Europa: limbo o inferno?

da Enzo Pennetta

Era il 2000, l’Euro già esisteva ma ancora circolavano le Lire, intorno all’idea di Europa c’era un clima positivo ma in pochi si rendevano conto che di ciò che sarebbe veramente accaduto. Dal punto di vista tecnico non era stato detto nulla: la nuova moneta veniva vissuta con un sentimento alimentato quasi esclusivamente sul piano emotivo e a nessuno era stato spiegato cosa veramente fosse una ‘moneta unica’ e cosa avrebbe comportato per noi la sua adozione al posto della Lira. 
Esiste una falsa citazione di Romano Prodi che ancora oggi circola. In una occasione non precisata egli avrebbe detto «con l’Euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più», una frase della quale non si trova traccia in articoli di giornale e tantomeno in pubblicazioni ufficiali. Quella frase, però, può essere ritenuta, in un certo senso, autentica se considerata come espressione di fantasia ma effettivamente rappresentativa delle aspettative di molti cittadini europei.

Ma, mentre quella frase – che non è stata mai pronunciata – è entrata a far parte dell’immaginario collettivo, pochi ricordano una frase autentica pronunciata da Bettino Craxi nel corso di una famosa intervista da Hamamet nel 1997: «Si presenta l’Europa come una specie di paradiso terrestre… nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno». Craxi in quel momento era già in esilio e ‘opportunamente’ tagliato fuori da ogni possibilità di influire sulla vita politica italiana. 

Dunque la narrazione copriva completamente il dibattito, gli italiani pensavano a quanto sarebbe stato bello viaggiare per il continente europeo senza più dover cambiare le lire in Franchi o Marchi e poi, presi da un sentimento autorazzista, gli stessi italiani, che tutti sapevano essere indisciplinati, adesso sarebbero stati finalmente obbligati a comportarsi bene come i nord-europei  erano usi fare. 

La UE sarebbe arrivata insieme al nuovo millennio, uno spartiacque che, anche psicologicamente, era la linea di demarcazione tra passato e futuro, tra un prima e un dopo irrimediabilmente disgiunti; il segno tangibile di questa rottura irreversibile col passato sarebbe stata infine l’introduzione della moneta unica: la sostituzione delle banconote in Lire con quelle in Euro fu il vero momento in cui ci accorgemmo che qualcosa era definitivamente cambiato. Lo stato d’animo del passaggio di millennio rese forse più accettabile rinunciare a certe eredità di un passato che, pur con tutti suoi problemi, per noi era stato pieno di opportunità e benessere: l’idea che permetteva di non guardare indietro era quella di andare verso una situazione sicuramente migliore. 

Presto sarebbe arrivata però la realtà a presentare il conto: un deprezzamento  del potere di acquisto degli stipendi, tanto brusco quanto ignorato dai media,i fu la prima conseguenza dell’Euro. L’Unione Europea si dimostrò tutt’altro che una unione tra pari: esisteva uno stato leader e a seguire una gerarchia di gregari, la Germania sopra tutti e il resto a spartirsi gli altri ruoli. Dopo la riunificazione delle due Germanie, che aveva fornito alla ex Repubblica Federale Tedesca una specie di colonia interna con manodopera a basso costo, si era costituito un gigante industriale ed economico dominante; l’Euro somigliava sempre più a un Marco svalutato imposto all’Italia, che invece si trovava a gestire la propria economia con una moneta troppo rivalutata che la metteva in difficoltà sui mercati internazionali. Come ricordava Mario Monti in una famosa intervista alla CNN nel 2013, per fronteggiare la situazione creata dall’Euro in Italia si stava procedendo con un’azione drammatica e cioè «distruggendo la domanda interna» per abbassare i prezzi e dirigere la produzione verso le esportazioni, in primo luogo proprio verso la Germania. Dopo la nascita della UE, l’Europa vedeva dunque una Germania dominante su un Sud-Europa destinato a fornire manodopera e produzioni a basso costo, qualcosa di non molto diverso dai programmi della Germania degli anni Trenta […]

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento