Sei diverso, non sei sbagliato: il nostro “canto libero” contro chi “non ci vuole più”

da Chiara Soldani

Questo mondo non ci vuole più. E perché? Semplice: perché siamo “diversi”. Colpevoli per i nostri “pensieri controccorrente” (come scrisse Nikolaj Berdjaev), rei di difendere (ancora) i nostri valori. Capita spesso di sentirsi sbagliati: la nota stonata, il colore che stride, la spezia che altera il sapore. Un tempo, il diverso acquisiva una valenza quasi artistica: la diversità veniva guardata con un certo occhio incuriosito. Oggi no. Oggi il diverso viene contestato, negato, combattuto: “Non la pensi come me? Allora devi stare zitto/a!”. La chiamano democrazia, quando invece è intolleranza pura (anche se, di puro, non c’è proprio nulla).

Un’ipocrisia che si rinnova ogniqualvolta si presenti l’occasione: un nuovo slogan progressista, un fatto di cronaca che indigna, una manifestazione che invoca pace ma che pratica odio e violenza. Facile sentirsi “sbagliati”, fuori luogo, numericamente in svantaggio. Eppure, ora più che mai, siamo tutti chiamati a difendere la nostra natura. A preservare il nostro Essere: “Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’Universo”.

ESSERE ARTEFICI E MAI VITTIME

Siamo in guerra. E, no: stavolta non si parla di Russa vs Ucraina, Israele e Palestina. La guerra è qui: quella dei tempi oscuri che fingono luce. Quella dei tempi che, semplicemente, fingono. Del resto, lo scriveva già Tolkien: “Non tutto quel ch’è oro brilla, né gli erranti sono perduti”. Verbalmente aggrediti, discriminati. Siamo diversi perché sosteniamo che uomini e donne non siano uguali. Siamo diversi perché crediamo che l’aborto sia un atto disumano. Siamo diversi perché ripudiamo la “guerra fra i sessi”, il gender fluid, il femminismo incarognito e il consumismo nei prodotti, nei rapporti, nei sentimenti. Siamo diversi perché crediamo (ancora) nell’amore, nel “buono” fortemente minacciato ma (ancora) esistente: ed è “giusto combattere per questo!”.

LA “DONNA DELL’ANNO” È UN UOMO

Un mondo crudele che si tinge di arcobaleno, un po’ come la nonna di Cappuccetto Rosso che in realtà era il lupo cattivo. Un mondo dove cerchiamo la verità, qualcosa da difendere, amare e poi proteggere: contro ogni “vento avverso”. Il buonsenso, poverino…che fine avrà mai fatto? Dove è andato a finire? Di certo, non potremo trovarlo nelle copertine avanguardiste della rivista Attitude. “La donna dell’anno è transgender”: donna? Sì, donna. Intendiamoci: qui non ne facciamo un discorso omofobo ma di natura, di buonsenso e logica, appunto. Dylan Mulvaney (la o il?) influencer (americano o americana?) è “Donna dell’anno”. Un personaggio fortemente divisivo: c’è chi (lo o la?) ama e c’è chi (lo o la?) “odia”. Nasce, maschio, il 29 dicembre 1996 a San Diego. La sua fortuna (come per molti) la deve a TikTok. L’idea di intraprendere un percorso verso la popolarità, lo deve al lockdown: di lì in avanti, condividerà via social tutti i suoi innumerevoli interventi. Lo storytelling è senza fine, un po’ alla Ferragni. Solo che Dylan punta sull’ironia e questo è un punto a suo vantaggio. L’immagine che restituisce al mondo non presenta eccessi e non vi è traccia di volgarità: ottimo! Però resta il fatto incontrovertibile che Dylan non sia una donna. I numeri dei suoi followers sono importanti: 18,8 milioni su TikTok e ben 1,8 milioni su Instagram. Però non sono tutti successi e premi: i conservatori a stelle e strisce, infatti, si sono fatti sentire. Complice la campagna della Bud Light: lattine dedicate all’influencer e birre boicottate. Molte confezioni, infatti, sono state acquistate per poi essere gettate via, proprio in segno di protesta. Ma il format social “Days of girlhood” prosegue e Mulvaney continua a cavalcare l’onda della popolarità. Del resto, se oggi nasci uomo ma un bel giorno decidi di essere una donna, nessuno ti romperà eccessivamente le scatole. Ben diverso, invece, per quelli come noi…

IL PRESAGIO DI HUXLEY

Lo aveva già predetto Aldous Huxley in “Brave New World”, romanzo distopico datato 1932. Anticipazione impressionante di temi di stringente attualità: l’uomo “realizzato in serie”, riproduzione umana del tutto extrauterina, niente più legami affettivi e perdita totale della propria identità: ognuno appartiene a tutti gli altri, meno che a sé stesso. Elementi che ritroviamo nella pratica dell’utero in affitto, nei discorsi che negano la genitorialità, le proprie radici ed il sacrosanto diritto di essere sé stessi (ergo, diversi dagli altri). L’interazione, nel mondo descritto da Huxley, è totalmente assente. E come non pensare, allora, a social, app e derivati? Ci pensiamo eccome. Una società dove il diverso viene annullato, dove sentimenti e peculiarità vengono cancellati a suon di Soma: una sorta di droga antidepressiva che spersonalizza e inebetisce. Un surrogato, quindi. Come l’eccesso di alcool, i vizi sfrenati, le sfide pericolose e i like facili: tutti modi sbagliati per omologarsi, colmando (per finta) vuoti esistenziali.

1984 E 2023

George Orwell, immancabile col suo attualissimo “1984”. Ed un presagio quanto mai attuale: “Addio al tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro…tanti saluti!”. Il tutto, nel libro, è subordinato al volere del Grande Fratello: quello che oggi chiameremmo opinione pubblica, mainstream. E poteri forti, molto forti. Una manipolazione del tempo e nel linguaggio: come i ridicoli asterischi buonisti per evitare distinzioni di genere e quelle atroci storpiature di Boldriniana memoria (avvocata, dottora, ingegnera).

“TREMATE, TREMATE: LE STREGHE SON TORNATE”

La distruzione del bello, del buono, del sano. Lo sanno bene le femministe, che proprio in questi giorni hanno dato fiato alle loro surreali idiozie: patriarcato, uomo colpevole, maschio assassino. E se “l’estetica è la madre dell’etica”, le femministe sono capaci di uccidere anche lei: a suon di urla, violenza e oscenità. Un invito alla virilizzazione (pericolosissima oltre che sgradevole) della donna: l’uomo è il nemico. E se siamo “tutti uguali”, come dicono, l’uomo sarà sempre meno uomo e la donna, sempre meno donna. È questo ciò che vogliono. Un mondo indistinto ed inevitabilmente squilibrato: il punto d’incontro perfetto sta proprio nei diversi che si compensano, che si arricchiscono, che armoniosamente si integrano. Ma quello delle femministe è lo stesso mondo delle baby bulle, nuovo fenomeno sociale. Ragazzine che simulano la prestanza fisica del maschio, che perpetrano un modello di “donna” violenta, pericolosa, aggressiva. Cambiano le vittime, ma il modus operandi rimane lo stesso: colpire e fare male “come sanno fare i maschi”. Questo, ovviamente, a detta loro. La guerra dei ruoli, la competizione fra i sessi, rappresentano i semi cattivi di frutti malsani. A noi non piace affatto tutto ciò. E, no! Non siamo sbagliati. Siamo semplicemente diversi.

C’È STATO ANCHE UN FILM CHE…

C’è stato anche un film anticipatore, visionario: “L’invasione degli ultracorpi”, datato 1956. Umani sostituiti da corpi identici ma privi dell’anima. Persone che, da vive, vengono imbalsamate per dare vita a cloni, apparentemente perfetti: solo carne, niente spirito. Tutti uguali, quindi. Tutti “vuoti” e senza umanità. Non c’è spazio per il diverso, nel film. Esattamente come non c’è posto, per il diverso, nella nostra attuale realtà. Una epidemia che infetta e poi isola: “L’invasione degli ultracorpi” riporta inevitabilmente al covid, ai suoi danni, alle sue conseguenze. Il lockdown come anticipazione, antipasto amarissimo della vita del futuro: rapporti umani inesistenti, quotidianità a portata di app. Cancellazione del tuo spazio, del tuo tempo, del tuo Io.

AL NOSTRO “CANTO LIBERO”

Se sei donna e sogni una famiglia, tutta tua, dei figli ed un uomo da amare non sei sbagliata: sei diversa. E se al lui, che tu ami, prepari il caffè o impasti biscotti, presti ascolto ed attenzioni, no: tu non sei sbagliata, tu sei diversa. Se sei uomo e sogni una vita dove non ci sia spazio per nottate mondane innaffiate da fiumi di frivolezze e champagne, sì: sei diverso, ma non sei sbagliato. Agli uomini e alle donne che si rispettano e si amano, che si sentono un po’ fuori luogo in questo mare di violenze ed idiozie, diciamo: “No! Voi non siete, non siamo sbagliati. Siete, siamo, semplicemente e legittimamente, diversi”. Proseguiamo, allora, il nostro “canto libero”. Ma libero per davvero.

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1 commento

Ste 5 Dicembre 2023 - 9:25

Di Chiara Soldani ho letto molti articoli (da quando scriveva per il pn, anni fa) ma questo è eccezionale. Ogni essere umano dotato di neuroni funzionanti e sana coscienza non può che condividerlo.. anzi di più, non può che riconoscersi in pieno, un po’ come succede quando si legge un romanzo e ci si ritrova catapultati con la mente nell’ambiente descritto. In quest’epoca di imperante femminismo matto, tanto ridicolo quanto pericoloso (ma fosse solo il femminismo), dove la trovo una Soldani da amare, sposare e con la quale affrontare la realtà fuorviante che.. ahinoi.. ci circonda?!

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