Il (triste) ritorno di Ned Ludd.

da Alessandro Di Giorgio

Evitiamo malintesi e cerchiamo di essere chiari sin dall’inizio. Questo articolo verrà pubblicato online e verrà probabilmente letto su telefoni, computer e tablet tramite l’utilizzo di un Wi-Fi o più generalmente di Internet. È necessario avere le spalle coperte prima di esporre ciò che si vuole portare all’attenzione dei lettori dato che il rischio, di essere accusati di ipocrisia o incoerenza nel trattare le tematiche questo breve scritto, è dietro l’angolo. Tutto questo perché la tematica esposta (ovviamente) farà da contraltare a queste premesse. Le premesse che riteniamo elementari e basilari nella nostra (già ormai da decenni) società digitalizzata. Non occorre dilungarsi su come sia al giorno d’oggi elementare per noi spendere tempo ed energie su Internet; sia per fini lavorativi che comunicativi e sociali. Siamo ormai da mesi inesorabilmente di fronte all’alba di un cambiamento radicale che ha delineato un punto di non ritorno. La digitalizzazione, finora, ha raggiunto il suo apice: l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

Tale nuova creazione digitale ha sfondato i ranghi di diversi settori comunicativi e lavorativi, moltissimi anche appartenenti a sfere dell’intrattenimento, dell’arte e dei simbolici e contemporanei social media. L’onda d’urto che ha attualmente causato è assai straordinaria e ha già in pochissimo tempo creato proteste e sconvolgimenti allarmanti per certe sfere della vita umana e dell’umano essere. È ad esempio quasi impossibile non citare lo sciopero di 118 giorni che ha riguardato gli attori di Hollywood rappresentati dall’associazione sindacale Sag- Aftra contro l’AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), la potente società di produzione televisiva. Lo sciopero, terminato lo scorso 9 novembre, sembra aver raggiunto un accordo temporaneo e (ad avviso di chi scrive) molto instabile. Ciò perché nonostante siamo ad uno stato embrionale dell’Intelligenza Artificiale, tale entità è destinata a crescere brevemente e molti sono gli interessi in ballo, come altrettanti sono i promotori e sviluppatori di questa innovazione. Un altro esempio, ancora più agghiacciante, risulta quello rappresentato nel settore dell’Informazione. Testate giornalistiche del calibro di Bild, CNET e la nostrana Upday Italia hanno deliberatamente licenziato centinaia di giornalisti professionisti rimpiazzandoli con l’utilizzo della nuovissima creazione digitale nella stesura di articoli. Diversa è stata la reazione del New York Times il 27 dicembre; quest’ultimo ha grintosamente reagito all’incontrastato utilizzo dell’IA portando in tribunale OpenAI e Microsoft, entrambi sviluppatori e finanziatori di sistemi di Intelligenza Artificiale come il popolarissimo ChatGPT. L’accusa riguarda i colossi artificiali e il loro ruolo nell’aver addestrato l’AI nell’utilizzo di articoli della testata stessa al fine di accedere ai dati del giornale per dare risposte agli utenti. Parliamo semplicemente di appropriazione di informazioni e non di una lotta eversiva, ma il giornale teme in futuro che l’AI e i giornalisti del NY Times entrino in conflitto, vedendo ovviamente prevalere la prima sui secondi.

Dopo questa motivata e catastrofica premessa, noi tutti abbiamo ben chiaro il cambiamento radicale ed epocale che stiamo vivendo; tutto condito da una rapidità e un’intensità fortissima alla quale la digitalizzazione selvaggia degli ultimi tre lustri ci aveva comunque già abituati. Vediamo così palesarsi ai nostri occhi un ruolo di cittadini o (più generalmente) di umani estremamente ridotto e passivo. Non sappiamo se valutare con entusiasmo o timore le conseguenze che produce e i progressi che ingrassano la tracotanza dell’Intelligenza Artificiale, mentre essa non si fa scrupoli, con i suoi promotori, a prendersi ingenti fette del comune vivere. Sarebbe questo forse il momento di protestare come ad Hollywood e di agire legalmente come il New York Times o di accettare il progresso con tutti i suoi vantaggi e difetti? Ai lettori la scelta nella irresponsabile libertà che tanto bramiamo nella nostra piccola parte di mondo, ma è necessario chiarire, a chi legge, ancor di più a cosa siamo di fronte. La storia per molti autori è destinata a ripetersi (da Vico a Marx) ed essa, inoltre, risulta sempre utile nello studio dell’attualità.

Con le stesse identiche premesse ma in un mondo più datato, riscopriamo una probabile leggenda che divenne movimento politico, nonno di quello che poi sarà il movimento operaio. Chi scrive sostiene da tempo che il XIX e XXI secolo si assomiglino fortemente, per via di innumerevoli fattori: una rivoluzione sistematica di produzione, capitali fuori controllo a vantaggio di pochi, l’economia che prevale sulla politica e il lavoro umano che lotta contro continue destabilizzazioni relative al radicale cambiamento in atto. Tutti punti che accomunano i due secoli. È forse questa imbarazzante somiglianza che potrebbe creare parallelismi tra questioni sociali che si sono manifestate in determinati modi e in tempi diversi, ma come reazioni a cause simili. Così se potessimo collegare dei personaggi del passato a tempi attuali potremmo cadere in errori forse troppo semplicistici o trovare collegamenti azzardati ma con motivate somiglianze. Se potessimo realmente provare questo azzardo, una figura che accomuna i due secoli risulterebbe essere quella di Ned Ludd.     

Figura eroica e ribelle della Rivoluzione Industriale inglese, Ned Ludd è stato spesso paragonato a Robin Hood, fino ad essere considerato la sua reincarnazione “industriale” pronto a lottare con le masse più povere (orfane di una equa integrazione nella neonata società industriale) e a combattere coloro che producevano i disagi di tale periodo storico pur traendone tutti i vantaggi, ovvero i promotori e i grandi capitani d’industria. L’esistenza di Ned Ludd non è stata mai provata (lasciandolo in bilico tra storia e leggenda) ma la sua provenienza dal Nottinghamshire e la sua conflittualità con la realtà del tempo lo collegavano indissolubilmente con la figura di Robin Hood e con un’aura di entità sovrannaturale. Questa reputazione e questa leggenda, pur se limitate nel provare la vera esistenza di Ludd, portarono comunque alla nascita di un fortissimo movimento contro il potere prestabilito: il luddismo.

I luddisti erano per la totalità appartenenti alle fasce estremamente povere ed erano le vittime indifese degli abusi del neonato sistema industriale: precari nel lavoro, privi di contratti, con figli a carico e senza alcuna certezza se non lo sfruttamento e una paga misera. Il fattore che unì il movimento (oltre la già citata leggendaria figura) fu il fatto che la rampante borghesia che imponeva il forzato progresso, utilizzava macchinari all’avanguardia nella produzione industriale che ampliavano la produzione nei numeri e nella velocità. Tutto ciò era la ciliegina sulla torta del malessere dei lavoratori. Mentre si dichiarava che le macchine in questione (maggiormente telai nel settore tessile) rendevano più prolifico il lavoro, la realtà era ben diversa: i macchinari sottraevano lavoro ai poveri già sfruttati lasciandoli disoccupati nei loro mestieri o, nella migliore delle ipotesi, riducevano consistentemente il salario. La leggenda narra che nel 1779, Ludd distrusse sotto un impeto di ira due telai per calze, dando inizio al simbolismo conflittuale tra uomo e macchina, tra lavoratori e tecnologie, tra povertà e progresso a vantaggio dei capitalisti e tra umanità e profitto. Tale azione innescò circa tre decenni dopo, nel 1811, un fortissimo movimento di uomini e donne sicuramente privi di istruzione e cultura ed estranei ai nuovi sistemi in fase di sviluppo, i quali erano inculcati al popolo come manna dal cielo e unica via possibile verso il futuro. Ma tali uomini e donne condividevano la miseria del sistema industriale e tutte le sofferenze che loro dovevano scontare mentre altri lucravano a loro sfavore. Non sapevano come funzionava un telaio o altri macchinari, non erano a conoscenza delle regole economiche di costruzione e produzione di tali artifici, ma di una cosa erano certi: il loro lavoro, le loro certezze, le loro vite e il loro scarsi diritti erano in pericolo, mentre le loro nemesi si riempivano la pancia traendo compiacimento e affermazione sociale da questo remunerativo pandemonio. Negli anni tra il 1811 e il 1816, l’economia britannica soffriva già di forte disoccupazione e inflazione. I luddisti, oltre a combattere questi fenomeni, sferrarono vigorosi attacchi nei confronti delle fabbriche e dei macchinari nell’area di Nottingham arrivando fino a centinaia di telai distrutti da disoccupati e operai.  Alternando attacchi a periodi di calma, l’influenza e il vigore ribelle dei luddisti arrivarono in altre contee dove le borghesie industriali videro le loro macchine prese di assalto senza pietà alcuna; il tutto colmò con un’impressionante segretezza e omertà da parte delle organizzazioni ribelli, che rendevano più difficile il lavoro alle autorità nel contrastare questa furia ostile.

Ma se c’è una cosa che colpisce nell’orgoglio i promotori del progresso tecnologico, l’alta borghesia di ogni tempo e i ruffiani dei sistemi economici delle classi dominanti, è il momento nel quale i loro introiti vengono anche solo minacciati di essere danneggiati. Così, nel giro di poco tempo, il parlamento inglese (composto quasi totalmente da industriali o aristocratici ostili alle ribellioni) si iniziò a difendere tramite l’utilizzo del sistema legislativo del quale deteneva quasi il monopolio. Nel Gennaio 1812, il governo inglese emanò il “Frame Breaking Bill” legge ad hoc contro il movimento che prevedeva la pena di morte per i danneggiatori di macchinari. Con questa vile manovra legislativa, la lotta arrivò all’apice: i luddisti tentarono in primis di raccogliere firme per abrogare la legge ma con scarso successo, portando la lotta luddista a un livello più elevato che culminò nei mesi di aprile e maggio. L’intera situazione rendeva difficilissimo il lavoro di repressione del governo e le sue truppe. Ma con il procedere degli eventi tra il 1813 e il 1816, il luddismo calò notevolmente di intensità per vie di pene capitali, esecuzioni di membri di spicco, tradimenti interni e compromessi futuri poco soddisfacenti come le future “Trade Unions” nei successivi anni 20 dell’800.

La storia reale ma fiabesca narrata termina con un insopportabile amaro in bocca e con una morale fin troppo evidente per essere esposta, ma che più generalmente vede prevalere alcuni piccoli uomini su tante orgogliose vittime di ingiustizie. Forse è questa la grande narrativa europea degli ultimi due secoli, in cui l’uomo viene sempre messo contro l’uomo in una battaglia dove oltre al lucro, ci sono in palio sistemi di produzione, equilibri sociali, dignità e diritti. È realmente cambiato qualcosa in questo XXI secolo? Un secolo che vanta un fortissimo progresso tecnologico e un vergognoso deterioramento umano.

Non sappiamo se tutto questo processo che stiamo vivendo sia giusto o errato. Tutto sembra andare irrefrenabilmente verso una direzione contraria all’umanità; intesa come entità politica, naturale e come unica realtà che finora conosciamo. Abbiamo bisogno di un cambiamento netto e diretto o istituzionale e riformista? Dobbiamo accettare compromessi o avere la faccia tosta di opporci? Per ora, non lo sappiamo. Perché, a tutt’oggi, anche se volessimo comprare un semplice pasto, passeremmo probabilmente per internet. Anche se volessimo visitare una meta lontana a noi sconosciuta passeremmo per internet. Perché anche la più elementare delle comunicazioni con i nostri simili, passa per internet.

È questa forse l’ora in cui dovrebbe tornare o risorgere un nuovo Ned Ludd?  È questa forse l’ora di fermare questo pilota automatico che punta a diventare sempre più tale e privo di attività umana? Forse sì, Forse no.  Ma se c’è qualcuno con delle idee più chiare di queste, allora, che si faccia avanti; dopo potrebbe essere troppo tardi. Sia umanamente che digitalmente. Perché in questa discesa verso il progresso non abbiamo certezze; se non quella di perdere noi stessi mentre un nuovo mondo si afferma e senza far sconti.                            

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