Napoleone contro Napoleone: consigli (ragionati) per la visione del nuovo film di Ridley Scott

da Fausto Andrea Marconi

Il 23 novembre è uscito nelle sale la nuova fatica del regista americano Ridley Scott, già autore di capolavori come Il gladiatore e Blade runner, dedicata ad una delle figure più emblematiche, travisate e incomprese della storia: Napoleone Bonaparte. Il film, intitolato ‘Napoleon’ e già in odore di Oscar, vedrà il generale còrso interpretato dal pluripremiato attore Joaquin Phoenix. Al di là del valore cinematografico e artistico di una tale opera, ad affascinarci ancora oggi è il senso più recondito del suo soggetto, la sua missione e il suo ruolo nella storia, di difficile comprensione e interpretazione dalla maggior parte delle persone. Chi fu davvero Napoleone Bonaparte? Quale fu il suo ruolo nella storia? la sua azione fu eroica gloria o titanismo? Per sciogliere subito ogni dubbio andiamo dritti al punto: fu titanismo. O meglio, egoismo, perché il vero signore di Napoleone I imperatore dei Francesi fu il suo ego, il suo individualismo sfrenato e la sua continua ricerca di potere, vittoria e di rivalsa.

Napoleone, titano del secolo XIX, fu quel tipo di capo che, come scrisse Evola, «nell’intimo è il superiore che ha bisogno dell’inferiore». Più che un eroe in senso tradizionale, infatti, Bonaparte fu strumento di diffusione inconsapevole della Rivoluzione francese che pose le basi della sua stessa ascesa. Egli fu agito, più che agente, strumento sia del suo ego che dell’epidemia giacobina. Ed è proprio nella sua relazione con la massa informe della plebaglia parigina e della plebe francese che Napoleone trovò la sua quintessenza ed il suo ruolo nella storia. Egli, infatti, più o meno inconsapevolmente, propagandò le idee giacobine, borghesi, materialistiche e sovversive dalla rivoluzione del 1789 in tutta Europa. Non è un caso, dunque, che il suo cognome – grazie anche all’opera del nipote Napoleone III – divenne poi sinonimo di despotismo popolare. Proprio come Napoleone, scrive Evola in Gli uomini e le rovine: «Il capo bonapartista può essere considerato come la quintessenza del tipo democratico; nel suo despotismo, è come se il popolo onnipotente guidasse sé stesso e disciplinasse sé stesso»

Osannato da molti, disprezzato da tanti altri, Napoleone Bonaparte fu fedele sempre e solo a sé stesso; e per rimanere a sé fedele visse nella più completa ambiguità. è  questo uno dei motivi che rendono la sua figura così affascinante e al contempo di difficile interpretazione e comprensione: da alcuni è considerato come un nazionalista conservatore, uno sciovinista francese, da altri come un retrogrado – nel 1802 ristabilì la schiavitù abolita dalla Costituzione repubblicana nel 1794 – le femministe francesi al bicentenario della sua morte (5 maggio 2021) lo hanno tacciato di essere uno dei più grandi misogini della storia, mentre altri lo considerano un restauratore dell’ordine imperiale in Francia. Ma Napoleone Bonaparte non fu niente di tutto ciò, bensì al contempo tutto il contrario di tutto: da giovane fu indipendentista còrso, poi rivoluzionario convinto, represse i moti antirivoluzionari e combatté contro le monarchie europee per poi autoincoronarsi imperatore nel 1804 dopo il colpo di stato del 18 Brumaio. Proprio come la sua auto-incoronazione, Napoleone non aveva Dio o altri padroni al di sopra di sé stesso e del suo ego. La nascita dell’impero francese e la fine della repubblica rivoluzionaria non furono un ritorno all’Europa delle monarchie tradizionali, ma piuttosto il culmine del processo distruttore dei moti rivoluzionari iniziati nel 1789. Il dominio imperiale napoleonico non fu, infatti, un Impero nel senso tradizionale del termine, ovvero basato su un centro spirituale superiore, ma piuttosto il primo impero borghese, un dominio personale che non sopravvisse alla prima grande sconfitta del suo creatore. Napoleone in questo fu profeta di sé stesso se la frase attribuitagli «Gli uomini di genio sono meteore destinate a bruciare per illuminare il loro secolo» è da considerarsi veritiera.

La sua vicenda fu proprio quella di una meteora inarrestabile, capace di consumare con il suo fuoco e il suo calore tutto ciò che ebbe a toccare, per poi finire per spegnersi in poco tempo e perdere ogni ardore. Il diritto alla corona imperiale di Napoleone si basava solamente sulle sue (geniali) vittorie militari, sul sostegno dell’esercito e sulla devozione del popolo francese che, superata l’ubriacatura sanguinaria della repubblica della ghigliottina e del terrore, aveva scordato ogni supposto afflato alla libertà, all’uguaglianza e alla fraternità, per lanciarsi nella conquista dell’Europa. Non vi era, dunque, nessun diritto divino, nessun potere legittimante superiore, nessuna legalità politica nella sua elezione a monarca, se non la soddisfazione del suo immenso ego […]

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