Arte e satira contro il pensiero dominante

da Arianna Porcelli Safonov

I social network sono ormai pervasi da influencer che propongono contenuti banali e scurrili nelle immagini, nelle parole e nei contenuti in generale. Tu, al contrario, proponi testi riflettuti e perspicaci, ma che scorrono leggeri e coinvolgenti. Perché oggi è sempre più raro dedicarsi alla ricerca della parola giusta, del tono educato, del significato esatto, recuperando anche quella profondità della lingua italiana, ormai in via di declino?

Forse alcuni di noi nascono un po’ anziani, se vogliamo ammetterlo una buona volta. Sto più volentieri con gli over 60, leggo saggi che farebbero cascare i maroni anche a Montanelli, faccio ricerca musicale per fuggire a ciò che propone la radio: insomma, mi barcameno tra i miei gusti over-age e l’allenamento a selezionare, che credo sia fondamentale per la nostra vita privata e professionale. La ricerca della parola perfetta fa parte del mio lavoro, è uno degli strumenti più che una proposta: anche come pubblico, trovo molto più divertenti le battute quando vengono dette con discrezione e proprietà di linguaggio. Nei miei spettacoli, del resto, c’è anche il turpiloquio ma è molto bello vedere come il pubblico goda quando una parolaccia viene detta con un certo stile. 

È molto interessante la distinzione che fai tra ‘comicità della grande distribuzione’ e un’arte più alta che, superato il fuoco fatuo della risata, lascia un segno, un dubbio, una domanda e uno spunto. Qual è la differenza profonda tra queste due espressioni?

Funziona come col cibo e il vino: puoi andare al supermercato e sfamare i tuoi pruriti con cibo spazzatura o preparati industriali appetitosi ed economici. Oppure puoi farti preparare una dieta in base ai tuoi gusti e alle tue necessità personali e andartene a cercare le materie prime agricole, migliori, che davvero apportino nutrimento al tuo organismo. Stessa cosa con l’intrattenimento. 

In uno dei tuoi video su YouTube, brevi e taglienti, denunci la discriminazione delle persone normali. Perché è necessario fare una battaglia per ribadire l’ovvio e il buon senso? 

Credo sia necessario smettere di far battaglie o di venderle come tali perché poche lotte sono davvero virtuose e soprattutto perché, da anni ormai, il pubblico viene continuamente incentivato a dividersi, a creare barricate con le proprie opinioni. Stiamo diventando peggio delle tifoserie e affrontiamo gli argomenti di geopolitica e attualità con violenza e approssimazione. La percezione dell’ovvio e il buon senso sono attributi con cui si nasce, quindi non credo siano strumenti che si possano acquisire: è una brutta notizia. Mi pare però che, contro ogni previsione, in giro ci sia tanta gente ‘famelica’ di ricevere contenuti di qualità e che questa gente famelica non venga adeguatamente rappresentata ma anzi, venga puntualmente ignorata. Mi piace, dunque, pensare di potermi rivolgere soprattutto a quelli lì, a quel tipo di ‘fame’; mi piace pensare che la satira continui a divertirsi proprio sulla destabilizzante linea di confine tra l’ovvio e l’assurdo e che debba per forza pendere da una parte o dall’altra, purché sempre in senso contrario rispetto alla corrente diffusa […]

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