Quando morirai? Ora te lo dice l’Intelligenza Artificiale

da Chiara Soldani

I latini dicevano “Memento mori”: “Ricordati che devi morire”. Ed infatti una delle poche, granitiche certezze della vita è quella che, un giorno, moriremo. Tutti, nessuno escluso: perché, come recitava il buon Totò “La morte è una livella”. Appuntamento, quindi, al quale non potremo sottrarci. Però prima dobbiamo vivere (che così scontato poi non è!). Ma cosa diventerebbe la nostra esistenza se qualcuno ci comunicasse data e ora del nostro decesso? Questa domanda, ovviamente, susciterà risposte diverse: c’è chi si lascerebbe inghiottire da quel fantasma vorace chiamato “Ansia”, c’è chi invece non perderebbe più tempo prezioso (trovando finalmente il coraggio di fare e dire cose che si relegano ad un “Ora non è il momento il giusto…”). Però è indubbio: sapere quando finirà questo nostro “viaggio terreno” (per chi crede, ovviamente) impatterebbe non poco su di noi. E pure su chi ci circonda: familiari, affetti stretti. Anche su colleghi, semplici conoscenti   e datori di lavoro: “Beh, gli resta poco da vivere…non rinnoviamogli il contratto…beh, le restano pochi mesi: lasciamola in pace, dai!”.

NON PROPRIO BUONE NUOVE DALLA DANIMARCA

Uno dice “Danimarca” e pensa a paesaggi mozzafiato, natura prorompente e casette colorate. Poi, volendo, ci sono pure i dolci tipici che rievocano profumo di cannella e zucchero caramellato. E i piatti tradizionali, succulenti: il pane ben tostato con burro generoso, pesce affumicato e carne saporita. Ecco, ora dimentichiamoci tutto ciò: perché dal sogno della sua bellezza, la Danimarca ci vuole catapultare in un incubo: “Mettiti comodo: ora posso dirti quando morirai!”. È stata sviluppata presso la Technical University of Denmark quella IA capace di “prevedere decessi precoci con una precisione del ben 78%”. Si tratta di Life2vec, modello di intelligenza artificiale che utilizza i dati di milioni di cittadini (finora 6 milioni di danesi, età tra i 35 e i 65 anni le cui informazioni sono state raccolte tra il 2008 e il 2020). Dati personali e socio-demografici: a Life2vec interessa sapere tutto di te (che lavoro fai? Quanto guadagni? Sei depresso oppure no?). Inoltre, secondo la stessa, se sei maschio e hai un reddito basso, se ti è stato diagnosticato un disturbo mentale, beh: rientri a pieno titolo nella categoria “ad alto rischio”. Una discriminazione mica da poco! Difatti anche questa nuova forma di IA solleva problemi di natura etica, oltre all’inevitabile rischio di abusi (per esempio da parte di compagnie assicurative). Il dibattito si è acceso: il modello avanguardista sviluppato a Lyngby, infatti, incassa più critiche e dubbi piuttosto che consensi ed applausi.

I COMMENTI DELLA “RETE” CHE VUOLE LIBERARSI

L’Intelligenza Artificiale è più risorsa o più condanna? Facendo “un giro” in rete, gli utenti manifestano una certa insofferenza (oltre che paura) per questo modernismo sfrenato. La tecnologia che evade dai laboratori ed invade la nostra vita, infatti, non affascina: inquieta. Se ben presto saremo soppiantati dai robot, se per “esistere” non ci basterà che un bel profilo Instagram e se per ordinare del cibo (che potremmo tranquillamente trovare sotto casa) non servirà che una sola app…allora, che ne sarà di noi? Perplessità e dissenso si riversano nei commenti raccolti: “Povero mondo! Possono rovinare l’intera esistenza di persone suscettibili!” e poi “Non c’è fine al degrado mentale…”. Ed infine, questo: “Lo avete capito a cosa servono i green pass, i QR code, i social network e le migliaia di dati che ogni giorno i governi vendono a questi incantatori di serpenti?”. Severo, sì, ma giusto. Dannatamente giusto.

COME FUNZIONA LIFE2VEC?

Entriamo più nel dettaglio. Quello di Life2vec è un modello simile a quello di ChatGPT di OpenAI. I dati raccolti (come detto, finora, di 6 milioni di cittadini) vengono “matchati” affinché sia possibile creare una sorta di sequenza sugli eventi futuri di ogni singolo “esaminato”. Il modello in questione è risultato molto preciso, più dell’11% rispetto a qualsiasi altro prototipo di IA esistente. “Utilizziamo la tecnologia alla base di ChatGPT per analizzare le vite umane, rappresentando ogni persona come la sequenza di eventi che accadono nella sua vita”, dichiara Sune Lehmann (il principale autore dello studio). Ma Life2vec, assieme a tutte le “forme altre” di intelligenza artificiale, potrebbe rappresentare un’autentica minaccia per la società: parola di psicologi (anche quotati, come la dottoressa Youyou Wu della University College di Londra).

MENO TECNOLOGIA, PIU’ VITA

Apocalittici o integrati? Prendendo spunto da Umberto Eco, oggi siamo chiamati ad una scelta. Tra i due estremi ci sono innumerevoli sfumature, vero. Eppure, che ci piaccia oppure no, dobbiamo schierarci: seguiamo l’onda altissima della tecnologia pervasiva (rischiando di esserne inghiottiti) oppure dedichiamo a social, IA e app uno spazio ed un tempo marginale (semmai decidiamo di farlo)? Nei tempi dell’Umano troppo “poco” umano (Nietzsche ci perdonerà!), dobbiamo ricordarci che la vita sia là fuori, lontano da uno schermo o dall’ultima tecnologica follia. Insomma, prima di morire, impegniamoci per vivere. E possibilmente, anche bene.

TI E’ PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento