Beato quel popolo che non ha bisogno di super-eroi

da FUOCO

Viviamo in tempi di grandi sconvolgimenti, ove la vita – per come la conoscevamo e per quanto potesse essere non particolarmente entusiasmante – negli ultimi anni è molto cambiata. Abbiamo visto e ascoltato tutto e il contrario di tutto, siamo stati – e lo siamo tuttora – letteralmente assediati da (false) informazioni, immagini, narrazioni di comodo, propaganda, un clima psichico e una valanga di fango comunicativa alla quale siamo quotidianamente sottoposti e dalla quale è possibile sottrarsi staccando la spina: allontanarsi dal mondo freneticamente infernale, al fine di riaccendere il cervello e risvegliare il cuore. 

Tuttavia, sappiamo che la lontananza cui alludiamo, prima ancora che spaziale, è ideale e attitudinale, giacché noi di Fuoco ci siamo presi una responsabilità e, per quanto il mondo contemporaneo non ci corrisponda perché maleodorante di falsità e individualismo, al suo interno dobbiamo viverci, continuando a testimoniare e vivificare un messaggio e una visione alternativa.

Pensavamo di aver visto molto negli ultimi anni, ma eravamo degli illusi, considerato che tutte le possibilità, anche le più inimmaginabili, si debbono manifestare fino al loro definitivo compimento. Prima il virus e poi la guerra, ma soprattutto i loro annessi e connessi, hanno palesato il volto di un mondo orwelliano in cui le briglie del controllo del pensiero devono essere strette, molto strette. Nuove figure sono diventate protagoniste e, grazie alla sovraesposizione indotta attraverso i media e i nuovi stili di vita, abbiamo fatto i conti con cosa significhi addomesticare l’uomo, livellando e annullando qualsiasi sua minima facoltà razionale.   

Eppure, mancava ancora qualcosa da inculcare nell’immaginario collettivo. Così, la grande fabbrica della manipolazione è entrata a gamba tesa anche nel mondo della fantasia, quello che, sul piano pedagogico, svolge una fondamentale funzione equilibratrice nella dimensione psichica, in primis, del bambino. E così, assistiamo agli incredibili stravolgimenti che, in nome dell’inclusione e del politicamente corretto – sì, è vero, ci ha rotto le palle questa espressione ma al momento resta la più esatta – ma, anche quale conseguenza della cancel culture e della ideologia woke, invadono il cinema fantastico o di animazione: dagli Hobbit probabilmente originari del Congo – splendido paese e gente meravigliosa, ma non è questo il punto –, alla Fata Madrina di Cenerentola che un tempo era l’anziana signora del ‘Bidibi bodibi bu’, mentre ora è un omone di colore e molto gaio che non osiamo pensare quale formula magica pronunci. Oppure, che dire della Bella che prima era solo addormentata e ora, svegliandosi, si è ritrovata lesbica o del Pinocchio ermafrodito, o ancora della svolta arcobaleno della Disney, la quale nei mesi scorsi ha annunciato che il 50% dei suoi personaggi apparterrà al mondo LGBT? Insomma, prepariamoci a (non) vedere Pipp*, Plut* e Topolin* alle prese con l’omofoba Banda Bassotti e Legolas che lancerà frecce agli orchi alfa sopra un tacco dodici: l’importante è che il protagonista o l’eroe di turno siano perfettamente conformi e allineati al pensiero dominante. 

Ci si chiede: perché tutto questo? Perché stravolgere, attraverso un’operazione volgarmente revisionista, storie, fiabe, racconti fantastici, film, che nella loro apparente leggerezza – il bene e i buoni vincono sempre contro i cattivi e il male – si sono tramandati serenamente di generazione e generazione, senza per questo allevare masse di rozzi e intolleranti razzisti ed omofobi? La risposta è scontata, considerato che ormai è in atto da tempo la violenta opera di resettaggio del pensiero che ha colpito ogni livello, fino a spingersi senza scrupoli all’indottrinamento – gender, ad esempio – nelle scuole. 

Mettiamoci l’anima in pace e non andiamo a leggerle o a vederle queste nuove storie, dove è ormai perduto l’originario e originale messaggio educativo di cui si fa portatore l’eroe, il migliore di tutti, colui che grazie a doti straordinarie e alla collaborazione di forze superiori riesce a far trionfare la verità e la giustizia, oppure di cui è esempio la Compagnia, unita da una non comune amicizia e fraternità necessaria per realizzare l’impresa. La funzione pedagogica e verticale di costoro è spogliata completamente, poiché alla nuova narrativa ufficiale non interessa evidenziare il senso del dovere e del valore, il coraggio e la nobiltà d’animo che da millenni ha contraddistinto i miti e gli eroi, visto che questi ultimi servono solamente in quanto paladini dei nuovi e dominanti diritti.

Se per secoli – e ancor di più nelle società tradizionali – il mito è stato un racconto sacro che ha spiegato la verità in forma allegorica conferendo il giusto orientamento alle azioni dell’uomo e se per secoli le stesse fiabe, con il loro immaginario fantastico, hanno educato i bambini ad affrontare le paure, la contemporanea diavoleria – di ciò si tratta – ha ritenuto di colpire fin da subito il percorso formativo delle nuove generazioni, inquinandolo di caramellata fluidità e di candito buonismo.     

Non arrendiamoci: continuiamo a combattere un Sistema che ci vuole omologati a ogni costo, impegnandoci a rimarcare, raccontare, far conoscere l’incredibile pantheon di eroi e di miti che dall’antichità classica, passando per il medioevo, le grandi guerre e fino ai giorni nostri, ha fornito esempi straordinari, veri e propri fari per guidare l’uomo nel difficile percorso esistenziale. E non cadiamo nell’errore di voler essere necessariamente politicamente scorretti; anzi, per certi versi, dimentichiamoci proprio questa abusata espressione: il Sistema, infatti, è talmente capace di assorbire e neutralizzare quello che può sembrare apparentemente un modo controcorrente e anticonformista, trasformandolo invece in un’alternativa cassa di risonanza del messaggio che vuole trasmettere. 

Lo stile di vita e l’esempio, l’appartenenza a una visione del mondo e l’identità di un modo di essere, aspirare all’eroismo con spirito di abnegazione, coraggio e umiltà, devono essere la guida nell’opera di testimonianza e di tramandamento che, con intelligenza, abbracci ogni livello, operando anche sottotraccia se necessario, purché l’azione sia incisiva, costante, duratura. 

A proposito, noi di Fuoco siamo sempre stati convinti di quanto affermato da G. K. Chesterton: «Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi». A questo servono le fiabe, a diventare grandi.

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