‘social-mente’ pericolosi: identikit dell’influencer

da Il Dispaccio

Più penosa delle lacrime griffate da Chiara Ferragni, con il trucco fintamente calato e i singhiozzi perfettamente cadenzati, c’è l’esercito di ‘schiavi dell’influenza’ che ora insultano la loro ‘diva’ – perché lo è ancora, eccome – dopo averla, invece, esaltata come una figura messianica, come colei che portava glamour e fashion in una vita piena del niente che questo mondo sa dare. Amore tradito, fiducia mal riposta, sorpresa sconcertata alla notizia che la loro influencer l’ha fatta sporca. Ma, ne siamo certi, sebbene sporca, ne resta pienamente gradevole il profumo e al tatto sarà sempre soffice: così, il prodotto Ferragni – passata l’eco mediatica e quei 3-4 sponsor che per qualche mese si allontaneranno – tornerà ancora più forte di prima, con un seguito maggiore (i ‘seguaci’ dei social sono già aumentati e ci sono tanti sponsor pronti a ricoprirla d’oro), ma soprattutto con la consapevolezza che – veramente – a queste ‘divinità placcate d’oro’ tutto è concesso, tutto possono.

Fanno e disfano concetti e ‘valori’; condannano e scagionano secondo le logiche delle loro agende; aggrediscono o supportano in considerazione del maggior profitto. Ma non solo il profitto conta, bensì, più di tutto, rileva il rispetto categorico e incessante dell’agenda che porta l’essere umano, in forma di follower, a dis-umanizzarsi, a perdere la propria identità per acquisire quella di ‘animale del consumo’, inconsapevole essere vivente che abbocca e crede a ogni loffa mentale dei ‘pazzeschi’ influencer. Del resto, il servile essere moderno che abita le strade, le scuole, le piazze, gli uffici ha la memoria corta e la vita vuota: scorda subito le malefatte e chiede all’influencer di riempirgli ancora un altro po’ quei giorni di trascinamento nella solita routine. Perché se Chiara Ferragni – ma mica ci riferiamo solo a lei: quella figura è solo l’esempio di un esercito di prodotti in serie – è Chiara Ferragni, ciò è dovuto al fatto che il ‘popolo’ – una parola che non ha più senso ma rende l’idea – le ha concesso, le ha chiesto in ginocchio di esserlo. Ha proiettato su di lei tutta la ricchezza, la ‘felicità’, il successo, la ‘realizzazione’ che non può avere nella sua vita. O che non sa di poter avere.

Ecco, forse non lo sa. Quel popolo, in verità, è fatto di persone che hanno rinunciato ad alzare lo sguardo e guardare il Cielo; sono state convinte che nel mangime quotidiano – spesso somministrato dallo schermo di un telefono – vi sia l’entusiasmo che manca; hanno dimenticato – perché in fondo al cuore ogni essere umano lo saprebbe – che la felicità, anzi la gioia, la realizzazione stanno più in alto. Stanno in una vita piena di relazioni autentiche, di impegno quotidiano per sé e per la propria comunità, di lotta per un mondo più giusto e, soprattutto, più vero. Ma, ancor di più, una vita è realizzata solo se cerca nella dimensione spirituale il proprio senso e la propria realtà. Sembra una distanza assurda: da una parte si dovrebbe rifiutare un mondo tutto social e influencer, dall’altra parte si dovrebbe aspirare a seguire una visione spirituale. Ma nella pratica tutto questo è molto più semplice: per qualche ora al giorno, spegnere il telefono, dedicarsi a una lettura edificante, prendersi del tempo per stare soli in mezzo alla natura ascoltando solo se stessi o, meglio, la natura stessa. Assistere un amico bisognoso, sottrarsi al moralismo e aderire alla Visione del Mondo Tradizionale, mettere ordine dentro e fuori di sé: in buona sostanza, tutto ciò è veramente, semplicemente ma anche grandemente, combattere contro il mondo moderno.

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