Il significato tradizionale delle fiabe

da Flavio Ferraro

C’è un aspetto, nell’azione antitradizionale portata avanti dalle forze della sovversione, che sfugge talvolta anche a coloro che più tenacemente stanno resistendo a questo attacco, il quale mira a distruggere tutto ciò che le civiltà tradizionali consideravano sacro e inviolabile. Certamente queste forze, per raggiungere i loro scopi, si servono di ideologie che ben conosciamo, i cui effetti nefasti sono ormai visibili a chiunque voglia vederli: teoria gender, transumanesimo, femminismo, immigrazionismo, cancel culture sono soltanto alcuni dei tanti volti del Nemico. Eppure tutto ciò, per quanto appariscente, non deve farci trascurare un’altra strategia perpetrata dalle forze antitradizionali, decisamente poco appariscente ma non per questo meno distruttiva. Ci riferiamo all’opera di contraffazione dei simboli tradizionali, cioè di quegli archetipi o immagini eterne che ritroviamo in tutte le tradizioni spirituali, nei miti e nelle fiabe di tutti i popoli.

Ora, riguardo alle fiabe, è noto che il loro significato sia eminentemente metafisico e che esse esprimono in modo accessibile ed efficace quelli che sono i simboli della Sophia Perennis; autori come A. K. Coomaraswamy e Cristina Campo, tra gli altri, ci hanno mostrato quale abissale profondità si celi in esse. E quale immenso patrimonio rappresentino: l’albero, il ponte, la spada, il bosco, il drago, la mela avvelenata, i nani, le streghe e i giganti sono solo alcuni degli elementi che ricorrono nelle fiabe e che incarnano altrettanti princìpi o idee di origine metafisica, adattati in una forma facilmente comprensibile al popolo. Popolo che poi li avrebbe tramandati oralmente di generazione in generazione, assicurandone al contempo l’integrità e la sopravvivenza. 

Ebbene, dopo quanto si è detto, come possiamo stupirci che anche questo immenso deposito sapienziale sia minacciato dalle forze della sovversione? È notizia recente, ad esempio, che la Disney sta lavorando alla versione live action del cartone animato Biancaneve, in origine ispirato alla celeberrima fiaba dei fratelli Grimm, ma che nella nuova versione verrà reso conforme ai dogmi dell’ideologia woke. Il film, atteso nelle sale nel marzo del 2024, vedrà i sette nani trasformati in «creature magiche», ognuna delle quali apparterrà a etnie e generi differenti, per «evitare di rafforzare gli stereotipi» e prevenire così ogni possibile accusa da parte dei censori del politically correct; il ruolo della protagonista, va da sé, sarà interpretato da un’attrice di origini colombiane, Rachel Zegler, mentre i panni della malvagia regina verranno vestiti da Gal Gadot, un’attrice caucasica, sulla scia di una consuetudine ormai invalsa nelle produzioni hollywodiane, che vede i personaggi positivi interpretati sempre da attori e attrici di colore, mentre quelli negativi sono affidati a interpreti rigorosamente bianchi, in ossequio all’ideologia – sedicente – antirazzista e a movimenti come Black Lives Matter. Come se già non bastassero questi stravolgimenti, a dir poco grotteschi, si è scelto di escludere dalla storia un personaggio fondamentale, ovvero il principe azzurro: una decisione che naturalmente obbedisce ai diktat del femminismo androfobo, secondo il quale sarebbe stato sessista, oltre che un riprovevole retaggio patriarcale, lasciare che la fanciulla – caduta in un sonno mortale dopo aver assaggiato la mela avvelenata – venisse salvata da un uomo, il quale per giunta l’avrebbe baciata senza il suo consenso…

Dunque cosa rimane, nella versione ‘progressista’ di Biancaneve, di tutti quei simboli che costellano la trama originale della fiaba? Simboli che, ripetiamo, sono gli stessi che ritroviamo nei Libri sacri, nelle mitologie e nel folklore di tutte le civiltà antiche e che sono stati il patrimonio comune dell’intera umanità, prima che l’avvento della modernità cominciasse la sua implacabile opera di distruzione, sempre sotto la guida delle forze antitradizionali […]

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