IL MATRIARCATO PROSSIMO VENTURO. Che ne è della genitorialità paterna?

da Roberto Ugo Nucci

Il matriarcato è generalmente definito come un ordine sociale in cui le donne hanno un ruolo decisionale, autonomo e riconosciuto. Lo studioso svizzero Johann Jakob Bachofen propose nel XIX secolo una tesi secondo la quale nel passato era esistita una società matriarcale. La tesi di Bachofen venne poi ripresa e costituì parte integrante delle riflessioni politiche e filosofiche di Engels, Marx e dello psicoanalista Fromm.
Si può dire che la nostra società stia diventando matriarcale? Le leggi che consentono la contraccezione e l’interruzione volontaria di gravidanza hanno da tempo stabilito, soprattutto a beneficio della donna, una crescente libertà nelle decisioni, talora unilaterali, di interrompere o proseguire la gestazione.

Nell’ordinamento del Codice civile, la famiglia si basava sul matrimonio e solo su di esso. Per effetto della presunzione di paternità, che era quasi inconfutabile, il marito doveva assumere la paternità dei figli nati dalla moglie. D’altra parte, un figlio naturale, nato da una coppia non sposata, si trovava in una posizione critica per quanto riguarda il principio di genitorialità. Questa non era affatto automatica e poteva derivare solo da un approccio bilaterale volontario da parte dei suoi genitori. Per stabilire il riconoscimento di genitorialità, il bambino doveva essere riconosciuto dal padre e dalla madre. E la legge a volte vietava il riconoscimento bilaterale, in caso di adulterio o incesto.

Ma le cose sono cambiate da quando il matrimonio non viene più considerato il fondamento della famiglia. Per cui si potrebbe verificare che la genitorialità materna possa diventare l’unica forma legale.
Secondo questa tesi, ovvero che la genitorialità materna venga stabilita unicamente dalla legge, accade che non vi sia distinzione di sorta, sia che la madre sia sposata, nubile o con un legame di convivenza. Ciò significa che il parto stabilisce ipso iure il principio di genitorialità. La madre appare come una figura riconosciuta unilateralmente.

Che ne è della genitorialità paterna? La presunzione legale di paternità oggi appare come una condizione superata. E appare altresì impraticabile il principio secondo cui la genitorialità paterna può essere stabilita solo per riconoscimento volontario da parte del padre. La legge non designa più il padre del nascituro. Il padre viene riconosciuto solo se in grado di decidere e ne abbia facoltà. La legge designa sempre la madre. Questa osservazione da sola aprirebbe ad una forma di nuovo matriarcato.

Pauline Harmange, scrittrice e attivista femminista francese, nel suo libro “Odio gli uomini” arriva a definire addirittura l’esistenza di un “genio lesbico“, a prova di una posizione largamente antagonista e di una cultura di stretta osservanza femminista. Questa nuova società sembra fatta solo di nuove ‘amazzoni’, mitiche guerriere che nell’antica Grecia si dedicavano ad attività tradizionalmente maschili, come la caccia e l’arte della guerra. Oggi le attività non sono più le stesse, ma le prerogative o le aspirazioni permangono. Agli uomini è riservata la possibilità di formare una coppia. Ma vediamo che il diritto di essere, anche se solo in parte, genitori biologici è loro precluso. La maternità surrogata è in alcuni Paesi vietata, anche se spesso aggirata, ricorrendo a donne disponibili nei Paesi che la consentono. Il consenso, in taluni casi, significherebbe “oggettivare” la madre surrogata, quindi viene formalmente escluso. Infatti, la trasmissione della specie, ovvero la genitorialità, non sembra essere determinata solo da una coppia composta da un uomo e da una donna. È invece diventata prerogativa della donna o delle donne. L’uomo da solo non può fare nulla e rischia di diventare socialmente inutile.

Questa nuova concezione del mondo reifica la vita umana e non vuole più tollerare alcuna differenza tra gli esseri umani. Si sta così affermando una nuova forma di matriarcato? Possiamo pensare che ciò accadrà nell’immediato futuro? I segnali vi sono e sono più che indicativi. I rapporti fra uomo e donna declineranno verso una forma indistinta, priva di identità di relazione. Dal punto di vista sociale, teoricamente fondato sull’equiparazione dei diritti, si creeranno nuovi contrasti e nuovi conflitti, anche in relazione alla diffusione dei generi. Si affermerà una “donna non donna”, che agirà secondo nuovi schemi e modelli comportamentali, una “donna robot”, frutto anche della nuova intelligenza artificiale.  Apparentemente sarà libera e autonoma. in base ai nuovi criteri di relazione. Potrebbe anche apparire più bella, più intelligente e più efficiente delle donne naturali di un tempo. Ma si dovrà misurare con nuovi scenari sociali e culturali, non di facile ricomposizione sulle rovine del passato.

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