ora troneggia il patriarcato, seguito solo da Putin e dal riscaldamento globale. Qualunque cosa significhi. «È un sistema sociale in cui il potere è in mano agli uomini» bacchettano. Eppure, mentre scriviamo, il Presidente del Consiglio è una donna, Giorgia Meloni, il Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen è una donna, il Presidente del Parlamento Europeo è una donna, Roberta Metsola, e alla guida della Banca Centrale Europea c’è sempre una donna, Christine Lagarde, mentre Kristalina Georgieva è alla guida del Fondo Monetario Internazionale. Potremmo anche andare avanti, ma questo elenco già smentisce il non detto, ossia che gli uomini siano, nella migliore delle ipotesi, dei nemici che non vogliono lasciarci spazio nella società. Però viviamo in un’epoca in cui è questo il messaggio che si vuol far passare: l’uomo è un nemico e il minimo da fare di fronte a lui è stare guardinghi. Sì, perché a un certo punto della storia la mascolinità è diventata ‘tossica’. A gennaio 2019 l’APA (American Psychological Association) pubblicava una guida interna nel quale si metteva nero su bianco che «i maschi che tendono a conformarsi alla ‘ideologia della mascolinità tradizionale’ sono spesso influenzati negativamente in termini di salute mentale e fisica» e che gli stessi esprimono con «l’antifemminilità la propria realizzazione, il rifiuto di apparire deboli, l’amore per l’avventura, il rischio e la violenza». È stato il primo passo. E quello che nasce oltreoceano poi arriva qui.  Ecco cosa scriveva il Corriere della Sera solo qualche mese dopo: «La ‘mascolinità tossica’ si riferisce a un particolare tipo di comportamento comunemente associato ad alcuni uomini, che promuove la mentalità dell’uomo macho, l’aggressività, la misoginia e la ‘forza’. È una sorta di mascolinità che incoraggia gli uomini ad essere un “vero uomo” che è duro e non mostra paura». La virilità è così diventata sinonimo di violenza, di prevaricazione, la forza un sinonimo di abuso. Da lì è stato un crescendo. Non stupisce quindi che lo scorso anno sia stato pubblicato un saggio, firmato dalle economiste Lucille Peytavin e Ginevra Bersani Franceschetti, dal titolo Il costo della virilità – Quello che l’Italia risparmierebbe se gli uomini si comportassero come le donne edito da Pensiero Scientifico. Si tratta, scriveva allora Repubblica, «di un’analisi dei costi che lo stato deve affrontare, anche in termini di salute pubblica, per fare fronte ai comportamenti antisociali di cui gli uomini sono i principali responsabili. Dove per comportamenti antisociali si intende l’insieme di atteggiamenti che strizzano l’occhio alla violenza e alla sopraffazione». Provate a immaginare cosa succederebbe se qualcuno pubblicasse un libro dal titolo speculare: Il costo della femminilità – Quello che l’Italia risparmierebbe se le donne si comportassero come gli uomini. Apriti cielo: saremmo ancora in fase di autoflagellazione collettiva […]

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