I giornali di sinistra sono un flop

da Chiara Soldani

I giornali schierati a sinistra sono in crisi. E non da oggi: numeri impietosi, disaffezione dei lettori, idee poche e confuse (se non addirittura trite e ritrite). La solita narrazione stucchevole dei finti buoni, un pressing sfiancante e improficuo contro “l’estrema destra al potere”. E l’immancabile ossessione per l’eterna “minaccia fascista”: che noia! Un clima di rabbia implacabile, specie da quando si è insediato il governo Meloni: “Ecco, da oggi l’Italia ripiomba nel medioevo: poveri noi!”, hanno tuonato i più illuminati (figuriamoci gli altri). Inoltre, ciò che lascia sempre più attoniti è il totale scollamento dalla realtà che trapela dagli articoli dei “giornaloni”: dagli “uomini tutti colpevoli” all’insopportabile (oltre che pericolosa) guerra al Bello e al Buono.

Da poco è uscito nelle sale l’ultimo lavoro targato Studio Ghibli e firmato dal maestro Hayao Miyazaki. Numeri record al botteghino, oltre che un preziosissimo (nonché primo nella storia) Golden Globe conquistato come miglior film d’animazione. “De gustibus non disputandum est”, vero: eppure una brillante penna di Repubblica è stata capace di dissacrare i capolavori (molto educativi oltre che stupendi) del Maestro Hayao-san: “Ma i figli crescono bene anche senza i film di Miyazaki”. Titolo odioso, per non parlare del contenuto. Certo, la mancanza di “sbudellamenti e sangue” rende le opere dello Studio Ghibli poco appetibili (a detta della giornalista). E quindi, perché non criticare la delicatezza dei suoi film, perché non reputare “noiose” opere cinematografiche pregne di valori, bellezza e amore? Critichiamo, critichiamo…

Va altresì detto che un merito ce l’abbiano: quelli di Repubblica e affini non ne azzeccano una. Quindi, sul fronte coerenza, nulla da dire.

GRUPPO GEDI: PROFONDO ROSSO

I numeri hanno un merito: sono super partes, quindi non soggetti ad interpretazioni (talvolta fallaci). La crisi del gruppo Gedi, galassia editoriale cui fa parte anche Repubblica, affonda radici profonde. Oltre che lontane. Del resto, la gestione targata Elkann non piace. Anzi, peggio: non è affatto gradita. Lo si evince dalle dirette parole dell’ex patron De Benedetti: “Ha distrutto Repubblica!”, ha dichiarato prendendosela col rampollo della famiglia Agnelli. C’è chi accusa (peraltro con cognizione di causa) la connivenza di John Elkann con “i più forti ed oscuri poteri finanziari”. Nel febbraio 2023, Repubblica ha registrato un imbarazzante -17,04% (rispetto all’anno precedente, sempre dati ADS alla mano). Tonfo anche per La Stampa (-13,99% nel report di Prima comunicazione) e calo pure per Il Corriere della sera (-8,46% sempre nel febbraio 2023 rispetto allo stesso mese del 2022). Ma è proprio dall’ascesa editoriale del nipote di Agnelli che sono partiti i problemi più insanabili: è infatti dal 2020 che, a Repubblica, tira aria brutta. E pesante, come le loro litanie condite con lauta salsa buonista-progressista. Come riporta un recente articolo di Affaritaliani.it (dicembre 2023), si evince che “Repubblica crolla e perde quasi 30.000 copie in un mese, tra cartaceo e digitale”. Certo, la crisi che colpisce i giornali nostrani è piuttosto trasversale. Eppure, le congiuntura non è negativa per tutti (e per fortuna!). Così, vediamo che la “Galassia Angelucci” risulta stabile e non incassa (a differenza di altri) contraccolpi forti o destabilizzanti. Altri numeri: nell’ultimo aggiornamento della classifica ADS su vendite dei quotidiani (ottobre 2023), troviamo 30.074 copie per La Verità, 29.874 per Il Giornale e (con notevole distacco) 13.374 copie de Il Manifesto. Dati, questi, che si riferiscono alla diffusione non solo del cartaceo ma anche del digitale. Il responso è sempre lo stesso: i giornali baluardi della sinistra (più o meno “estrema”) fanno acqua da tutte le parti, manco fossero uno scolapasta. Repubblica, comunque, resta il peggiore della classe: un declino lento e inesorabile. Nessuno ha fatto peggio. Persino i lettori più fedeli si stanno disaffezionando: “Non è più il giornale di una volta”, dicono in molti. Dichiarando, anche, di non comprarlo da tempo immemore: “Ho ritrovato una copia del 2016 nel portapacchi dello scooter”, confessa un ormai ex lettore.

ANNO NUOVO, STESSO FIASCO

Un fiasco in rosso. No, non parliamo di vino ma del fallimento del giornale fondato da Eugenio Scalfari: “Repubblica in rosso del 12%, la Stampa crolla del 14%”. Ha esordito così, per loro, il 2024. Ma, come detto, è già dal primo anno di gestione Elkann che le cose non vanno benissimo (per usare un eufemismo). Meno 71 milioni di entrate nel 2020, con un “rosso” di 166 milioni di euro. Crollo, inevitabile, anche degli investimenti pubblicitari (-20%). Le cause vengono ben esplorate in un articolo su Mow. Il giornalista Andrea Muratore, infatti, spiega la crisi profonda di Repubblica e affini. “Tracollo della diffusione del quotidiano diretto da Maurizio Molinari…giornale elitista con pretese di diffusione di massa”. Qualcuno doveva pur dirlo! Il collasso coincide peraltro con l’acuirsi del conflitto israelo-palestinese.  Ma il problema, ovviamente, non è solo questo. La politica mainstream ed una narrazione da picco glicemico, quando si parla di migranti, sedicenti minoranze e femministe incallite non viene premiata. Anzi, se persino i lettori più ferventi si sono stufati, quelli di Repubblica dovrebbero farsi delle domande: meditate, gente, meditate.

LA VERITA’ VI FA MALE LO SO

Ad intellettuali, nuovi guru della (dis)informazione e paladini arcobaleno, la verità fa male. Più che altro, risulta scomoda poiché sbugiarda le loro mastodontiche fandonie. I migranti? Sempre buoni. Le donne? Sempre vittime. Gli Lgbt? Sempre più discriminati. Peccato però che la gente (noi umili comuni mortali), impatti ogni giorno con la spesso amara verità. Le stazioni (e non solo) sono in mano agli extracomunitari. E i focolari domestici sono spesso abitati da donne dispotiche e madri cattive (se non addirittura assassine, come molta cronaca tristemente ci racconta). In un silenzio più o meno generale, perché bisogna inveire e denunciare solo se è un uomo ad uccidere, vero?! I rappresentati del mondo Lgbt, poi, non sono affatto discriminati come dicono. Anzi, c’è di più: oramai, i soli discriminati siamo noi (bianchi ed etero). Doppiamente colpevoli, ma non ci scusiamo. Insomma, la sinistra ama scrivere fantasiosi copioni. Noi, invece, preferiremo sempre la nuda verità.

ITALIANI, SVEGLIATEVI! E LEGGETE, PER FAVORE…

Che l’italiano medio, magari intriso di conformismo e imbottito di slogan preconcetti, si stia svegliando pare assodato. Almeno, stando ai numeri e agli umori finora raccolti. Certo, uno zoccolo duro (purtroppo) rimane. Ma, come diceva l’insuperabile Franco Battiato “Le persone oneste non cadono di fronte alla menzogna, ma le persone squallide prima o poi cadono di fronte alla verità”. Non tutti restano svegli. Non tutti elaborano un pensiero libero, autoprodotto. Non tutti e non tutte, vivono e difendono valori sani in cui credere (perché, prima di tutto, non hanno né sogni e né fede). Però il buonsenso deve sempre prevalere sul senso comune. E scrollarsi di dosso il torpore buonista-conformista non solo è un diritto ma anche un dovere. Nel nostro Paese, dal lockdown ad oggi, si è cominciato a leggere sempre meno. L’Italia è fanalino di coda sia nella comprensione del testo che nella classifica dei libri letti. La fruizione è tristemente cambiata: al profumo impagabile dei fogli di carta si sono cominciati a preferire i modernissimi ed asettici ebook. Oltre il 60% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno: un vero peccato! Il problema è soprattutto social-e: bighellonare su un’app o scrollare una homepage è certo meno impegnativo. Ma anche meno avvincente, costruttivo. Meno appassionante. E allora, leggere ed informarsi (bene, però) non è solo consigliabile: è davvero impellente. Essere liberi passa anche da questo. Con buona pace dei (non più tanto) illuminati di Repubblica&Co.

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