‘Il Re è morto’ e noi lo abbiamo ucciso

da Enzo Iurato

Il 21 gennaio 1793 il re di Francia Luigi XVI veniva decapitato per volontà di Robespierre, affinché quell’assassinio assumesse «il carattere solenne di una vendetta pubblica», che solo l’infernale macchina inventata da Joseph Ignace Guillotin (ex gesuita e medico, perfetta sintesi del duplice tradimento delle missioni sanitaria e religiosa!), poteva garantire in tutta la sua perversa simbologia col taglio del ‘capo’: infame sigillo dell’estinzione dell’Ancien Régime. Aveva così inizio il periodo del Terrore, nell’anno primo del calendario rivoluzionario; col regicidio francese che – pare… – avrebbe fatto fare all’umanità un ‘salto in avanti’, portando all’abbattimento di ogni residua istituzione tradizionale. E non è un caso se, in seguito, tutti i cospiratori (terroristi d’ogni risma) che si sono via via impossessati dei governi delle nazioni – e quindi del monopolio della violenza e dell’informazione – hanno preso a definire ‘terrorista’ chi si oppone e ribella alla loro tirannia.

Quel rituale sacrilego della decapitazione del re non venne accompagnato solo dalle imprecazioni di una demoniaca folla e dalle urla sguaiate delle megere appositamente radunate dagli ‘impresari del terrore’; esso toccò, secondo le cronache dell’epoca, profondamente il sentimento e le coscienze della gran parte della gente semplice e in buona fede, non ancora avvelenata dalla propaganda rivoluzionaria, la cui compassione noi oggi non riusciamo nemmeno a immaginare e concepire. Infatti, nonostante tanti cadaveri eccellenti siano passati sotto i ponti, non è facile immedesimarsi nell’orrore provato – forse per la prima volta, in quelle dimensioni – da una popolazione cresciuta in un clima di sacralità e intoccabilità della figura del sovrano. Indipendentemente dall’essere o meno all’altezza del ruolo ricoperto e della dignità a tal fine richiesta, non va dimenticato che colui che era re per diritto divino era tenuto a spogliarsi di ogni carattere personale e della sua stessa umanità, per assumere su di sé e rappresentare «la presenza viva ed efficace di una forza dall’alto in seno all’ordine temporale» (J. Evola). Le istituzioni di cui egli era il centro, per l’efficacia dei riti che accompagnavano e garantivano il suo potere, beneficiavano in via del tutto naturale di influenze spirituali tali che – in virtù del patto di fedeltà coi propri sudditi – venivano riversate su tutta quanta la società da lui governata, difendendola dalle forze oscure della natura inferiore e garantendo l’Ordine e la Giustizia.

Sembrerebbe quasi che certe tappe storiche dell’epoca moderna e contemporanea si siano volute marchiare con un tratto indelebile intriso di sangue, come a voler stabilire uno spartiacque fra un prima e un dopo, tra un’età irrimediabilmente chiusa e una nuova epoca dove ‘nulla sarebbe stato più come prima’. L’elenco risulterebbe lungo, ma per limitarci a qualche episodio emblematico – indipendentemente dal tipo di regime politico interessato o da una prossimità ideale e umana coi personaggi coinvolti – basterà ricordare le ‘crocifissioni’ a testa in giù di Piazzale Loreto o il tiro a segno sul presidente Kennedy, l’uccisione di Aldo Moro e l’impiccagione di Saddam Hussein, la profanazione del cadavere di Gheddafi e l’avvelenamento in carcere del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, l’autentica messa nera che sacrificò lo zar Nicola II e la sua famiglia, fino alla fucilazione in diretta televisiva dei coniugi Ceausescu in Romania il giorno di Natale del 1989: vero e proprio rituale malefico, dove nulla fu lasciato al caso, a partire dalla data scelta per l’esecuzione […]

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