Pagherete tutto, pagherete digitale

da Maurizio Martucci

Prima perché con la tracciabilità bisognava combattere il nero e l’evasione fiscale. Poi perché, dichiarata l’emergenza sanitaria, la narrazione scientifica diceva che la SARS-CoV-2 sopravviveva fino a 28 giorni sulle banconote. Adesso perché nel 2024 la Banca Centrale Europea (BCE) dovrà decidere il futuro dell’euro nel mantra del ‘nulla sarà più come prima’. Insomma, la guerra al contante per un’economia digitalizzata è partita senza tregua né esclusione di colpi. Perché da Bruxelles ci raccontano che tirando le somme, tra costi e benefici le opportunità saranno maggiori delle criticità. La verità è però un’altra e sta nella consacrazione della transizione digitale come strumento di monopolio assoluto delle super potenze elitarie, spogliati i popoli dell’ultimo baluardo di autonomia di spesa: affiancarla per poi sostituire la moneta contante con la valuta elettronica, significa infatti finalizzare il Grande Reset Tecnologico, cadendo nell’affermazione di un progetto distopico, un colossale business per multinazionali, banche d’affari e fondi speculativi come atto conclusivo della tecnogabbia nella conversione del sistema Paese e dei nostri stili di vita, a doppia mandata vincolati ad algoritmi e società del grande controllo. Sono pronti a farci passare all’Euro digitale, superati i pagamenti con bancomat, carte di credito e portafogli su Smartphone.

Lo stanno facendo non per semplificarci la vita con un chip ma per esaltare il neo-Leviatano 2.0 nella vittoria della smagnetizzazione del reale, oltre bitcoin e criptovalute nella sostituzione del reale con l’avvento della Repubblica dei Gigabit. Né più, né meno, la partita è questa, una sovrapposizione dei piani in cui s’annida l’ombra di Fondo Monetario Internazionale e tecnocrati d’assalto: “la battaglia per avere meno contanti e più cashless è una battaglia per digitalizzare il paese”, perché “non c’è un vantaggio dall’utilizzo del contante”, al tempo del governo Draghi ripeteva Vittorio Colao, ex ministro della digitalizzazione ma soprattutto antesignano della valuta alternativa nell’Eurosistema, oggi avallata dall’esecutivo Meloni. Perché se il sorpasso a spese del contante è previsto nel 2025, l’ultimo 1° novembre è invece iniziata la fase di preparazione alla sperimentazione della Central bank digital currency (CBDC), cioè l’Euro digitale emesso da un’autorità centralizzata a livello internazionale. Come funzionerà? Lo chiarisce Francoforte, fulcro delle politiche monetarie UE: “gli importi sarebbero memorizzati in un portafoglio elettronico (wallet), che gli utenti creerebbero presso la propria banca o un intermediario pubblico. Con questo strumento potresti effettuare tutti i consueti pagamenti elettronici (nel negozio vicino a casa, online, a un amico…) tramite telefono o carta, online o offline.” Vuol dire Euro digitale a corso legale dove tutto è vendibile ed acquistabile con soldi virtuali, dal consumo al dettaglio fino al commercio aziendale, forse già dal 2026 e con un tetto massimo stabilito per ogni singolo cittadino. “Potremmo consentire il possesso di Euro digitali solo fino a una certa soglia, o renderli poco attraenti al di sopra di tale importo addebitando interessi“, parole di Fabio Panetta, ex direttore della BCE e neo-Governatore della Banca d’Italia, “ad esempio la soglia potrebbe essere di circa 3.000 euro, che sarebbe molto più del fabbisogno di contanti della maggior parte delle persone oggi”.

Presentando l’IDPay, cioè l’identità digitale di pagamento nell’E-Wallet italiano gestito da tecnologia blockchain e Intelligenza artificiale per accedere ai servizi pubblici e privati, due anni fa proprio Colao aveva poi svelato il piano strategico al secondo stadio del cronoprogramma, parlando di “una piattaforma per l’erogazione di tutti i benefici sociali” con bonus in voucher a tempo, cioè moneta elettronica programmabile da usare solo per compravendite ammissibili. Ipotesi per ora accantonata dall’Unione europea ma che, invece, unirebbe il digitale alla transizione ecologica in armonica simbiosi con l’Agenda 2030, perché in nome della CO2 la moneta a scadenza verrebbe spesa solo ed esclusivamente per transazioni carbon free, certificate ad impronta carbonica sostenibile, un po’ come Do Balck – fondata in Svezia in partnership con Mastercard – già oggi traccia ogni utilizzo del denaro fluido e blocca gli acquisti ritenuti inquinanti, consentiti solo se in lotta contro le emissioni di gas serra. Il modello sarebbe una CBDC costruita su identità digitale per il decennio digitale 2030: “gli Stati membri dovranno fornire i portafogli europei di identità digitale ai loro cittadini 24 mesi dopo l’adozione degli atti di esecuzione che stabiliscono le specifiche tecniche per il portafoglio stesso e per la certificazione”, il nesso dell’accordo tra Commissione, Parlamento europeo e Consiglio dell’UE, “il Wallet consentirà agli utenti di aprire conti bancari, effettuare pagamenti e detenere documenti digitali , come la patente mobile, una ricetta medica, un certificato professionale o un biglietto di viaggio.” Nonostante le smentite, significa far sparire la libertà di scelta e l’anonimato garantito dal contante. Significa minare alle fondamenta la privacy di ognuno, decretando la fine del capitalismo nell’esclusione di aziende, prodotti e servizi disallineati alle neo-politiche sostenibili, mentre uno dietro l’altro avanzano i casi pilota per indicare la direzione verso cui soffia il vento del post-capitalismo a sorveglianza tecnologica […]

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